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DAPAROX

Principio attivo: PAROXETINA, PAROXETINA MESILATO · ATC N06AB05 · BB FARMA S.R.L.

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Principio attivo: PAROXETINA, PAROXETINA MESILATO
Forma farmaceutica: Gocce orali, soluzione
Dosaggio: 33.1 mg/ml GOCCE ORALI, SOLUZIONE
Via di somministrazione: ORALE
Titolare AIC: BB FARMA S.R.L.
Codice ATC: N06AB05
Regime di fornitura: Soggetto a Prescrizione Medica
Foglietto ufficiale AIFA: Consulta sulla Banca Dati Farmaci AIFA
Medicinali equivalenti con lo stesso principio attivo
Questi medicinali contengono lo stesso principio attivo e possono essere usati come alternative, dopo il consiglio del farmacista:
· PAROXETINA AUROBINDO - AUROBINDO PHARMA (ITALIA) S.R.L.
· PAROXETINA MYLAN GENERICS - MYLAN S.P.A.
· PAROXETINA MYLAN PHARMA - MYLAN S.P.A.
· PAROXETINA DOC - DOC GENERICI SRL
· PAROXETINA ALMUS - ALMUS S.R.L.
· PAROXETINA ALMUS PHARMA - ALMUS S.R.L.
· PAROXETINA EG - EG S.P.A.
· PAROXETINA EG STADA - EG S.P.A.
· DAPAROX - GMM FARMA S.R.L.
· PAROXETINA DOC GENERICI - DOC GENERICI SRL
· PAROXETINA ZENTIVA ITALIA - PHARMACARE S.R.L.
· PAROXETINA TEVA ITALIA - TEVA B.V.
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Rimborsabilita: Rimborsabile SSN - fascia A - A TOTALE CARICO DEL SSN.

A cosa serve questo medicinale?

La paroxetina appartiene al gruppo di medicinali noti quali inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) che sono farmaci antidepressivi.

Daparox viene utilizzato nel trattamento di:

• Depressione (episodio di depressione maggiore)
• Disturbo ossessivo compulsivo (ripetizione ossessiva di pensieri e/o azioni)
• Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia (p.e. forte paura di uscire di casa,
entrare nei negozi, o paura dei luoghi pubblici)
• Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale (forte paura o desiderio di evitare le situazioni di

interazione sociale giornaliere)
• Disturbo d’ansia generalizzata (sensazione generalizzata di forte ansia o eccessivo
nervosismo)
• Disturbo da stress post-traumatico (stato di ansia legato al rivivere un evento

traumatico).

Cosa deve sapere prima di usarlo

Non prenda Daparox:
• Se è allergico alla paroxetina o ad uno qualsiasi degli altri componenti di
questo medicinale (elencati al paragrafo 6).
• Se assume alcuni farmaci utilizzati nel trattamento della depressione o del morbo
di Parkinson (definiti inibitori della monoamino-ossidasi (IMAO)).

Può iniziare ad assumere la paroxetina solo se siano trascorsi almeno 14 giorni dall’interruzione dell’utilizzo di IMAO irreversibili (quali isocarboxazide e fenelzina).

Se assume un IMAO reversibile (come moclobemide, linezolid, blu di metilene (metiltioninio cloruro)) deve attendere almeno 24 ore prima di iniziare a prendere paroxetina. Al contrario, deve aspettare almeno 7 giorni dall’interruzione dell’assunzione di paroxetina, prima di iniziare a prendere un IMAO. • Se assume un determinato farmaco (tioridazina) usato nel trattamento di gravi

malattie mentali, come le psicosi (vedere anche il paragrafo 2, “Altri medicinali e Daparox”). • Se assume un determinato farmaco antipsicotico (pimozide) (vedere il paragrafo 2, “Altri medicinali e Daparox”).

Avvertenze e precauzioni Si rivolga al medico o al farmacista prima di prendere Daparox.

• Se assume alcuni farmaci utilizzati nel trattamento della depressione severa o del
morbo di Parkinson (IMAO).
Non deve assumere paroxetina contemporaneamente. Il suo medico le
comunicherà quando iniziare il trattamento con paroxetina una volta terminata
l’assunzione di questi IMAO (vedere paragrafo 2, “Non prenda Daparox” e
paragrafo 2, “Altri medicinali e Daparox”).
• Se avverte irrequietezza, iperattività o impossibilità di sedersi o stare immobile
(acatisia). Ciò è più probabile che accada entro le prime settimane di trattamento.
Ove manifesti tali sintomi, non esiti a contattare il suo medico. Infatti, in tali casi,
l’aumento della dose può risultare dannoso.
• Se manifesta una determinata sindrome (sindrome serotoninergica). Tale sindrome
è caratterizzata da una combinazione di sintomi, quali: (estrema) agitazione,

confusione, irritabilità, visione di cose che non esistono nella realtà (allucinazioni), sudorazione, tremori o brividi, riflessi accentuati, improvvisa comparsa di spasmi muscolari (mioclono), incremento della temperatura corporea o indolenzimento (vedere il paragrafo 2, “Altri medicinali e Daparox”). Ove intervengano alcuni di

questi sintomi contemporaneamente, contatti immediatamente il suo medico ed
interrompa il trattamento con paroxetina.
• Se ha sperimentato (periodi di) estrema euforia o sovraeccitamento, con conseguente
comportamento inusuale (mania). Ove si presenti una fase maniacale, è necessario
sospendere il trattamento con paroxetina.
• Se manifesta problemi epatici o gravi problemi renali. È necessario un

aggiustamento del dosaggio da parte del suo medico.
• Se è affetto da patologie cardiovascolari.
• Se ha un’anomalia del tracciato cardiaco nell’elettrocardiogramma (ECG) noto

come intervallo QT prolungato.
• Se ha una storia familiare di prolungamento QT, patologie cardiache quali
insufficienza cardiaca, bassa frequenza cardiaca o livelli bassi di potassio o di
magnesio.
• Se è affetto da diabete. Il trattamento con paroxetina potrebbe alterare i livelli
glicemici, per cui si richiede uno stretto monitoraggio. Potrebbe rendersi necessario

modificare il dosaggio di insulina e/o di altri farmaci antidiabetici orali. • Se soffre o ha sofferto in passato di epilessia o crisi. La paroxetina può provocare crisi convulsive, quindi si richiede dal medico particolare cautela. Se manifesta crisi convulsive deve contattare immediatamente il suo medico. Potrebbe rendersi necessario interrompere il trattamento con paroxetina.

• Se è stato sottoposto a terapia elettroconvulsivante (ECT). Le esperienze cliniche sulla somministrazione concomitante di paroxetina con ECT sono limitate, quindi si richiede particolare cautela da parte del suo medico.

• Se soffre o ha sofferto di pressione intraoculare elevata (glaucoma). La paroxetina
può causare dilatazione eccessiva delle pupille (midriasi), con conseguente possibile
incremento della pressione all’interno del bulbo oculare. Il suo medico deve prestare
particolare cautela.
• Se è un paziente anziano, utilizza altri farmaci o presenta problemi epatici
(cirrosi), in conseguenza dei quali è a rischio elevato di una riduzione dei livelli

ematici di sodio. La paroxetina può abbassare i livelli ematici di sodio, con conseguente sensazione di debolezza ed affaticamento. Ove ciò accada, consulti il suo medico. • Se manifesta un incremento della tendenza alle emorragie o sta assumendo farmaci che potrebbero determinare un aumento del rischio di emorragie, o se è in corso una

gravidanza (vedere “Gravidanza, allattamento e fertilità”). La paroxetina può causare emorragie anormali, quindi si richiede particolare cautela da parte del suo medico (vedere il paragrafo 2, “Altri medicinali e Daparox”). • Se vuole smettere di prendere la paroxetina. Potrebbe manifestare sintomi da sospensione, soprattutto in caso di brusca interruzione (vedere paragrafo 3, “Se

• interrompe il trattamento con Daparox”). Consulti il medico prima di interrompere il trattamento con paroxetina. Pensieri suicidi e aggravamento della sua depressione o del disturbo d’ansia. Se lei è depresso e/o soffre di disturbi d’ansia può a volte avere pensieri di farsi del male o di togliersi la vita. Questi pensieri possono essere più frequenti la prima volta che inizia a prendere antidepressivi, in quanto tutti questi medicinali impiegano del tempo per agire, di solito circa due settimane ma a volte più a lungo.

Lei può avere con maggiore probabilità questo tipo di pensieri se: − ha avuto in precedenza pensieri di togliersi la vita o farsi del male

− è un giovane adulto. Informazioni provenienti da studi clinici hanno mostrato un aumentato rischio di comportamento suicidario negli adulti di età inferiore ai 25 anni con disturbi psichiatrici e trattati con antidepressivi.

In qualsiasi momento lei abbia pensieri di farsi del male o di togliersi la vita, contatti il suo medico o vada direttamente in ospedale.

Lei può trovare utile dire che soffre di depressione o di disturbo d’ansia ad un amico o ad un parente e chiedere loro di leggere questo foglio. Può chiedere loro di dirle se pensano che la sua depressione o ansia stiano peggiorando, o se siano preoccupati relativamente ai

cambiamenti del suo comportamento.

Medicinali quali Daparox (i cosiddetti inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina

(SSRI)) possono causare sintomi di disfunzione sessuale (vedere paragrafo 4). In alcuni casi, si è osservata la persistenza di questi sintomi dopo l’interruzione del trattamento.

Bambini e adolescenti Normalmente la paroxetina non deve essere assunta da bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. È inoltre opportuno sapere che, in caso di assunzione di questa classe di

medicinali, i pazienti al di sotto di 18 anni di età presentano un rischio aumentato di effetti indesiderati quali tentativi di suicidio, ideazione suicida e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera). Malgrado quanto sopra, il vostro medico può prescrivere la paroxetina a pazienti di età inferiore ai 18 anni, se lo ritiene strettamente necessario. Se il vostro medico ha prescritto la paroxetina ad un paziente di età inferiore ai 18 anni e desiderate avere maggiori informazioni, ricontattate il vostro medico.

Sarà opportuno informare il vostro medico se uno dei sintomi di cui sopra compare o peggiora nel corso dell’assunzione di paroxetina da parte di un paziente di età inferiore ai 18 anni. Inoltre, gli effetti sulla sicurezza a lungo termine della paroxetina relativi alla crescita, alla

maturazione ed allo sviluppo cognitivo e comportamentale non sono ancora stati dimostrati.

Altri medicinali e Daparox Informi il medico o il farmacista se sta assumendo, ha recentemente assunto o potrebbe assumere qualsiasi altro medicinale.

Altri farmaci potrebbero essere influenzati dalla paroxetina, o potrebbero influenzare gli effetti della paroxetina. La paroxetina può interagire con:

• Farmaci usati nel trattamento di forme di depressione o del morbo di Parkinson

(IMAO quali moclobemide o isocarboxazide), alcuni integratori alimentari (Ltriptofano), alcuni farmaci utilizzati nel trattamento dell’emicrania (triptani, come sumatriptan, almotriptan), alcuni analgesici (tramadolo, buprenorfina, petidina), farmaci utilizzati nel trattamento delle infezioni (linezolid), un agente evidenziatore preoperatorio (blu di metilene), altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI, quali fluoxetina, sertralina), alcuni farmaci utilizzati nel

trattamento di certe condizioni psichiatriche (litio, risperidone) un determinato
farmaco utilizzato nel trattamento del dolore cronico o nell’anestesia (fentanil) e
Iperico o Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum), rimedio naturale contro la
depressione. L’utilizzo concomitante di questi farmaci può portare all’insorgenza di
una sindrome serotoninergica (vedere paragrafo 2, “Non prenda Daparox” e
“Avvertenze e precauzioni”).
• Buprenorfina combinata con naloxone nel trattamento sostitutivo per la dipendenza da
oppioidi.
• Alcuni farmaci utilizzati nel trattamento di psicosi (pimozide). Studi che hanno
indagato sull’utilizzo contemporaneo di paroxetina e pimozide hanno dimostrato

come, nei casi di assunzione contemporanea, la paroxetina possa determinare un incremento dei livelli ematici di pimozide. Poichè la pimozide può provocare gravi effetti indesiderati, come battito cardiaco irregolare, non deve assumere paroxetina insieme a pimozide (vedere paragrafo 2, “Non prenda Daparox”).

• Inibitori enzimatici, come farmaci utilizzati nel trattamento della depressione (clomipramina). È probabile che il suo medico decida di prescrivere un dosaggio inferiore rispetto a quello abituale. Se sta per assumere paroxetina insieme ad induttori enzimatici (come carbamazepina, rifampicina, fenobarbital e fenitoina) solitamente non è necessaria una dose di partenza inferiore ed il medico aggiusterà le dosi successive in base agli effetti del farmaco.

• I miorilassanti usati in anestesia come il mivacurium e il suxametonio possono avere
la loro azione miorilassante prolungata a causa dell'interazione con la paroxetina.
• La combinazione di alcuni farmaci usati per il trattamento dell’infezione da Virus da

Immunodeficienza Umana (HIV) (fosamprenavir e ritonavir). • Un determinato farmaco, utilizzato nel trattamento del morbo di Parkinson (prociclidina). Può determinarsi un potenziamento dell’efficacia, oltre che degli effetti indesiderati della prociclidina. Se presenta effetti indesiderati, quali bocca secca, visione annebbiata, stipsi e problemi di svuotamento della vescica (ritenzione urinaria), potrebbe essere necessario consultare il medico, per un’eventuale riduzione

del dosaggio di prociclidina.
• Alcuni farmaci utilizzati nel trattamento dell’epilessia (anticonvulsivanti, come sodio
valproato). Anche se non è stato dimostrato un effetto diretto, è necessario che il suo
medico presti particolare cautela nel prescrivere la paroxetina a pazienti epilettici.
• Farmaci che vengono sottoposti a distruzione ad opera dei medesimi enzimi epatici
che metabolizzano la paroxetina. Esempi in questo senso sono: alcuni farmaci usati

nel trattamento della depressione (antidepressivi triciclici, come nortriptilina e desipramina), alcuni farmaci utilizzati nel trattamento di gravi malattie mentali, come le psicosi (perfenazina, tioridazina e risperidone), un determinato farmaco

utilizzato per trattare bambini affetti da ADHD (atomoxetina), alcuni farmaci utilizzati nel trattamento del battito cardiaco irregolare (come flecainide e propafenone), un determinato farmaco utilizzato nel trattamento del dolore toracico (angina pectoris) e della pressione arteriosa elevata (metoprololo), un determinato farmaco utilizzato nel trattamento del colesterolo alto (pravastatina) e alcuni farmaci utili nel trattamento di gravi malattie mentali o nausea e vomito (fenotiazine). Può

verificarsi un potenziamento dell’efficacia e degli effetti indesiderati di questi farmaci. Paroxetina e tioridazina non devono essere assunte insieme, per il rischio di gravi effetti indesiderati, come irregolarità del ritmo cardiaco e morte improvvisa (vedere paragrafo 2, “Non prenda Daparox”). • Alcuni farmaci per la prevenzione della coagulazione del sangue (anticoagulanti,

come acenocumarolo, fenprocumone). Può verificarsi potenziamento dell’efficacia e degli effetti indesiderati di questi farmaci ed incremento del rischio di emorragia. Il medico dovrà monitorarla più intensamente e potrebbe essere necessario aggiustare il dosaggio degli anticoagulanti (vedere paragrafo 2, “Avvertenze e precauzioni”). • Un determinato farmaco utilizzato nel trattamento del cancro al seno o problemi di

•
fertilità (tamoxifene).
Farmaci che incrementano il rischio di emorragia. Esempi in tal senso sono: alcuni
farmaci utili nel trattamento di gravi malattie mentali o di nausea e vomito
(fenotiazine, come clorpromazina, perfenazina), un determinato farmaco usato nel
trattamento della schizofrenia (clozapina), certi farmaci utilizzati nel trattamento della
depressione (antidepressivi triciclici), l’acido acetilsalicilico, farmaci che
combattono il dolore e l’infiammazione (FANS, come ibuprofene o inibitori della
COX-2, come rofecoxib, celecoxib) (vedere paragrafo 2, “Avvertenze e
precauzioni”).
• alcuni medicinali usati per ridurre la quantità di acido nello stomaco (come

cimetidina o omeprazolo).

Daparox con cibi, bevande e alcool Deve essere evitata l’assunzione contemporanea di alcool e paroxetina.

Gravidanza, allattamento e fertilità Se è in corso una gravidanza o se sta allattando con latte materno, se sospetta o sta pianificando una gravidanza, chieda consiglio al medico o al farmacista prima di prendere

questo medicinale. Non sono disponibili dati sufficienti per determinare la sicurezza e l'efficacia dell'uso della paroxetina durante la gravidanza. Alcuni studi hanno suggerito un incremento del rischio di difetti cardiaci in bambini le cui madri avessero assunto

paroxetina nei primi mesi di gravidanza. In accordo con il suo medico, potrebbe decidere che la cosa migliore sarebbe passare ad un altro trattamento o interrompere gradualmente l’assunzione di paroxetina durante la gravidanza. Tuttavia, tenuto conto delle sue condizioni, il medico potrebbe suggerire, quale scelta più appropriata per lei, di continuare ad assumere paroxetina. Assicurarsi di comunicare all’ostetrica e/o al medico che si sta assumendo

paroxetina. Se assume Daparox in prossimità del termine della gravidanza può esserci un rischio aumentato di abbondante sanguinamento vaginale poco dopo il parto, specialmente se soffre di disordini emorragici (facilità al sanguinamento). Informi il medico curante o l’ostetrica/o del fatto che sta assumendo Daparox, in modo che possano consigliarle cosa fare.

Quando farmaci come la paroxetina vengono assunti in gravidanza, soprattutto la gravidanza avanzata, nei bambini potrebbe aumentare il rischio di insorgenza di ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN), portando il bambino a respirare

affannosamente e ad apparire cianotico. Tale sintomatologia solitamente si manifesta nelle prime 24 ore dalla nascita. Se ciò accade al suo bambino, contatti l’ostetrica e/o il medico immediatamente. Se ha assunto la paroxetina negli ultimi 3 mesi di gravidanza, il neonato potrebbe presentare altri sintomi che solitamente si manifestano nelle prime 24 ore dalla nascita. I sintomi includono difficoltà nell’addormentamento o nell’alimentazione, difficoltà

respiratorie, cianosi o temperatura corporea instabile, sentirsi male (vomito), pianto costante, rigidità o debolezza muscolare, letargia, tremori, nervosismo o crisi convulsive. Se il suo bambino presenta uno qualsiasi di questi sintomi al momento della nascita ed è preoccupata, chieda consiglio al suo medico o all’ostetrica.

La paroxetina viene escreta nel latte materno in quantità esigue. Se sta assumendo paroxetina, consulti il suo medico prima di cominciare l’allattamento. In accordo con il suo medico, potrebbe decidere che può allattare durante l’uso di paroxetina.

Paroxetina, in studi su animali, ha dimostrato di ridurre la qualità dello sperma. In teoria, ciò potrebbe influenzare la fertilità, ma l’impatto sulla fertilità umana non è stato ancora osservato.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari Non esistono evidenze che la paroxetina influenzi la capacità di guidare o di usare macchinari. Tuttavia, questo medicinale può causare effetti indesiderati (come visione annebbiata, sensazione di capogiri, sonnolenza o confusione). Se presenta uno qualsiasi di questi effetti indesiderati, non si metta alla guida, né usi macchinari, né svolga qualsiasi altra attività che richieda attenzione e concentrazione. Ciò significa che, prima di svolgere

tali attività, deve osservare la sua reazione alla paroxetina.

Daparox contiene lattosio e sodio Se il medico le ha diagnosticato una intolleranza ad alcuni zuccheri, lo contatti prima di

assumere questo farmaco.

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa, cioè essenzialmente "senza sodio".

Come usarlo

Prenda questo medicinale seguendo sempre esattamente le istruzioni del medico o del farmacista. Se ha dubbi consulti il medico o il farmacista.

La paroxetina deve essere assunta preferibilmente al mattino con del cibo. Le compresse vanno inghiottite intere, senza masticare.

La compressa può essere divisa in parti uguali.

La dose raccomandata è:

Episodio di depressione maggiore La dose di partenza raccomandata è una compressa (20 mg di paroxetina) una volta al giorno. In generale, il miglioramento, nei pazienti, inizia dopo una settimana, ma potrebbe divenire evidente più tardi (ad esempio nella seconda settimana). In caso di risposta

inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare la dose, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina), fino ad un massimo di 2 compresse e ½ (50 mg di paroxetina) al giorno. Il suo medico deciderà la durata della terapia, che potrebbe

prolungarsi per più di 6 mesi.

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) La dose raccomandata è di 2 compresse (40 mg di paroxetina) al giorno, con una dose di partenza pari a 1 compressa (20 mg di paroxetina) al giorno. In caso di risposta

inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare gradualmente il dosaggio, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina) fino ad un massimo di 3 compresse (60 mg di paroxetina) al giorno. Il suo medico deciderà la durata della terapia, che potrebbe prolungarsi per alcuni mesi o più a lungo.

Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia La dose raccomandata è di 2 compresse (40 mg di paroxetina) al giorno, con una dose di partenza pari a ½ compressa (10 mg di paroxetina) al giorno. In caso di risposta inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare gradualmente il dosaggio, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina), fino ad un massimo di 3

compresse (60 mg di paroxetina) al giorno. Si raccomanda un dosaggio iniziale basso, per evitare il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico all’inizio del trattamento. Il suo medico deciderà per quanto tempo sarà necessario continuare a prendere le compresse. La durata della terapia potrebbe prolungarsi per alcuni mesi o più a lungo. Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale La dose raccomandata è di 1 compressa (20 mg di paroxetina) al giorno. In caso di risposta inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare gradualmente il dosaggio, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina), fino ad un massimo

di 2 compresse e ½ (50 mg di paroxetina) al giorno. Il suo medico deciderà per quanto tempo sarà necessario continuare a prendere le compresse. La durata della terapia potrebbe prolungarsi per un lungo periodo, durante il quale verrà valutata periodicamente.

Disturbo d’ansia generalizzata

La dose raccomandata è di 1 compressa (20 mg di paroxetina) al giorno. In caso di risposta inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare gradualmente il dosaggio, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina), fino ad un massimo di 2 compresse e ½ (50 mg di paroxetina) al giorno. Il suo medico deciderà per quanto tempo sarà necessario continuare a prendere le compresse. La durata della terapia potrebbe

prolungarsi per un lungo periodo, durante il quale verrà valutata periodicamente.

Disturbo post traumatico da stress

La dose raccomandata è di 1 compressa (20 mg di paroxetina) al giorno. In caso di risposta inadeguata, il suo medico potrebbe decidere di incrementare gradualmente il dosaggio, con aumenti graduali di ½ compressa (10 mg di paroxetina), fino ad un massimo di 2 compresse e ½ (50 mg di paroxetina) al giorno. Il suo medico deciderà per quanto tempo sarà necessario continuare a prendere le compresse. La durata della terapia potrebbe prolungarsi per un lungo periodo, durante il quale verrà valutata periodicamente.

Anziani La dose iniziale raccomandata per i pazienti anziani è la stessa della dose iniziale utilizzata nell’adulto, ma la dose massima non deve superare le 2 compresse (40 mg di paroxetina) al giorno.

Uso nei bambini e negli adolescenti La paroxetina non deve essere assunta da bambini ed adolescenti di età inferiore ai 18 anni (vedere paragrafo 2, “Bambini e adolescenti”).

Pazienti con ridotta funzionalità epatica o renale In caso di alterazione della funzionalità epatica o renale, è necessario un aggiustamento del dosaggio.

Durata del trattamento

Il medico le dirà per quanto tempo dovrà continuare a prendere la paroxetina. In base alle sue condizioni, potrebbe rendersi necessario assumere paroxetina per un lungo periodo. Deve continuare a prendere la paroxetina per un certo tempo, anche una volta scomparsa la sintomatologia, per essere sicuri che essa non si ripresenti. Non interrompa mai il trattamento con paroxetina senza avere consultato il medico. Una brusca interruzione

del trattamento con paroxetina potrebbe provocare sintomi da sospensione, pertanto il dosaggio va ridotto gradualmente (vedere paragrafo 3, “Se interrompe il trattamento con Daparox”).

Se prende più Daparox di quanto deve In caso di sovradosaggio, contatti immediatamente il suo medico o si rechi immediatamente all’ospedale più vicino. Mostri il presente foglio illustrativo e le compresse restanti al suo medico. In aggiunta agli effetti indesiderati noti (vedere paragrafo 4, “Possibili effetti indesiderati”) può manifestare i seguenti sintomi: febbre e contrazioni muscolari involontarie. Se dimentica di prendere Daparox Non prenda una dose doppia di paroxetina per compensare la dimenticanza della dose. Salti la dose dimenticata e prenda la compressa successiva all’ora consueta. Se ha qualsiasi dubbio, consulti il suo medico.

Se interrompe il trattamento con Daparox Non interrompa mai il trattamento con Daparox senza avere consultato il medico e non interrompa mai il trattamento bruscamente, in quanto ciò potrebbe causare sintomi da

sospensione. La sintomatologia che potrebbe presentarsi una volta interrotto il trattamento con paroxetina comprende: capogiri, disturbi sensoriali (sensazione di puntura, di bruciore, di scossa elettrica o ronzio, sibilo, fischio, tintinnio o altri rumori persistenti nelle orecchie (tinnito), ansia, tinnito, disturbi del sonno (inclusi sogni vividi o incubi) e cefalea. Effetti meno comuni includono: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi visivi, percezione forte o accelerata delle

pulsazioni del battito cardiaco (palpitazioni), diarrea ed irritabilità (vedere anche paragrafo 4, “Possibili effetti indesiderati”). Tali sintomi solitamente si manifestano nei primi giorni di interruzione del trattamento,

ma possono presentarsi anche in pazienti che abbiano dimenticato di assumere una dose. I sintomi da sospensione solitamente scompaiono entro due settimane, ma in alcuni pazienti potrebbero presentare maggiore gravità o persistere per un periodo più lungo (2-3 mesi o più a lungo). Se, in accordo con il suo medico, ha deciso di interrompere il trattamento con paroxetina, il dosaggio giornaliero deve essere ridotto gradualmente in alcune settimane o mesi (iniziando con riduzioni graduali di 10 mg a settimana). Deve sempre consultare il

medico prima di ridurre il dosaggio.

Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o al farmacista.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino.

Contatti il medico o si rechi immediatamente in ospedale se manifesta uno dei seguenti effetti indesiderati durante il trattamento.

Effetti indesiderati non comuni (possono interessare fino a 1 persona su 100)

- Emorragie anormali, in particolare contusioni cutanee (ecchimosi e sanguinamenti ginecologici).

Effetti indesiderati rari (possono interessare fino a 1 persona su 1000) - Crisi convulsive, attacchi epilettici (convulsioni)

- Sensazione di irrequietezza ed iperattività con impossibilità di sedersi o stare immobili
(acatisia)
- Bassi livelli ematici di sodio (iponatriemia), prevalentemente in pazienti anziani.

Effetti indesiderati molto rari (possono interessare fino a 1 persona su 10000)

- Reazioni allergiche a paroxetina che possono essere gravi accompagnate da prurito e
eruzione cutanea dolorosa (orticaria) o da una grave reazione con conseguente
rigonfiamento di pelle, gola o lingua, difficoltà respiratorie e/o prurito (angioedema).
Se si sviluppano esantema cutaneo rosso e granulare, gonfiore delle palpebre, del viso,
delle labbra, della bocca o della lingua, se sente prurito o ha difficoltà a respirare
(respiro corto) o a deglutire e se si sente debole o stordito con conseguente collasso o
perdita di coscienza
- La cosiddetta sindrome serotoninergica (i cui sintomi possono includere agitazione,
confusione, sudorazione, visione di cose che non esistono nella realtà (allucinazioni),
iperreflessia, improvvisa comparsa di spasmi muscolari (mioclono), brividi, tremore ed

aumento della frequenza dei battiti cardiaci (tachicardia)) - Improvvisa elevazione della pressione endoculare (glaucoma acuto).

Effetti indesiderati non noti (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati

disponibili)
- Aggressività, sono stati riportati casi di pensieri/comportamenti autolesionisti o
suicidari durante la terapia con paroxetina o non appena venga interrotto il trattamento.
Tale sintomatologia, tuttavia, potrebbe essere dovuta alla patologia da cui è affetto.
- Abbondante sanguinamento vaginale poco dopo il parto (emorragia postpartum),
vedere “Gravidanza, allattamento e fertilità” al paragrafo 2 per ulteriori informazioni.

Altri effetti indesiderati Effetti indesiderati molto comuni (possono interessare più di 1 persona su 10)

- Sensazione di malessere (nausea)
- Disfunzioni sessuali, quali problemi di eiaculazione, calo del desiderio, impotenza
maschile ed impossibilità di raggiungere l’orgasmo.

Effetti indesiderati comuni (possono interessare fino a 1 persona su 10) - Aumento del livello di colesterolo nel sangue, diminuzione dell’appetito

- Sonnolenza, impossibilità di dormire (insonnia), agitazione, sogni anormali (inclusi
incubi)
- Capogiri, sensazione di tremolio (tremori), mal di testa, perdita di concentrazione
(concentrazione ridotta)
- Visione annebbiata
- Sbadiglio

- Stipsi, diarrea, vomito, bocca secca
- Sudorazione
- Aumento del peso corporeo, sensazione di stanchezza generale con perdita della forza

muscolare (astenia).

Effetti indesiderati non comuni (possono interessare fino a 1 persona su 100)
- Riduzione del numero dei globuli bianchi
- Se lei è un paziente diabetico mentre assume paroxetina può avere una perdita del
controllo dei livelli di zucchero nel sangue. Si rivolga al medico per l’aggiustamento

del dosaggio di insulina o di farmaci per il diabete.
- Confusione, visione di cose che non esistono nella realtà (allucinazioni)
- Movimenti involontari di corpo o viso (disturbi extrapiramidali)
- Allargamento delle pupille (midriasi)
- Accelerazione del ritmo cardiaco (tachicardia sinusale)

- Sensazione di capogiro o svenimento, soprattutto quando ci si alza improvvisamente da
una posizione sdraiata o seduta (ipotensione posturale)
- Eruzione cutanea, prurito
- Problemi di svuotamento della vescica (ritenzione urinaria) e fuoriuscita incontrollabile
ed involontaria di urina (incontinenza urinaria).

Effetti indesiderati rari (possono interessare fino a 1 persona su 1000) del
- (Periodi di) estrema euforia o sovreccitamento, con conseguente comportamento
inusuale (mania, periodi maniacali), ansia, attacchi di panico, depersonalizzazione
- Irresistibile esigenza di muovere le gambe (sindrome delle gambe senza riposo)
- Rallentamento della frequenza del battito cardiaco (bradicardia)
- Incremento degli enzimi epatici
- Dolore muscolare (mialgia), dolore articolare (artralgia)
- Aumento della concentrazione ematica dell’ormone prolattina (iperprolattinemia), che può
provocare produzione anomala di latte (galattorrea) sia negli uomini che nelle donne e

disturbi del periodo mestruale (inclusi mestruazioni abbondanti o irregolari, sanguinamento tra due mestruazioni e assenza o ritardo).

Effetti indesiderati molto rari (possono interessare fino a 1 persona su 10000)

- diminuzione delle piastrine nel sangue, con incremento del rischio di emorragia o
contusione (trombocitopenia)
- Ritenzione di liquidi e bassi livelli ematici di sodio quale conseguenza di sindrome da
inappropriata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH)
- Emorragie gastrointestinali
- Disturbi epatici, quali epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienza epatica

- Reazioni avverse cutanee gravi (che includono eritema multiforme, sindrome di Stevens-
Johnson e necrolisi epidermica tossica), orticaria, reazioni di fotosensibilità
- Erezione dolorosa (priapismo)

- Rigonfiamento delle braccia e/o delle gambe (edema periferico).

Effetti indesiderati non noti (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati
disponibili)
- Digrignamento dei denti
- Ronzii, sibili, fischi, tintinnio o altri rumori persistenti nell’orecchio (tinnito).

- Infiammazione del colon (che causa diarrea)

È stato osservato un aumento del rischio di fratture ossee nei pazienti che assumono questo tipo di medicine.

Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina Comuni: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia e cefalea.

Non comuni: agitazione, nausea, sudorazione, tremore, confusione, instabilità emotiva, disturbi visivi, palpitazioni, diarrea ed irritabilità.

Generalmente, tali eventi sono lievi ed autolimitanti. Non interrompa mai il trattamento con paroxetina senza avere prima consultato il medico e non interrompa mai il trattamento bruscamente, in quanto potrebbe manifestare sintomi da sospensione (vedere paragrafo 3,

“Se interrompe il trattamento con Daparox”).

Effetti indesiderati aggiuntivi in bambini e adolescenti Nei casi di somministrazione di paroxetina a bambini ed adolescenti di età inferiore ai 18 anni, più di 1 su 100, ma meno di 1 su 10 bambini/adolescenti ha avuto uno dei seguenti

effetti indesiderati: labilità emotiva (incluso pianto e alterazioni dell’umore), comportamento autolesionistico, tentativi di suicidio ed ideazioni suicidarie, comportamento ostile o astioso, perdita di appetito, tremore, sudorazione anormale, iperattività, agitazione, nausea, dolore addominale e nervosismo.

Segnalazione degli effetti indesiderati del Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse. Segnalando gli effetti indesiderati lei può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.

Come conservarlo

Tenere questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sul blister e sulla scatola dopo “SCAD”. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese.

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

Informazioni supplementari

Cosa contiene Daparox

• Il principio attivo è paroxetina (come mesilato). Una compressa contiene paroxetina
mesilato, pari a 20 mg di paroxetina.
• Gli altri componenti sono:
Nucleo: calcio fosfato dibasico, carbossimetilamido sodico (tipo A), magnesio stearato.
Rivestimento: lattosio monoidrato, ipromellosa, macrogol 4000, titanio diossido (E171),
ferro ossido giallo (E172) e ferro ossido rosso (E172).

Descrizione dell’aspetto di Daparox e contenuto della confezione Le compresse di Daparox sono rotonde, di colore giallo, rivestite con film, recanti su un

lato a rilievo il codice "POT 20" e con linea di divisione su entrambi i lati.

Daparox 20 mg è disponibile in scatole da 10, 12, 14, 20, 28, 30, 50, 56, 60 o 100 compresse in blister e in un contenitore da 500 compresse.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e produttore

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio:

Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco A.C.R.A.F. S.p.A. Viale Amelia n. 70 00181 Roma

Produttori: - Synthon BV – Microweg 22 – 6545 CM Nijmegen – Olanda

Spagna
- Sanico NV - Veedijk 59 2300 Turnhout – Belgium
- Lannacher Heilmittel GmbH Schloßplatz 1 8502 Lannach Österreich
- Synthon Hispania S.L. – Castello n.1, Poligono Las Salinas – 08830 Sant Boi de Llobregat –

- G.L. Pharma GmbH Schloßplatz 1, A-8502 Lannach Österreich Questo medicinale è autorizzato negli Stati Membri dello Spazio Economico Europeo con le seguenti denominazioni:

Austria: Ennos 20 mg Filmtabletten Belgio: Paroxetine EG 20 mg, filmomhulde tabletten Danimarca: Euplix, filmovertrukne tabletter 20 mg Germania: Euplix 20 mg Filmtabletten

Italia: Daparox 20 mg compresse rivestite con film Lussemburgo:Paroxetine EG 20 mg comprimés pelliculés Olanda: Paroxetine 20 mg, filmomhulde tabletten

Questo foglio illustrativo è stato aggiornato a: Dicembre 2025

Domande frequenti su DAPAROX

Come si usa DAPAROX?

DAPAROX si presenta in forma di Gocce orali, soluzione e si somministra per via orale. Rispetti la posologia indicata dal medico o dal farmacista e legga attentamente il foglietto illustrativo.

DAPAROX e disponibile senza ricetta?

No, DAPAROX e soggetto a prescrizione medica.

Qual e il principio attivo di DAPAROX?

Il principio attivo di DAPAROX e PAROXETINA, PAROXETINA MESILATO.

Quali sono gli equivalenti di DAPAROX?

Tra i medicinali con lo stesso principio attivo: PAROXETINA AUROBINDO, PAROXETINA MYLAN GENERICS, PAROXETINA MYLAN PHARMA, PAROXETINA DOC. Il farmacista puo proporle un equivalente.

Chi produce DAPAROX?

DAPAROX e prodotto da BB FARMA S.R.L..

Da quando DAPAROX e autorizzato in Italia?

DAPAROX ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC) il 2025-02-19.

📄 Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) — scheda tecnica

1. Denominazione del medicinale

DAPAROX 20 mg compresse rivestite con film

2. Composizione qualitativa e quantitativa

Ogni compressa rivestita con film contiene 20 mg di paroxetina (come paroxetina mesilato). Eccipienti con effetti noti: Ogni compressa contiene 3,81 mg di lattosio monoidrato Per l’elenco completo degli gli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. Forma farmaceutica

Compressa rivestita con film. Compresse rotonde di colore giallo, rivestite con film, recanti su un lato a rilievo il codice "POT 20" e con linea di incisione su entrambi i lati. La compressa può essere divisa in due dosi uguali.

4. Informazioni cliniche

4.1 Indicazioni terapeutiche

Trattamento di . Episodio di depressione maggiore . Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) . Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia . Disturbo d'ansia sociale/fobia sociale . Disturbo d'ansia generalizzata . Disturbo da stress post-traumatico

4.2 Posologia e modo di somministrazione

Posologia Episodio di depressione maggiore La dose raccomandata è di 20 mg, una volta al giorno. In generale, il miglioramento nei pazienti inizia dopo una settimana, ma può divenire evidente solo dalla seconda settimana di terapia. Come per tutti i farmaci antidepressivi, il dosaggio deve essere rivisto e aggiustato se necessario entro le prime tre-quattro settimane dall'inizio della terapia ed in seguito, secondo quanto ritenuto clinicamente appropriato. In alcuni pazienti, che hanno una risposta insufficiente alla dose di 20 mg, la dose può esser

2 aumentata gradualmente fino ad un massimo di 50 mg al giorno, con aumenti graduali di 10 mg, in base alla risposta del paziente. I pazienti con depressione devono essere trattati per un periodo sufficiente di almeno sei mesi per assicurarsi che siano liberi da sintomi. Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 20 mg al giorno e la dose può essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg, sino alla dose raccomandata. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale del dosaggio fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo ossessivo compulsivo devono essere trattati per un periodo sufficiente per assicurarsi che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1). Disturbo da attacchi di panico La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 10 mg al giorno e la dose può essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg, fino al raggiungimento della dose raccomandata, in base alla risposta del paziente. Un basso dosaggio iniziale è raccomandato per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico, come si è osservato generalmente nel trattamento iniziale di questo disturbo. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo da attacchi di panico devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1). Disturbo d'ansia sociale/fobia sociale La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1). Disturbo d’ansia generalizzata La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1). Disturbo da stress post-traumaticoLa dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato periodicamente (vedere paragrafo 5.1).

Informazioni generali Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina Si deve evitare un'interruzione brusca del trattamento (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). Nel regime a riduzioni graduali della posologia usato negli studi clinici è stato utilizzato un decremento progressivo del dosaggio giornaliero pari a 10 mg, ad intervalli settimanali. Se si dovessero manifestare, a seguito della riduzione della dose, o al momento dell’interruzione del trattamento, sintomi non tollerati, si può prendere in considerazione il ripristino della dose prescritta in precedenza. Successivamente il medico può continuare a ridurre la dose ma in modo più graduale. Popolazioni speciali: Bambini ed adolescenti (7-17 anni) La paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini ed adolescenti in quanto è stato riscontrato in studi clinici controllati come la paroxetina sia associata ad un aumento del rischio di comportamento suicidario e di atteggiamento ostile. Inoltre, in tali studi l'efficacia non è stata dimostrata in modo adeguato (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). Bambini di età inferiore ai 7 anni L'uso di paroxetina in bambini di età inferiore a 7 anni non è stato studiato. La paroxetina non deve essere usata fino a quando la sicurezza e l'efficacia in questo gruppo di età non siano state determinate. Anziani Nei soggetti anziani è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina; tuttavia, il range delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello osservato in soggetti più giovani. Il trattamento deve iniziare alle stesse dosi iniziali utilizzate nell'adulto. In alcuni pazienti può essere utile l'incremento della dose, ma la dose massima non deve superare i 40 mg al giorno. Compromissione renale/epatica In pazienti con compromissione renale grave (clearance della creatinina <30 ml/min) o in pazienti con compromissione epatica è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina. Pertanto, il dosaggio deve essere limitato alle dosi più basse dell'intervallo posologico. Modo di somministrazione Si raccomanda di somministrare la paroxetina una volta al giorno, al mattino, con del cibo. Le compresse devono essere deglutite piuttosto che masticate.

4.3 Controindicazioni

Ipersensibilità alla al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati a

4 paragrafo 6.1. La paroxetina è controindicata in associazione con farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO). In circostanze eccezionali, il linezolid (un antibiotico che è un inibitore reversibile non selettivo delle monoamino-ossidasi) può essere somministrato in combinazione con la paroxetina nel caso in cui sussistano le condizioni per un attento controllo dei sintomi della sindrome serotoninergica e per il monitoraggio della pressione arteriosa (vedere paragrafo 4.5). Il trattamento con paroxetina può essere iniziato: • due settimane dopo l'interruzione del trattamento con un IMAO non reversibile o • almeno 24 ore dopo l'interruzione del trattamento con un IMAO reversibile (per esempio moclobemide, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene un IMAO reversibile non selettivo usato come agente evidenziatore preoperatorio)). L'inizio della terapia con qualsiasi IMAO deve avvenire ad almeno una settimana di distanza dall' interruzione del trattamento con paroxetina. La paroxetina è controindicata in combinazione con tioridazina o con pimozide (vedere paragrafo 4.5).

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Il trattamento con paroxetina deve essere iniziato con cautela due settimane dopo la cessazione del trattamento con MAO-inibitori irreversibili o 24 ore dopo la cessazione del trattamento con MAO-inibitori reversibili. Il dosaggio di paroxetina deve essere aumentato gradualmente fino a raggiungere una risposta ottimale (vedere paragrafi 4.3 e 4.5). Popolazione pediatrica La paroxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuare il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Per di più, non sono disponibili i dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale. Suicidio/ideazione suicidaria o peggioramento del quadro clinico La depressione è associata ad un aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (eventi suicidio-correlati). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiché possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento.

5 esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio può aumentare nelle prime fasi del miglioramento. Altre patologie psichiatriche per le quali la paroxetina è prescritta possono anche essere associate ad un aumentato rischio di comportamento suicidario. Inoltre, queste patologie possono essere associate al disturbo depressivo maggiore. Quando si trattano pazienti con disturbi depressivi maggiori si devono, pertanto, osservare le stesse precauzioni seguite durante il trattamento di pazienti con altre patologie psichiatriche. Pazienti con anamnesi positiva per eventi suicidio-correlati, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell'inizio del trattamento, sono noti ad avere un rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metanalisi degli studi clinici, condotti in pazienti adulti con disturbi psichiatrici trattati con farmaci antidepressivi in confronto con placebo, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di età inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo (vedere anche paragrafo 5.1). La terapia farmacologica con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. I pazienti (e chi si prende cura di loro) devono essere avvertiti della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari e di insoliti cambiamenti comportamentali. Acatisia/ Agitazione pscicomotoria L'uso di paroxetina è stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una sensazione interna di irrequietezza e di agitazione psicomotoria, quale l'impossibilità di sedere o stare immobile, generalmente associata ad un malessere soggettivo. E’ più probabile che questo accada entro le prime settimane di trattamento. Nei pazienti che presentano tali sintomi, l'aumento della dose può essere dannoso. Sindrome serotoninergica/sindrome maligna da neurolettici In rare occasioni, è stata riportata comparsa della sindrome serotoninergica o di eventi simili alla sindrome maligna da neurolettici, in associazione al trattamento con paroxetina, in particolare quando somministrata in concomitanza ad altri farmaci serotoninergici e/o neurolettici. Poiché tali sindromi possono comportare condizioni di potenziale pericolo di vita, si deve interrompere il trattamento con paroxetina in caso di comparsa di tali eventi (caratterizzati da quadri di sintomi, quali ipertermia, rigidità, mioclono, squilibri del sistema nervoso autonomo con possibile rapida fluttuazione dei segni vitali, cambiamenti dello stato mentale compresi confusione, irritabilità, agitazione estrema che evolve in delirio e coma) e deve essere iniziato un trattamento sintomatico di supporto. La paroxetina non deve essere usata in associazione a precursori della serotonina (quali L-triptofano, oxitriptano) a causa del rischio di sindrome serotoninergica (vedere paragrafi 4.3 e 4.5).

Mania Come tutti gli antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela in pazienti con anamnesi positiva per mania. La paroxetina deve essere sospesa in tutti i pazienti che entrano in una fase maniacale. Compromissione renale/epatica Si raccomanda cautela nei pazienti con compromissione renale grave o nei pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafo 4.2). Diabete Nei pazienti diabetici il trattamento con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) può alterare il controllo glicemico. Può essere necessario modificare il dosaggio dell'insulina e/o degli ipoglicemizzanti orali. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che quando paroxetina e pravastatina sono co-somministrate può verificarsi un aumento dei livelli di glucosio nel sangue (vedere paragrafo 4.5). Epilessia Come altri antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela in pazienti con epilessia. Crisi convulsive L'incidenza complessiva di crisi convulsive in pazienti trattati con paroxetina è inferiore allo 0,1%. Il farmaco deve essere sospeso in tutti i pazienti che presentano crisi convulsive. Terapia elettroconvulsivante (ECT) Esiste esperienza clinica limitata nella somministrazione concomitante di paroxetina con terapia elettroconvulsivante (ECT). Glaucoma Come altri SSRI, la paroxetina può causare midriasi e deve essere usata con cautela nei pazienti con glaucoma ad angolo chiuso o con anamnesi positiva per glaucoma. Patologie cardiache In pazienti con patologie cardiache devono essere osservate le precauzioni consuete. Prolungamento QT Dopo la commercializzazione sono stati segnalati casi di prolungamento dell'intervallo QT. La paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con una storia (anche familiare) di prolungamento dell’intervallo QT, uso concomitante di medicinali antiaritmici o altri medicinali che potenzialmente possono prolungare l’intervallo QT, patologie cardiache preesistenti rilevanti quali insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica, blocco cardiaco o aritmie ventricolari, bradicardia e ipopotassiemia o ipomagnesiemia (vedere paragrafi 4.3 e 4.5)

Iponatriemia Raramente è stata riportata iponatriemia, prevalentemente negli anziani. Deve essere esercitata cautela anche in quei pazienti a rischio di iponatriemia, per esempio per terapie concomitanti e cirrosi. L'iponatriemia è in genere reversibile dopo la sospensione della paroxetina. Emorragie Con gli SSRI sono stati riportati casi di disturbi emorragici a livello cutaneo, quali ecchimosi e porpora. Sono state riportate altre manifestazioni emorragiche, per esempio emorragie gastrointestinali e ginecologiche. I pazienti anziani possono essere maggiormente a rischio di eventi emorragici non correlati alle mestruazioni. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)/inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI) possono aumentare il rischio di emorragia postpartum (vedere paragrafi 4.6, 4.8). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza ad anticoagulanti orali, a farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazine, gran parte degli antidepressivi triciclici (ADT), acido acetilsalicilico, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie (vedere paragrafo 4.8). Interazione con Tamoxifene La paroxetina, un potente inibitore del CYP2D6, può portare a concentrazioni ridotte di endoxifene, uno dei metaboliti attivi più importanti del tamoxifene. Pertanto, quando possibile paroxetina deve essere evitata durante il trattamento con tamoxifene. (vedere paragrafo 4.5). Sintomi da sospensione osservati in caso di interruzione del trattamento con paroxetina I sintomi da sospensione osservati quando il trattamento è interrotto sono comuni, in particolare in caso di brusca interruzione (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici gli eventi avversi osservati con l'interruzione del trattamento si presentavano nel 30% dei pazienti in trattamento con paroxetina, in confronto al 20% dei pazienti trattati con placebo. L'insorgenza di sintomi da sospensione non è la stessa dei casi in cui un farmaco induce assuefazione o dipendenza. Il rischio di comparsa dei sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, compresi la durata della terapia, il dosaggio e il tasso di riduzione della dose. Sono stati riportati capogiri, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente l'intensità di tali sintomi è da lieve a moderata, tuttavia in alcuni pazienti può essere grave. In gener

8 compaiono entro i primi giorni di sospensione del trattamento, ma vi sono stati casi molto rari nei quali sono comparsi in pazienti che avevano inavvertitamente saltato una dose. Generalmente tali sintomi sono auto-limitanti, e di solito si risolvono entro due settimane, sebbene in alcuni individui possono durare più a lungo (due-tre mesi o più). Si consiglia pertanto di ridurre gradualmente la dose di paroxetina, quando si sospende il trattamento, nel corso di un periodo di diverse settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2). Disfunzione sessuale Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono causare sintomi di disfunzione sessuale (vedere paragrafo 4.8). Sono stati segnalati casi di disfunzione sessuale a lungo termine con persistenza dei sintomi dopo l’interruzione dell’uso di SSRI. Eccipienti Questo medicinale contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi o da malassorbimento di glucosiogalattosio non devono assumere questo medicinale. Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa, cioè essenzialmente "senza sodio".

4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione

Farmaci serotoninergici Come con altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la somministrazione contemporanea di farmaci serotoninergici può portare alla insorgenza di effetti associati alla 5HT (sindrome serotoninergica: vedere paragrafo 4.4). Occorre avvertire di prestare cautela, ed è inoltre richiesto un più attento controllo clinico, quando farmaci serotoninergici (quali L-triptofano, triptani, tramadolo, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene), SSRI, litio, petidina, buprenorfina e preparazioni a base di iperico o erba di San Giovanni - Hypericum perforatum) sono somministrati in concomitanza con paroxetina. Porre cautela anche nei casi di uso di fentanil, somministrato nell’anestesia generale o nel trattamento del dolore cronico. L’uso contemporaneo di paroxetina ed IMAO è controindicato a causa del rischio della sindrome serotoninergica. (vedere paragrafo 4.3). Pimozide Aumenti dei livelli di pimozide nel sangue pari in media a 2,5 volte sono stati dimostrati durante uno studio in cui una dose bassa singola di pimozide (2mg) è stata somministrata assieme a 60 mg di paroxetina. Ciò è dovuto alle note proprietà inibitorie della paroxetina sull’enzima CYP2D6. L’uso concomitante della pimozide e della paroxetina è controindicato, a causa del ristretto indice terapeutico della pimozide e della nota possibilità della pimozide di prolungare l’intervallo QT (vedere paragrafo 4.3). Farmaci che prolungano l'intervallo Q

Il rischio di prolungamento QTc e/o di aritmie ventricolari (es. TdP) può essere maggiore con l'uso concomitante di altri prodotti medicinali che prolungano l'intervallo QTc (es. alcuni antipsicotici) (vedere paragrafo 4.4). L'uso concomitante di tioridazina e paroxetina è controindicato, in quanto, come con altri prodotti medicinali che inibiscono l'enzima epatico CYP450 2D6, la paroxetina può innalzare i livelli plasmatici di tioridazina che può prolungare l'intervallo QT (vedere paragrafo 4.3). Enzimi preposti al metabolismo dei farmaci Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dalla induzione o dalla inibizione degli enzimi che metabolizzano i farmaci. Qualora la paroxetina sia somministrata in concomitanza con un farmaco noto per essere inibitore del metabolismo enzimatico, deve essere preso in considerazione l'uso delle dosi di paroxetina più basse dell'intervallo posologico. In caso di somministrazione in concomitanza di farmaci noti quali induttori del metabolismo enzimatico (ad esempio carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale, fenitoina) o di fosamprenavir/ritonavir, non è richiesto alcun aggiustamento della dose iniziale. Qualsiasi modifica della posologia della paroxetina (o dopo l’inizio del trattamento con un induttore enzimatico o in seguito alla sua interruzione) deve essere basata sulla risposta clinica (tollerabilità ed efficacia). Bloccanti neuromuscolari Gli SSRI possono ridurre l'attività della colinesterasi plasmatica con conseguente prolungamento dell'azione di blocco neuromuscolare di mivacurio e suxametonio. Fosamprenavir/ritonavir La somministrazione concomitante di fosamprenavir/ritonavir 700/100 mg due volte al giorno con 20 mg di paroxetina una volta al giorno in volontari sani per 10 giorni ha dimostrato una significativa diminuzione dei livelli plasmatici di paroxetina pari a circa il 55%. I livelli plasmatici di fosamprenavir/ritonavir durante il trattamento concomitante con paroxetina sono risultati simili ai valori di riferimento usati in altri studi, indicando che la paroxetina non esercita alcun effetto significativo sul metabolismo di fosamprenavir/ritonavir. Non sono disponibili dati sugli effetti della somministrazione concomitante a lungo termine di paroxetina con fosamprenavir/ritonavir che ecceda i 10 giorni. Prociclidina: la somministrazione giornaliera di paroxetina aumenta in modo significativo i livelli plasmatici di prociclidina. Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta. Anticonvulsivanti: carbamazepina, fenitoina, sodio valproato. Una somministrazione concomitante non sembra mostrare alcun effetto sul profilo farmacocinetico e farmacodinamico nei pazienti epilettici. Potenza inibitoria di paroxetina sul CYP2D6 Come altri antidepressivi, inclusi altri SSRI, la paroxetina inibisce l'enzima CYP2D6 del citocromo epatico P450. L'inibizione del CYP2D6 può portare all'aumento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci in co-somministrazione, metabolizzati da questo enzima. Sono compresi tra questi farmaci alcuni antidepressivi triciclici (a

10 esempio clomipramina, nortriptilina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad esempio perfenazina e tioridazina, vedere paragrafo 4.3 e precedente sezione "Farmaci che prolungano l'intervallo QT" all'interno del paragrafo 4.5), risperidone, atomoxetina, alcuni antiaritmici di Tipo 1 C (ad esempio propafenone e flecainide) e metoprololo. Non è raccomandato l'uso di paroxetina in associazione con metoprololo, somministrato nella insufficienza cardiaca, a causa del ridotto indice terapeutico del metoprololo in questa indicazione. In letteratura è stata riportata un'interazione farmacocinetica tra gli inibitori del CYP2D6 e il tamoxifene, che mostra una riduzione del 65-75% dei livelli plasmatici di una delle forme più attive di tamoxifene, per esempio l'endoxifene. In alcuni studi è stata riportata una riduzione dell'efficacia del tamoxifene con l'uso concomitante di alcuni antidepressivi SSRI. Poiché non è possibile escludere un effetto ridotto del tamoxifene, la co-somministrazione con potenti inibitori del CYP2D6 (inclusa la paroxetina) deve essere evitata, ove possibile (vedere paragrafo 4.4). Alcool Come con altri farmaci psicotropi, i pazienti devono essere avvertiti di evitare l'uso di alcool in corso di trattamento con paroxetina. Anticoagulanti orali Può presentarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e anticoagulanti orali. L'uso concomitante di paroxetina ed anticoagulanti orali può portare ad un aumento della attività anticoagulante ed al rischio di emorragie. Pertanto la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali (vedere paragrafo 4.4). Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), acido acetilsalicilico ed altri antiaggreganti piastrinici Può verificarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico. L'uso concomitante di paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico può portare ad un aumento del rischio di emorragie (vedere paragrafo 4.4). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono SSRI in concomitanza ad anticoagulanti orali, farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazine, gran parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie. Pravastatina E’ stata osservata una interazione tra paroxetina e pravastatina in studi che suggeriscono che la somministrazione concomitante di paroxetina e pravastatina può portare ad un aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Per i pazienti con diabete mellito che ricevono sia paroxetina che pravastatina può essere necessario un aggiustamento del dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti orali e /o insulina (vedere paragrafo 4.4).

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Gravidanza Alcuni studi epidemiologici hanno indicato un aumento nel rischio di malformazioni congenite, in particolare cardiovascolari (ad es. difetti del setto ventricolare e del setto atriale) associati all’assunzione di paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza. Il meccanismo non è noto. I dati indicano che il rischio di partorire un neonato con un difetto cardiovascolare, a seguito dell’esposizione materna alla paroxetina, è inferiore al 2/100, a fronte del rischio atteso, pari a circa 1/100, per tali difetti nella popolazione generale. La paroxetina deve essere somministrata in gravidanza solo quando strettamente indicato. Il medico, all’atto della prescrizione, dovrà valutare l’opzione di trattamenti alternativi in donne in gravidanza o che stiano pianificando una gravidanza. L'interruzione brusca durante la gravidanza deve essere evitata (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2). I dati osservazionali individuano un rischio aumentato (inferiore a 2 volte) di emorragia postpartum in seguito a esposizione a SSRI/SNRI nel mese precedente il parto (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l'uso materno di paroxetina continua negli stadi più avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre. I sintomi seguenti si possono presentare nei neonati in seguito all'uso materno di paroxetina negli stadi più avanzati della gravidanza: difficoltà respiratorie, cianosi, apnea, crisi convulsive, temperatura instabile, difficoltà nell'alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, stato di agitazione, irritabilità, letargia, pianto costante, sonnolenza e difficoltà nell'addormentamento. Tale sintomatologia potrebbe essere dovuta o agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicazioni iniziano immediatamente al momento del parto o subito dopo (meno di 24 ore). Dati epidemiologici hanno suggerito che l’utilizzo di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), durante la gravidanza, in particolare negli stati avanzati della gravidanza, può causare un aumento del rischio di ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN). Il rischio osservato è stato di circa 5 casi su 1000 gravidanze. Nella popolazione generale si presentano da 1 a 2 casi di PPHN su 1000 gravidanze. Studi negli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva, ma non hanno indicato effetti dannosi diretti rispetto alla gravidanza, sviluppo embrio-fetale, parto o sviluppo postnatale (vedere paragrafo 5.3). Allattamento Piccole quantità di paroxetina sono escrete nel latte materno. In studi pubblicati, le concentrazioni sieriche in neonati allattati al seno erano non rilevabili (< 2

12 nanogrammi/ml) o molto basse (< 4 nanogrammi/ml) e in questi neonati non è stato osservato alcun segno degli effetti del farmaco. Siccome non è previsto alcun effetto, l’allattamento al seno può essere preso in considerazione. Fertilità I dati sugli animali hanno dimostrato che paroxetina può influire sulla qualità dello sperma (vedere sezione 5.3). Dati in vitro su materiale umano rilevano qualche effetto sulla qualità dello sperma, tuttavia, nell’uomo pazienti trattati con SSRI (inclusa paroxetina) hanno dimostrato che l’effetto sulla qualità dello sperma è reversibile. Finora non è stato osservato impatto sulla fertilità.

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari

L'esperienza clinica ha dimostrato che la terapia con paroxetina non è associata a compromissione della funzione cognitiva o psicomotoriaTuttavia, come con tutti i farmaci psicoattivi, i pazienti devono essere avvertiti di usare cautela nella guida di autoveicoli e nell'uso di macchinari. Sebbene la paroxetina non aumenti gli effetti dannosi psichici e motori indotti dalla assunzione di alcool, non è consigliato l'uso concomitante di paroxetina e alcool.

4.8 Effetti indesiderati

Alcune delle reazioni avverse al farmaco sotto riportate possono diminuire in intensità e frequenza con la continuazione del trattamento e non comportano generalmente interruzione della terapia. Le reazioni avverse sono elencate di seguito per classificazione sistemica organica e per frequenza. Le frequenze sono definite come: molto comuni (≥1/10), comuni (≥1/100 a <1/10), non comuni (≥1/1.000 a <1/100), rare (≥1/10.000 a <1/1.000), molto rare (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Patologie del sistema emolinfopoietico Non comuni: disturbi emorragici, in particolare a carico della cute e delle mucose (inclusi ecchimosi e sanguinamenti ginecologici), leucopenia. Molto rari: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario Molto rari: reazioni allergiche gravi e potenzialmente fatali (incluse reazioni anafilattoidi ed angioedema). Patologie endocrine Molto rari: sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comuni: aumento dei livelli di colesterolo, diminuzione dell'appetito. Non comuni: nei pazienti diabetici è stata riportata una alterazione del controllo glicemico (vedere paragrafo 4.4). Rari: iponatremia. L'iponatremia è stata soprattutto riportata in pazienti anziani ed è talvolta dovuta alla sindrome di inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH).

Disturbi psichiatrici Comuni: sonnolenza, insonnia, agitazione, sogni anormali (inclusi incubi). Non comuni: confusione, allucinazioni. Rari: reazioni maniacali, ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, acatisia (vedere paragrafo 4.4). Non nota: idea suicida, comportamento suicida, aggressività, bruxismo. Casi di idea suicida e comportamenti suicida sono stati riportati durante la terapia con paroxetina o non appena venga interrotto il trattamento (vedere paragrafo 4.4). Casi di aggressività sono stati osservati nell’esperienza post-immissione in commercio. Tali sintomi possono essere dovuti alla patologia di base. Patologie del sistema nervoso Comuni: capogiri, tremori, cefalea, concentrazionecompromessa. Non comuni: disturbi extrapiramidali. Rari: convulsioni, sindrome delle gambe senza riposo (RLS). Molto rari: sindrome serotoninergica (i sintomi possono includere agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore). Sono stati riportati casi di disturbi extrapiramidali, inclusa distonia oro-facciale, a volte in pazienti già affetti da disturbi del movimento o in pazienti in trattamento con farmaci neurolettici. Patologie dell’occhio Comuni: visione annebbiata. Non comuni: midriasi (vedere paragrafo 4.4). Molto rari: glaucoma acuto. Patologie dell’orecchio e del labirinto Non nota: tinnito. Patologie cardiache Non comuni: tachicardia sinusale. Rari: bradicardia. Patologie vascolari Non comuni: aumento o calo transitorio della pressione arteriosa, ipotensione posturale. Sono stati riportati aumenti o cali transitori della pressione arteriosa in seguito a trattamento con paroxetina, di solito in pazienti con preesistente ipertensione o ansia. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comuni: sbadiglio. Patologie gastrointestinali Molto comuni: nausea.

Comuni: stipsi, diarrea, vomito, bocca secca. Molto rari: emorragie gastrointestinali. Non nota: colite microscopica Patologie epatobiliari Rari: incremento degli enzimi epatici. Molto rari: eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienza epatica). Sono stati riportati incrementi degli enzimi epatici. Nel periodo successivo all'immissione in commercio sono stati anche riferiti, molto raramente, eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica). Si deve prendere in considerazione la sospensione del trattamento nel caso di prolungato incremento dei valori dei test di funzionalità epatica. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comuni: sudorazione. Non comuni: rash cutaneo, prurito. Molto rari: reazioni avverse cutanee gravi (che includono eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica), orticaria, reazioni di fotosensibilità. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Rari: artralgia, mialgia. Studi epidemiologici, condotti principalmente in pazienti di 50 anni e più, mostrano un aumentato rischio di fratture ossee in pazienti che assumono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e antidepressivi triciclici (TCA). Il meccanismo che comporta questo rischio non è noto. Patologie renali e urinarie Non comuni: ritenzione urinaria, incontinenza urinaria. Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Molto comuni: disfunzioni sessuali. Rari: iperprolattinemia/galattorrea, disturbi mestruali (inclusi menorragia, metrorragia, amenorrea, ritardo e mestruazioni irregolari). Molto rari: priapismo. Non nota: emorragia postpartum. L’evento è stato riferito per la classe terapeutica di SSRI/SNRI (vedere paragrafi 4.4 e 4.6). Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comuni: astenia, aumento del peso corporeo. Molto rari: edema periferico. Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina Comuni: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia, cefalea. Non comuni: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi della visione, palpitazioni, diarrea, irritabilità. L'interruzione del trattamento con paroxetina (soprattutto se brusca) porta in gener

15 a sintomi da sospensione. Sono stati riportati capogiri, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente tali eventi sono da lievi a moderati ed auto-limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere gravi e/o prolungati. Si consiglia pertanto che, se non è più richiesto il trattamento con paroxetina, vi sia una graduale interruzione, condotta tramite un decremento graduale della dose (vedere paragrafi 4.2 e 4.4). Eventi avversi da studi clinici su pazienti pediatrici Sono stati osservati i seguenti eventi avversi: aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell'atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L'incremento dell'atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi osservati sono: diminuzione dell'appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell'umore), emorragie, per lo più della cute e delle mucose. I sintomi osservati dopo l’interruzione/riduzione di paroxetina, sono: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell'umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4). Vedere il paragrafo 5.1 per ulteriori informazioni sugli studi clinici pediatrici. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazionireazioni-avverse.

4.9 Sovradosaggio

Sintomi e segni Sulla base delle informazioni disponibili riguardo al sovradosaggio con paroxetina, appare evidente un ampio margine di sicurezza. L'esperienza nei casi di sovradosaggio di paroxetina ha indicato che, oltre ai sintomi descritti nella paragrafo 4.8 febbre, contrazioni muscolari involontarie. I pazienti si sono generalmente ripresi senza gravi conseguenze anche nei casi in cui la paroxetina è stata assunta, da sola, fino a dosi di 2000 mg. Eventi quali coma o alterazioni dell'ECG sono stati occasionalmente riferiti, molto raramente con esito fatale, ma in genere quando paroxetina è stata assunta in associazione ad altri farmaci psicotropi, con o senza alcool.

Trattamento Non è noto alcun antidoto specifico. Il trattamento deve basarsi sulle misure generali utilizzate nel trattamento del sovradosaggio con antidepressivi. Può essere considerata la somministrazione di 20 o 30 g di carbone attivo possibilmente entro poche ore dall'assunzione del sovradosaggio per diminuire l'assorbimento della paroxetina. E' indicata una terapia di supporto con attenta osservazione e frequente monitoraggio dei segni vitali. La gestione del paziente deve essere quella indicata clinicamente.

5. Proprieta' farmacologiche

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Antidepressivi - inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, codice ATC: N06A B05 Meccanismo di azione La paroxetina è un potente e selettivo inibitore della ricaptazione della 5idrossitriptamina (5-HT; serotonina); la sua azione antidepressiva e la sua efficacia nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale/fobia sociale, disturbo d'ansia generalizzata, disturbo da stress post-traumatico e disturbo da attacchi di panico si ritengono correlate a questa specifica inibizione della ricaptazione della 5-HT nei neuroni cerebrali. La paroxetina non è chimicamente correlabile ai triciclici, ai tetraciclici ed agli altri antidepressivi disponibili. La paroxetina ha bassa affinità per i recettori colinergici di tipo muscarinico e studi negli animali hanno evidenziato solo deboli proprietà anticolinergiche. In accordo con questa selettività d'azione, alcuni studi in vitro hanno evidenziato che, a differenza degli antidepressivi triciclici, la paroxetina ha bassa affinità per gli alfa1, alfa2 e beta-adrenorecettori, per i recettori dopaminergici (D2), per i recettori 5-HT1 like e 5-HT2, e per quelli dell'istamina (H1). Questa mancanza di interazione con i recettori post-sinaptici in vitro è stata confermata dagli studi in vivo, che hanno dimostrato l'assenza di proprietà depressive sul sistema nervoso centrale e di proprietà ipotensive. Effetti farmacodinamici La paroxetina non altera le funzioni psicomotorie e non potenzia gli effetti depressivi dell'etanolo. Analogamente ad altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, la paroxetina causa sintomi correlati all'eccessiva stimolazione del recettore della serotonina in caso di somministrazione ad animali precedentemente trattati con inibitori delle monoamino-ossidasi (MAO) o triptofano. Studi relativi al comportamento e all’EEG indicano come la paroxetina sia debolmente attivante a dosi in genere maggiori di quelle richieste per inibire la ricaptazione della serotonina. Le proprietà attivanti non sono per loro natura "anfetamino-simili". Studi nell' animale indicano che la paroxetina è ben tollerata dal sistema cardiovascolare. La paroxetina non causa modifiche clinicamente significative della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e dell'ECG dopo somministrazione a soggetti sani.

Studi indicano che la paroxetina, al contrario degli antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della noradrenalina, ha una più ridotta propensione ad inibire gli effetti antiipertensivi della guanetidina. La paroxetina, nel trattamento dei disturbi depressivi, dimostra una efficacia comparabile a quella degli antidepressivi standard. Esiste anche una certa evidenza che la paroxetina possa avere un valore terapeutico nei pazienti che non rispondono alla terapia standard. La somministrazione della dose al mattino non ha alcun effetto negativo sulla qualità o la durata del sonno. Inoltre i pazienti, quando rispondono alla terapia con paroxetina, possono riportare un miglioramento del sonno. Analisi della tendenza al comportamento suicidario nell’adulto Un’analisi, specifica per paroxetina, eseguita in studi clinici controllati verso placebo in pazienti adulti con disturbi psichiatrici ha mostrato una maggior frequenza del comportamento suicidario nei giovani adulti (tra i 18 ed i 24 anni di età) trattati con paroxetina in confronto a quelli trattati con placebo (2,19% vs 0,92%). Tale aumento non è stato osservato in gruppi di età superiore. Negli adulti con disturbo depressivo maggiore (appartenenti a tutte le età), si è osservato un aumento della frequenza del comportamento suicidario nei pazienti trattati con paroxetina rispetto a quelli trattati con placebo (0,32% vs 0,05%); tutti questi eventi sono stati dei tentativi di suicidio. Tuttavia, la maggior parte di questi casi di tentativo di suicidio per paroxetina (8 su 11) ha riguardato giovani adulti (vedere anche paragrafo 4.4). Relazione dose-risposta Negli studi a dose fissa la curva dose-risposta si presenta piatta, non indicando un vantaggio in termini di efficacia nell'utilizzo di dosi più alte di quelle raccomandate. Tuttavia esistono alcuni dati clinici che suggeriscono che incrementi successivi della dose possono essere di beneficio per alcuni pazienti. Efficacia a lungo termine L'efficacia a lungo termine della paroxetina nella depressione è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 52 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con paroxetina (20-40 mg al giorno) si verificavano nel 12% dei casi, in confronto al 28% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. L'efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è stata esaminata in tre studi di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute. In uno dei tre studi è stata raggiunta una differenza significativa nella proporzione dei pazienti con ricadute tra paroxetina (38%) e placebo (59%). L'efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento del disturbo da attacchi di panico è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con paroxetina (10-40 mg al giorno) si verificavano nel 5% dei casi, in confronto al 30% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. Questo è stato supportato da uno studio di mantenimento di 36 settimane. L'efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento dei disturbi d'ansi

18 sociale e d'ansia generalizzata e del disturbo da stress post-traumatico non è stata sufficientemente dimostrata. Eventi avversi osservati in corso di studi clinici su pazienti in età pediatrica. Durante studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) in bambini ed adolescenti, sono stati riportati i seguenti eventi avversi, nei pazienti trattati con paroxetina con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e tali eventi si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo: aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell'atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L'incremento dell'atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi, che sono stati osservati più frequentemente nel gruppo trattato con paroxetina rispetto a quello trattato con placebo, sono stati: diminuzione dell'appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell'umore). Negli studi dove è stato utilizzato il regime terapeutico con riduzioni graduali della dose, i sintomi riportati durante la fase di riduzione graduale o al momento della interruzione del trattamento con paroxetina, osservati con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e che si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo, sono stati: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell'umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego). In 5 studi a gruppi paralleli, la cui durata di trattamento è stata da 8 settimane a 8 mesi, eventi avversi correlati al sanguinamento, principalmente della cute e delle mucose, sono stati osservati con una frequenza di 1,74% in pazienti trattati con paroxetina rispetto allo 0,74% dei pazienti trattati con placebo.

5.2 Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento La paroxetina è ben assorbita dopo somministrazione orale e va incontro a metabolismo di primo passaggio. A causa del metabolismo di primo passaggio, la quantità di paroxetina disponibile nella circolazione sistemica è inferiore a quella assorbita dal tratto gastrointestinale. In caso di aumento del carico corporeo a seguito di dosi singole più alte o di dosi multiple si verificano una saturazione parziale dell' effetto di primo passaggio e una riduzione della clearance plasmatica. Ciò comporta un aumento non proporzionato delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina e pertanto i parametri farmacocinetici non sono costanti, con conseguente cinetica non lineare. Tuttavia la non linearità è generalmente modesta ed è limitata a quei soggetti che raggiungono bassi livelli plasmatici a bassi dosaggi. I livelli sistemici di steady-state sono raggiunti entro 7-14 giorni dall'inizio del trattamento con le formulazioni a rilascio immediato o controllato e l

19 farmacocinetica non sembra variare durante il trattamento a lungo termine. Distribuzione La paroxetina risulta ampiamente distribuita nei tessuti ed i calcoli farmacocinetici indicano che solo l'1% della paroxetina presente nell'organismo si trova nel plasma. Circa il 95% della paroxetina presente nel plasma è legato alle proteine alle concentrazioni terapeutiche. Non è stata dimostrata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e gli effetti clinici (eventi avversi ed efficacia). Biotrasformazione I principali metaboliti della paroxetina sono prodotti polari e coniugati di ossidazione e di metilazione, che vengono prontamente eliminati. In considerazione della loro relativa mancanza di attività farmacologica, è estremamente improbabile che possano contribuire agli effetti terapeutici della paroxetina. Il metabolismo non compromette la selettività di azione della paroxetina sulla ricaptazione neuronale di serotonina. Eliminazione L'escrezione urinaria della paroxetina immodificata è generalmente meno del 2% della dose, mentre quella dei metaboliti è circa il 64% della dose. Circa il 36% della dose è escreto nelle feci, probabilmente attraverso la bile, di cui la paroxetina immodificata rappresenta meno dell'1% della dose. Pertanto la paroxetina è eliminata quasi completamente per via metabolica. L'escrezione dei metaboliti è bifasica, essendo, all'inizio, il risultato del metabolismo di primo passaggio e, successivamente, essendo controllata dall’eliminazione sistemica della paroxetina. L'emivita di eliminazione è variabile, ma è generalmente di circa un giorno. Popolazioni speciali di pazienti Anziani e soggetti con compromissione renale/epatica Un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina è stato osservato in soggetti anziani e in soggetti con grave compromissione renale ed in soggetti con compromissione epatica, ma il range delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello dei soggetti adulti sani.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

Studi tossicologici sono stati condotti nella scimmia Rhesus e nel ratto albino; in entrambe le specie, il profilo metabolico è simile a quello descritto nell'uomo. Come atteso per le amine lipofile, inclusi gli antidepressivi triciclici, è stata rilevata nei ratti una fosfolipidosi. La fosfolipidosi non è stata osservata negli studi sui primati, della durata fino ad un anno, a dosi sei volte più elevate di quelle dell'intervallo raccomandato di dosaggi clinici. Cancerogenesi: in studi di due anni condotti nel topo e nel ratto, la paroxetina non ha mostrato effetti cancerogeni.

Genotossicità: non è stata osservata genotossicità in una serie di test in vitro e in vivo. Studi sulla tossicità riproduttiva nei ratti hanno mostrato che paroxetina influenza la fertilità maschile e femminile attraverso la riduzione dell’indice di fertilità e il tasso di gravidanza. Nei ratti, sono stati osservati una maggiore mortalità dei piccoli ed un ritardo dell’ossificazione. Questi ultimi effetti sono probabilmente correlati alla tossicità materna e non sono considerati un effetto diretto sul feto/neonato.

6. Informazioni farmaceutiche

6.1 Elenco degli eccipienti

Nucleo: calcio fosfato dibasico carbossimetilamido sodico (tipo A) magnesio stearato Rivestimento: lattosio monoidrato ipromellosa macrogol 4000 titanio diossido (E171) ferro ossido giallo (E172) ferro ossido rosso (E172)

6.2 Incompatibilità

Non pertinente.

6.3 Periodo di validità

3 anni.

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Astucci di cartone contenenti 10, 12, 14, 20, 28, 30, 50, 56, 60 o 100 compresse in: blister di PVC/PE/PVDC/Al oppure blister di Al/Al - Contenitore in HDPE contenente 500 compresse È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono esser

21 smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

7. Titolare dell' autorizzazione all'immissione in commercio

Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco A.C.R.A.F. S.p.A. Viale Amelia n. 70 00181 Roma

8. Numeri dell' autorizzazione all'immissione in commercio

Blister di PVC/PE/PVDC/Al: Scatola da 10 compresse AIC 035444013 Scatola da 14 compresse AIC 035444025 Scatola da 20 compresse AIC 035444114 Scatola da 28 compresse AIC 035444037 Scatola da 30 compresse AIC 035444049 Scatola da 50 compresse AIC 035444126 Scatola da 56 compresse AIC 035444138 Scatola da 60 compresse AIC 035444052 Scatola da 100 compresse AIC 035444140 Blister di Al/Al: Scatola da 10 compresse AIC 035444064 Scatola da 14 compresse AIC 035444076 Scatola da 20 compresse AIC 035444153 Scatola da 28 compresse AIC 035444088 Scatola da 30 compresse AIC 035444090 Scatola da 50 compresse AIC 035444165 Scatola da 56 compresse AIC 035444177 Scatola da 60 compresse AIC 035444102 Scatola da 100 compresse AIC 035444189

9. Data della prima autorizzazione/rinnovo della

AUTORIZZAZIONE Data della prima autorizzazione:08/08/2002 Data del rinnovo più recente: 23/10/2010

10. Data di revisione del testo

Dicembre 2025

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto Denominazione del medicinale Daparox 33,1 mg/ml, gocce orali, soluzione. Composizione qualitativa e quantitativa 1 ml contiene 33,1 mg di paroxetina (come paroxetina mesilato). 1 goccia contiene 1 mg di paroxetina (come paroxetina mesilato). Eccipienti con effetti noti: Contiene 111 mg/ml di etanolo e 811 mg/ml di glicole propilenico. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1. Forma farmaceutica Gocce orali, soluzione Informazioni cliniche Indicazioni terapeutiche Trattamento di: - Episodio di depressione maggiore - Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) - Disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia - Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale - Disturbo d’ansia generalizzata - Disturbo da stress post-traumatico Posologia e modo di somministrazione Posologia Episodio di depressione maggiore La dose raccomandata è di 20 mg, una volta al giorno. In generale, il miglioramento nei pazienti inizia dopo una settimana, ma può divenire evidente solo dalla seconda settimana di terapia. Come per tutti i farmaci antidepressivi, il dosaggio deve essere rivisto e aggiustato se necessario entro le prime tre-quattro settimane dall'inizio della terapia ed i

23 seguito secondo quanto ritenuto clinicamente appropriato. In alcuni pazienti, che hanno una risposta insufficiente alla dose di 20 mg, la dose può essere aumentata gradualmente fino ad un massimo di 50 mg al giorno, con aumenti graduali di 10 mg, in base alla risposta del paziente. I pazienti con depressione devono essere trattati per un periodo sufficiente di almeno sei mesi per assicurarsi che siano liberi da sintomi. Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 20 mg al giorno e la dose può essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg sino alla dose raccomandata. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall' aumento graduale della dose fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo ossessivo compulsivo (OCD) devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1). Disturbo da attacchi di panico La dose raccomandata è di 40 mg al giorno. I pazienti devono iniziare con una dose di 10 mg al giorno e la dose può essere aumentata gradualmente, con aumenti di 10 mg, fino al raggiungimento della dose raccomandata, in base alla risposta del paziente. Una bassa dose iniziale è raccomandata per ridurre al minimo il potenziale peggioramento della sintomatologia da panico, come si è osservato generalmente nel trattamento iniziale di questo disturbo. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, fino ad un massimo di 60 mg al giorno. I pazienti con disturbo da attacchi di panico devono essere trattati per un periodo sufficiente ad assicurare che siano liberi da sintomi. Tale periodo può essere di diversi mesi o anche più lungo (vedere paragrafo 5.1). Disturbo d’ansia sociale/fobia sociale La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato regolarmente (vedere paragrafo 5.1). Disturbo d’ansia generalizzato La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad un massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato regolarmente (vedere paragrafo 5.1). Disturbo post-traumatico da stress La dose raccomandata è di 20 mg al giorno. Se dopo alcune settimane si osserva una risposta insufficiente alla dose raccomandata, alcuni pazienti possono trarre beneficio dall'aumento graduale della dose, con aumenti di 10 mg, fino ad u

24 massimo di 50 mg al giorno. L'uso a lungo termine deve essere valutato regolarmente (vedere paragrafo 5.1). Informazioni generali Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interazione del trattamento con paroxetina Si deve evitare un'interruzione brusca del trattamento (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). Nel regime a riduzioni graduali della posologia usato negli studi clinici è stato utilizzato un decremento progressivo della dose giornaliera pari a 10 mg ad intervalli settimanali. Se si dovessero manifestare, a seguito della riduzione della dose o al momento dell’interruzione del trattamento, sintomi non tollerati, si può prendere in considerazione il ripristino della dose prescritta in precedenza. Successivamente il medico può continuare a ridurre la dose ma in modo più graduale. Popolazioni speciali: Bambini/adolescenti (7-17 anni) La paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini ed adolescenti in quanto è stato riscontrato in studi clinici controllati come la paroxetina sia associata ad un aumento del rischio di comportamento suicidario e di atteggiamento ostile. Inoltre, in tali studi l'efficacia non è stata dimostrata in modo adeguato (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). Bambini di età inferiore ai 7 anni L’uso di paroxetina in bambini di età inferiore a 7 anni non è stato studiato. La paroxetina non deve essere usata fino a quando la sicurezza e l'efficacia in questo gruppo di età non siano state determinate. Anziani Nei soggetti anziani è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina; tuttavia, l’intervallo delle concentrazioni è sovrapponibile a quello osservato in soggetti più giovani. Il trattamento deve iniziare alle stesse dosi iniziali utilizzate nell'adulto. In alcuni pazienti può essere utile l'incremento della dose, ma la dose massima non deve superare i 40 mg al giorno. Insufficienza renale/epatica In pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina < 30 ml/min) o in pazienti con insufficienza epatica è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina. Pertanto, il dosaggio deve essere limitato alle dosi più basse dell'intervallo posologico. Modo di somministrazione Si raccomanda di somministrare la paroxetina una volta al giorno, al mattino, con del cibo.

Per la somministrazione possono essere utilizzati il flacone con il contagocce o la siringa orale. La dose deve essere misurata in gocce (utilizzando il contagocce) o in ml (utilizzando la siringa orale), dove 20 gocce corrispondono a 20 mg e 1 ml corrisponde a 33,1 mg. Il medico/lo specialista deve prendere in considerazione la necessità di misurare la dose in ml con una siringa anziché in gocce o di prescrivere un’altra forma farmaceutica disponibile a pazienti che possano avere potenziali problemi nel conteggio del numero previsto di gocce. Somministrazione con il contagocce Il contagocce deve essere utilizzato quando è prevista una dose dai 10 ai 30 mg. Le dosi devono essere misurate in gocce. Si veda la tabella sotto riportata: Contagocce Dose Numero di gocce 10 mg 10 20 mg 20 30 mg 30 Somministrazione con la siringa orale Utilizzare la siringa orale per somministrare dosi da 40 a 60 mg. La siringa orale riporta una graduazione in ml riferita alla dose di paroxetina. Si veda la tabella seguente: Siringa Orale Dose Quantità in ml 40 mg 1,2 50 mg 1,5 60 mg 1,8 Per utilizzare la siringa orale la punta della siringa deve essere inserita nel contagocce in plastica sul flacone, il flacone deve essere capovolto e la quantità prescritta di ml deve essere aspirata nella siringa. La quantità necessaria di gocce o ml deve essere versata in un bicchiere d’acqua e successivamente mescolata. Si deve bere tutto il contenuto del bicchiere. Dopo ogni uso la siringa orale deve essere sciacquata con acqua e lasciata asciugare all’aria.

Controindicazioni Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. La paroxetina è controindicata in associazione con farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO). In circostanze eccezionali, il linezolid (un antibiotico che è un inibitore reversibile non selettivo delle monoamino-ossidasi) può essere somministrato in combinazione con la paroxetina nel caso in cui sussistano le condizioni per un attento controllo dei sintomi della sindrome serotoninergica e per il monitoraggio della pressione arteriosa (vedere paragrafo 4.5). Il trattamento con la paroxetina può essere iniziato: – due settimane dopo l'interruzione del trattamento con un IMAO non reversibile, oppure – almeno 24 ore dopo l'interruzione del trattamento con un IMAO reversibile (per esempio moclobemide, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene; un IMAO reversibile non selettivo usato come agente evidenziatore preoperatorio)). L'inizio della terapia con qualsiasi IMAO deve avvenire ad almeno una settimana di distanza dall' interruzione del trattamento con la paroxetina. La paroxetina è controindicata in combinazione con tioridazina o con pimozide (vedere paragrafo 4.5). Avvertenze speciali e precauzioni di impiego Il trattamento con la paroxetina deve essere iniziato per cautela due settimane dopo la cessazione del trattamento con IMAO irreversibili o 24 ore dopo la cessazione del trattamento con IMAO reversibili. Il dosaggio della paroxetina deve essere aumentato gradualmente fino a raggiungere una risposta ottimale (vedere paragrafi 4.3 e 4.5). Popolazione pediatrica La paroxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, tuttavia, in base ad esigenze mediche, dovesse essere presa la decisione di effettuare il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per la comparsa di sintomi suicidari. Per di più, non sono disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale. Suicidio/ideazione suicidaria o peggioramento del quadro clinic

La depressione è associata ad un aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (suicidio/eventi correlati). Tale rischio persiste fino a che si verifichi una remissione significativa. Poiché possono non verificarsi miglioramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immediatamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati fino ad avvenuto miglioramento. È esperienza clinica in generale che il rischio di suicidio può aumentare nelle prime fasi del miglioramento. Altre patologie psichiatriche per le quali la paroxetina è prescritta possono anche essere associate ad un aumentato rischio di comportamento suicidario. Inoltre, queste patologie possono essere associate al disturbo depressivo maggiore. Quando si trattano pazienti con disturbi depressivi maggiori si devono pertanto osservare le stesse precauzioni seguite durante il trattamento di pazienti con altre patologie psichiatriche. Pazienti con anamnesi positiva per eventi suicidio-correlati, o che manifestano un grado significativo di ideazione suicidaria prima dell'inizio del trattamento, sono noti ad avere un rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il trattamento. Una metanalisi degli studi clinici condotti negli adulti con farmaci antidepressivi in confronto con placebo nella terapia di disturbi psichiatrici, ha mostrato un aumento del rischio di comportamento suicidario nella fascia di età inferiore a 25 anni dei pazienti trattati con antidepressivi rispetto al placebo (vedere anche paragrafo 5.1). La terapia farmacologica con antidepressivi deve essere sempre associata ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli ad alto rischio, specialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo cambiamenti di dose. I pazienti (e chi si prende cura di loro) devono essere avvertiti della necessità di monitorare e di riportare immediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del quadro clinico, l’insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di insoliti cambiamenti comportamentali. Acatisia/irrequietezza psicomotoria L'uso della paroxetina è stato associato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da una sensazione interiore di irrequietezza e di agitazione psicomotoria quale l'impossibilità di sedere o stare immobile, generalmente associata ad un malessere soggettivo. Ciò è più probabile che accada entro le prime settimane di trattamento. In pazienti che sviluppino tali sintomi, l'aumento della dose può essere dannoso. Sindrome serotoninergica/sindrome maligna da neurolettici In rare occasioni, sono stati riportati eventi di comparsa della sindrome serotoninergica o della sindrome maligna da neurolettici, in associazione al trattamento con paroxetina, in particolare quando somministrata in concomitanza ad altri farmaci serotoninergici e/o neurolettici. Poiché tali sindromi possono comportare condizioni potenzialmente pericolose per la vita, il trattamento con la paroxetina deve essere interrotto nel caso compaiano tali eventi (caratterizzati da una sintomatologia che include ipertermia, rigidità, mioclono, squilibri del sistema nervoso autonomo con possibile rapida fluttuazione dei segni vitali, cambiamenti dello stato mentale comprendenti confusione, irritabilità, agitazione estrema ch

28 evolve in delirio e coma) e deve essere iniziato un trattamento sintomatico di supporto. La paroxetina non deve essere usata in associazione a precursori della serotonina (quali L-triptofano, oxitriptano) a causa del rischio di sindrome serotoninergica (vedere paragrafi 4.3 e 4.5). Mania Come con tutti gli antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con anamnesi positiva di mania. La paroxetina deve essere sospesa in tutti i pazienti che entrano in una fase maniacale. Compromissione renale/epatica Si raccomanda cautela nei pazienti con compromissione renale grave o nei pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafo 4.2). Diabete Nei pazienti diabetici il trattamento con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) può alterare il controllo glicemico. Può essere necessario un aggiustamento della dose dell'insulina e/o degli ipoglicemizzanti orali. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che quando paroxetina e pravastatina sono co-somministrate può verificarsi un aumento dei livelli di glucosio nel sangue (vedere paragrafo 4.5). Epilessia Come altri antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con epilessia. Crisi convulsive L'incidenza complessiva di crisi convulsive in pazienti trattati con paroxetina è inferiore allo 0,1%. Il farmaco deve essere sospeso in tutti i pazienti che presentano crisi convulsive. Terapia elettroconvulsivante (ECT) L’esperienza clinica nella somministrazione concomitante di paroxetina con terapia elettroconvulsivante (ECT) è limitata. Glaucoma Come altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la paroxetina può causare midriasi e deve essere usata con cautela nei pazienti con glaucoma ad angolo chiuso o con anamnesi positiva per glaucoma. Patologie cardiache In pazienti con patologie cardiache devono essere osservate le precauzioni consuete. Prolungamento QT Dopo la commercializzazione sono stati segnalati casi di prolungamento dell'intervallo QT.

La paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con una storia (anche familiare) di prolungamento dell’intervallo QT, uso concomitante di medicinali antiaritmici o altri medicinali che potenzialmente possono prolungare l’intervallo QT, patologie cardiache preesistenti rilevanti quali insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica, blocco cardiaco o aritmie ventricolari, bradicardia e ipopotassiemia o ipomagnesiemia (vedere paragrafi 4.3 e 4.5) Iponatriemia Raramente è stata riportata iponatriemia, prevalentemente negli anziani. Deve essere esercitata cautela anche in quei pazienti a rischio di iponatriemia, per esempio per terapie concomitanti e cirrosi. L'iponatriemia è in genere reversibile dopo la sospensione della paroxetina. Emorragia Con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono stati riportati casi di disturbi emorragici a livello cutaneo, quali ecchimosi e porpora. Sono state riportate altre manifestazioni emorragiche, per esempio emorragie gastrointestinali e ginecologiche. I pazienti anziani possono essere maggiormente a rischio di eventi emorragici non correlati alle mestruazioni. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)/inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI) possono aumentare il rischio di emorragia postpartum (vedere paragrafi 4.6 e 4.8). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) in concomitanza ad anticoagulanti orali, a farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazine, gran parte degli antidepressivi triciclici (ADT), acido acetilsalicilico, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie (vedere paragrafo 4.8). Interazione con Tamoxifene La paroxetina, un potente inibitore del CYP2D6, può portare a concentrazioni ridotte di endoxifene, uno dei metaboliti attivi più importanti del tamoxifene. Pertanto, quando possibile paroxetina deve essere evitata durante il trattamento con tamoxifene. Farmaci che influenzano il pH gastrico La concentrazione plasmatica di paroxetina può essere influenzata dal pH gastrico nei pazienti che la assumono in soluzione orale. Dati in vitro hanno dimostrato che il rilascio del principio attivo dalla soluzione richiede un ambiente acido, inoltre l’assorbimento può essere ridotto in pazienti con un elevato pH gastrico o acloridria, così come dopo l’uso di alcuni farmaci (antiacidi, antagonisti dei recettori H2 dell’istamina, inibitori della pompa protonica), in alcuni stati patologici (quali gastriti atrofiche, anemia perniciosa, infezione cronica da Helicobacter pilori) e dopo interventi chirurgici (vagotomia, gastrectomia).

La dipendenza dal pH deve essere tenuta in considerazione in caso di impiego di diversa forma farmaceutica di paroxetina (ad esempio la concentrazione plasmatica di paroxetina può diminuire nei pazienti con pH gastrico elevato che passano dalle compresse alla soluzione orale). Pertanto porre cautela nei pazienti che iniziano o terminano un trattamento con farmaci che aumentano il pH gastrico. In questi casi potrebbero essere necessari aggiustamenti della dose. Sintomi da sospensione osservati in caso di interruzione del trattamento con paroxetina I sintomi da sospensione osservati in caso di interruzione del trattamento sono comuni, in particolare in caso di brusca interruzione (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici gli eventi avversi osservati in seguito all'interruzione del trattamento si presentavano nel 30% dei pazienti in trattamento con la paroxetina, in confronto al 20% dei pazienti trattati con placebo. L'insorgenza di sintomi da sospensione non è la stessa nei casi in cui un farmaco induce assuefazione o dipendenza. Il rischio di comparsa dei sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, compresi la durata della terapia, la dose e il tasso di riduzione della dose. Sono stati riportati capogiri, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente, l'intensità di tali sintomi è da lieve a moderata, tuttavia in alcuni pazienti può essere grave. In genere compaiono entro i primi giorni dalla sospensione del trattamento, ma vi sono stati casi molto rari nei quali sono comparsi in pazienti che avevano inavvertitamente dimenticato una dose. Generalmente, tali sintomi sono auto-limitanti, e di solito si risolvono entro due settimane, sebbene in alcuni individui possono durare più a lungo (due-tre mesi o più). Si consiglia pertanto di ridurre gradualmente la dose di paroxetina, quando si sospende il trattamento, nel corso di un periodo di diverse settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interazione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2). Disfunzione sessuale Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono causare sintomi di disfunzione sessuale (vedere paragrafo 4.8). Sono stati segnalati casi di disfunzione sessuale a lungo termine con persistenza dei sintomi dopo l’interruzione dell’uso di SSRI. Eccipienti Questo medicinale contiene 67 mg di etanolo in ogni 20 gocce che equivalgono a 111 mg/ml (11% p/v). La quantità in 20 gocce equivale a meno di 2 ml di birra o 1 ml di vino. La piccola quantità di alcol in questo medicinale non avrà effetti evidenti. Questo medicinale contiene 490 mg di glicole propilenico in ogni 20 gocce che equivalgono a 811 mg/ml. Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per un ml, cioè essenzialmente "senza sodio".

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione Farmaci serotoninergici Come con altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la somministrazione contemporanea di farmaci serotoninergici può portare alla insorgenza di effetti associati alla 5HT (sindrome serotoninergica: vedere paragrafo 4.4). Occorre avvertire di prestare cautela ed è inoltre richiesto un più attento controllo clinico quando farmaci serononinergici (quali L-triptofano, triptani, tramadolo, linezolid, metiltioninio cloruro (blu di metilene), SSRI, litio, petidina, buprenorfina e preparazioni a base di iperico o erba di San Giovanni - Hypericum perforatum) sono somministrati in concomitanza con paroxetina. Porre cautela anche nei casi di uso di fentanil, somministrato nell’anestesia generale o nel trattamento del dolore cronico. L’uso contemporaneo di paroxetina ed IMAO è controindicato a causa del rischio della sindrome serotoninergica. (vedere paragrafo 4.3). Pimozide Aumenti dei livelli di pimozide nel sangue pari in media a 2,5 volte sono stati dimostrati durante uno studio in cui una dose bassa singola di pimozide (2 mg) è stata somministrata assieme a 60 mg di paroxetina. Ciò è dovuto alle note proprietà inibitorie della paroxetina sull’enzima CYP2D6. L’uso concomitante della pimozide e della paroxetina è controindicato, a causa del ristretto indice terapeutico della pimozide e della nota possibilità della pimozide di prolungare l’intervallo QT (vedere paragrafo 4.3). Farmaci che prolungano l'intervallo QT Il rischio di prolungamento QTc e/o di aritmie ventricolari (es. TdP) può essere maggiore con l'uso concomitante di altri prodotti medicinali che prolungano l'intervallo QTc (es. alcuni antipsicotici) (vedere paragrafo 4.4). L'uso concomitante di tioridazina e paroxetina è controindicato, in quanto, come con altri prodotti medicinali che inibiscono l'enzima epatico CYP450 2D6, la paroxetina può innalzare i livelli plasmatici di tioridazina che può prolungare l'intervallo QT (vedere paragrafo 4.3). Enzimi preposti al metabolismo dei farmaci Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dalla induzione o dalla inibizione degli enzimi che metabolizzano i farmaci. Qualora la paroxetina sia somministrata in concomitanza con un farmaco noto per essere un inibitore del metabolismo enzimatico, deve essere preso in considerazione l'uso delle dosi più basse dell'intervallo posologico. Nel caso in cui la somministrazione avvenga in concomitanza con farmaci noti per essere induttori del metabolismo enzimatico (ad esempio carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale, fenitoina) o con fosamprenavir/ritonavir non è richiesto alcun aggiustamento della dose iniziale. Qualsiasi modifica della posologia della paroxetina (sia dopo l'inizio che dopo l'interruzione di un induttore enzimatico) deve essere basata sulla risposta clinica (tollerabilità ed efficacia). Bloccanti neuromuscolari Gli SSRI possono ridurre l'attività della colinesterasi plasmatica con conseguente prolungamento dell'azione di blocco neuromuscolare di mivacurio e suxametonio.

Fosamprenavir/ritonavir La somministrazione concomitante di fosamprenavir/ritonavir 700/100 mg due volte al giorno con 20 mg di paroxetina una volta al giorno in volontari sani per 10 giorni faceva diminuire significativamente i livelli plasmatici di paroxetina del 55% circa. I livelli plasmatici di fosamprenavir/ritonavir durante la somministrazione concomitante con paroxetina sono risultati simili ai valori di riferimento ottenuti con altri studi, indicando come la paroxetina non eserciti alcun effetto significativo sul metabolismo del fosamprenavir/ritonavir. Non esistono dati disponibili sull’effetto della somministrazione concomitante a lungo termine di paroxetina e fosamprenavir/ritonavir per più di 10 giorni. Prociclidina La somministrazione giornaliera di paroxetina aumenta in modo significativo i livelli plasmatici di prociclidina. Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta. Anticonvulsivanti Carbamazepina, fenitoina, sodio valproato. La somministrazione concomitante non sembra mostrare alcun effetto sul profilo farmacocinetico e farmacodinamico dei pazienti epilettici. Potenza inibitoria di paroxetina sul CYP2D6 Come altri antidepressivi, inclusi altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), la paroxetina inibisce l'enzima CYP2D6 del citocromo epatico P450. L'inibizione del CYP2D6 può portare all'aumento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci somministrati in concomitanza e metabolizzati da questo enzima. Sono compresi alcuni antidepressivi triciclici (ad esempio clomipramina, nortriptilina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad esempio perfenazina e tioridazina, vedere paragrafo 4.3 e precedente sezione "Farmaci che prolungano l'intervallo QT" all'interno del paragrafo 4.5), risperidone, atomoxetina, alcuni antiaritmici di Tipo 1 C (ad esempio propafenone e flecainide) e metoprololo. Non è raccomandato l'uso di paroxetina in associazione con il metoprololo quando somministrato nella insufficienza cardiaca, a causa del ridotto indice terapeutico del metoprololo in questa indicazione. In letteratura è stata riportata un'interazione farmacocinetica tra gli inibitori del CYP2D6 e il tamoxifene, che mostra una riduzione del 65-75% dei livelli plasmatici di una delle forme più attive di tamoxifene, per esempio l'endoxifene. In alcuni studi è stata riportata una riduzione dell'efficacia del tamoxifene con l'uso concomitante di alcuni antidepressivi SSRI. Poiché non è possibile escludere un effetto ridotto del tamoxifene, la co-somministrazione con potenti inibitori del CYP2D6 (inclusa la paroxetina) deve essere evitata, ove possibile (vedere paragrafo 4.4). Alcool Come con altri farmaci psicotropi, i pazienti devono essere avvertiti di evitare l’uso di alcol in corso di trattamento con la paroxetina.

Anticoagulanti orali Può verificarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e anticoagulanti orali. L'uso concomitante di paroxetina ed anticoagulanti orali può portare ad un aumento della attività anticoagulante ed al rischio di emorragie. Pertanto la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali (vedere paragrafo 4.4). Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), acido acetilsalicilico ed altri antiaggreganti piastrinici Può verificarsi una interazione farmacodinamica tra paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico. L'uso concomitante di paroxetina e FANS/acido acetilsalicilico può portare ad un aumento del rischio di emorragie (vedere paragrafo 4.4). Si consiglia cautela nei pazienti che assumono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) in concomitanza ad anticoagulanti orali, a farmaci noti per influire sulla funzione piastrinica o ad altri farmaci che possono aumentare il rischio di emorragie (per esempio antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazine, gran parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per disturbi emorragici o condizioni che possono predisporre ad emorragie. Pravastatina E’ stata osservata una interazione tra paroxetina e pravastatina in studi che suggeriscono che la somministrazione concomitante di paroxetina e pravastatina può portare ad un aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Per i pazienti con diabete mellito che ricevono sia paroxetina che pravastatina può essere necessario un aggiustamento del dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti orali e /o insulina (vedere paragrafo 4.4). Farmaci che influiscono sul pH gastrico Dati in vitro hanno dimostrato che il rilascio della paroxetina dalla soluzione orale è pH dipendente. Pertanto, farmaci che alterano il pH gastrico (quali antiacidi, inibitori della pompa protonica o antagonisti del recettore-H2 dell’istamina) possono influire sulle concentrazioni plasmatiche di paroxetina in pazienti che assumono la soluzione orale (vedere paragrafo 4.4). Fertilità, gravidanza e allattamento Gravidanza Alcuni studi epidemiologici hanno indicato un aumento nel rischio di malformazioni congenite, in particolare cardiovascolari (ad es. difetti del setto ventricolare e del setto atriale), associati all’assunzione della paroxetina durante il primo trimestre di gravidanza. Il meccanismo non è noto. I dati indicano che il rischio di partorire un neonato con un difetto cardiovascolare, a seguito dell’esposizione materna alla paroxetina, è inferiore al 2/100, a fronte del rischio atteso, pari a circa 1/100, per tali difetti nella popolazione generale. La paroxetina deve essere somministrata in gravidanza solo quando strettamente indicato. Il medico, all’atto della prescrizione, dovrà valutare l’opzione di trattament

34 alternativi in donne in gravidanza o che stiano pianificando una gravidanza. L'interruzione brusca durante la gravidanza deve essere evitata (vedere “Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina”, paragrafo 4.2). I dati osservazionali individuano un rischio aumentato (inferiore a 2 volte) di emorragia postpartum in seguito a esposizione a SSRI/SNRI nel mese precedente il parto (vedere paragrafi 4.4 e 4.8). I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l'uso materno della paroxetina continua negli stadi più avanzati della gravidanza, in particolare nel terzo trimestre. I seguenti sintomi si possono presentare nei neonati in seguito all'uso materno della paroxetina negli stadi più avanzati della gravidanza: difficoltà respiratorie, cianosi, apnea, crisi convulsive, temperatura instabile, difficoltà nell'alimentazione, vomito, ipoglicemia, ipertonia, ipotonia, iperreflessia, tremore, stato di agitazione, irritabilità, letargia, pianto persistente, sonnolenza e difficoltà nell'addormentamento. Tale sintomatologia potrebbe essere dovuta agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicazioni iniziano durante il parto o subito dopo (meno di 24 ore). Dati epidemiologici hanno suggerito che l’utilizzo di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), durante la gravidanza, in particolare negli stati avanzati della gravidanza, può causare un aumento del rischio di ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN). Il rischio osservato è stato di circa 5 casi su 1000 gravidanze. Nella popolazione generale si presentano da 1 a 2 casi di PPHN su 1000 gravidanze. Studi negli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva, ma non hanno indicato effetti dannosi diretti rispetto alla gravidanza, sviluppo embrio-fetale, parto o sviluppo postnatale (vedere paragrafo 5.3). Allattamento Piccole quantità di paroxetina sono escrete nel latte materno. In studi pubblicati, le concentrazioni sieriche di neonati allattati al seno non erano rilevabili (< 2 nanogrammi/ml) o molto basse (< 4 nanogrammi/ml). In questi neonati non è stato osservato alcun segno degli effetti del farmaco. Siccome non è previsto alcun effetto, l’allattamento al seno può essere preso in considerazione. Fertilità I dati sugli animali hanno dimostrato che paroxetina può influire sulla qualità dello sperma (vedere sezione 5.3). Dati in vitro su materiale umano rilevano qualche effetto sulla qualità dello sperma, tuttavia, nell’uomo pazienti trattati con SSRI (inclusa paroxetina) hanno dimostrato che l’effetto sulla qualità dello sperma è reversibile. Finora non è stato osservato impatto sulla fertilità. Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinar

L'esperienza clinica ha dimostrato che la terapia con paroxetina non è associata a compromissione della funzione cognitiva o psicomotoria. Tuttavia, come con tutti i farmaci psicoattivi, i pazienti devono essere avvertiti di usare cautela nella guida di autoveicoli e nell'uso di macchinari. Sebbene la paroxetina non aumenti gli effetti dannosi psichici e motori indotti dalla assunzione di alcool, non è consigliato l'uso concomitante di paroxetina e alcool. Effetti indesiderati Alcune delle reazioni avverse al farmaco sotto riportate possono diminuire in intensità e frequenza con la continuazione del trattamento e non comportano generalmente interruzione della terapia. Le reazioni avverse sono elencate di seguito per classificazione sistemica organica e per frequenza. Le frequenze sono definite come: molto comuni (≥1/10), comuni (≥1/100 a <1/10), non comuni (≥1/1.000 a <1/100), rare (≥1/10.000 a <1/1.000), molto rare (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Patologie del sistema emolinfopoietico Non comuni: disturbi emorragici, in particolare a carico della cute e delle mucose (inclusi ecchimosi e sanguinamenti ginecologici), leucopenia. Molto rari: trombocitopenia. Disturbi del sistema immunitario Molto rari: reazioni allergiche gravi e potenzialmente fatali (incluse reazioni anafilattoidi ed angioedema). Patologie endocrine Molto rari: sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comuni: aumento dei livelli di colesterolo, diminuzione dell'appetito. Non comuni: nei pazienti diabetici è stata riportata una alterazione del controllo glicemico (vedere paragrafo 4.4). Rari: iponatremia. L'iponatremia è stata soprattutto riportata in pazienti anziani ed è talvolta dovuta alla sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH). Disturbi psichiatrici Comuni: sonnolenza, insonnia, agitazione, sogni anormali (inclusi incubi). Non comuni: confusione, allucinazioni. Rari: reazioni maniacali, ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, acatisia (vedere paragrafo 4.4). Non nota: idea suicida, comportamento suicida, aggressività, bruxismo. Casi di idea suicida e comportamento suicida sono stati riportati durante la terapia con paroxetina o non appena venga interrotto il trattamento (vedere paragrafo 4.4). Casi di aggressività sono stati osservati nell’esperienza post-immissione in commercio. Tali sintomi possono anche essere dovuti alla patologia di base.

Patologie del sistema nervoso Comuni: capogiri, tremori, cefalea, concentrazione compromessa. Non comuni: disturbi extrapiramidali. Rari: convulsioni, sindrome delle gambe senza riposo (RLS). Molto rari: sindrome serotoninergica (i sintomi possono includere agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore). Sono stati riportati casi di disturbi extrapiramidali, inclusa distonia oro-facciale, a volte in pazienti già affetti da disturbi del movimento o in pazienti in trattamento con farmaci neurolettici. Patologie dell’occhio Comuni: visione annebbiata. Non comuni: midriasi (vedere paragrafo 4.4). Molto rari: glaucoma acuto. Patologie dell’orecchio e del labirinto Non nota: tinnito Patologie cardiache Non comuni: tachicardia sinusale. Rari: bradicardia. Patologie vascolari Non comuni: aumento o calo transitorio della pressione arteriosa, ipotensione posturale. Sono stati riportati aumenti o cali transitori della pressione arteriosa in seguito a trattamento con paroxetina, di solito in pazienti con preesistente ipertensione o ansia. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Comuni: sbadiglio. Patologie gastrointestinali Molto comuni: nausea. Comuni: stipsi, diarrea, vomito, bocca secca. Molto rari: emorragie gastrointestinali. Non nota: colite microscopica. Patologie epato-biliari Rari: incremento degli enzimi epatici. Molto rari: eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata ad ittero e/o insufficienza epatica). Sono stati riportati incrementi degli enzimi epatici. Nel periodo successivo all'immissione in commercio sono stati anche riferiti, molto raramente, eventi a carico del fegato (quali epatite, talvolta associata a ittero e/o insufficienza epatica). Si deve prendere in considerazione la sospensione del trattamento nel caso di persistente incremento dei valori dei test di funzionalità epatica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comuni: sudorazione. Non comuni: rash cutaneo, prurito. Molto rari: reazioni avverse cutanee gravi (che includono eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica), orticaria, reazioni di fotosensibilità. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Rari: artralgia, mialgia. Studi epidemiologici, condotti principalmente in pazienti di 50 anni e più, mostrano un aumentato rischio di fratture ossee in pazienti che assumono inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e antidepressivi triciclici (TCA). Il meccanismo che comporta questo rischio non è noto. Patologie renali ed urinarie Non comuni: ritenzione urinaria, incontinenza urinaria Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Molto comuni: disfunzioni sessuali. Rari: iperprolattinemia/galattorrea, disturbi mestruali (compresi menorragia, metrorragia, amenorrea, ritardo e mestruazioni irregolari). Molto rari: priapismo. Non nota: emorragia postpartum. L’evento è stato riferito per la classe terapeutica di SSRI/SNRI (vedere paragrafi 4.4 e 4.6). Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comuni: astenia, aumento del peso corporeo. Molto rari: edema periferico. Sintomi da sospensione osservati in seguito ad interruzione del trattamento con paroxetina Comuni: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, ansia, cefalea. Non comuni: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi della visione, palpitazioni, diarrea, irritabilità. L'interruzione del trattamento con paroxetina (soprattutto se brusca) porta in genere a sintomi da sospensione. Sono stati riportati capogiri, disturbi del sensorio (comprese parestesia, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (compresi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi visivi. Generalmente, tali eventi sono da lievi a moderati ed auto-limitanti, tuttavia in alcuni pazienti possono essere gravi e/o prolungati. Si consiglia pertanto, se non è più richiesto il trattamento con paroxetina, di interromperne gradualmente l’assunzione, tramite un decremento graduale della dose (vedere paragrafi 4.2 e 4.4).

Eventi avversi da studi clinici su pazienti pediatriciSono stati osservati i seguenti eventi avversi: aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidio e ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell'atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L'incremento dell'atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi osservati sono: diminuzione dell'appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell'umore), emorragie, per lo più della cute e delle mucose. I sintomi osservati dopo l’interruzione/riduzione di paroxetina, sono: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell'umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4.). Vedere il paragrafo 5.1 per ulteriori informazioni sugli studi clinici pediatrici. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazionireazioni-avverse Sovradosaggio Sintomi e segni Sulla base delle informazioni disponibili riguardo al sovradosaggio con paroxetina, appare evidente un ampio margine di sicurezza. L'esperienza nei casi di sovradosaggio di paroxetina ha indicato che, oltre ai sintomi descritti nel paragrafo 4.8, possono verificarsi febbre e contrazioni muscolari involontarie. I pazienti si sono generalmente ripresi senza gravi conseguenze anche nei casi in cui la paroxetina è stata assunta, da sola, fino a dosi di 2000 mg. Sono stati occasionalmente riferiti eventi quali coma o alterazioni dell'ECG, molto raramente con esito fatale, ma in genere quando la paroxetina è stata assunta in associazione ad altri farmaci psicotropi, con o senza alcool. Trattamento Non è noto alcun antidoto specifico. Il trattamento deve basarsi sulle misure generali utilizzate nel trattamento del sovradosaggio da antidepressivi. Può essere considerata la somministrazione di 20 o 30 g di carbone attivo possibilmente entro poche ore dall'assunzione del sovradosaggio per diminuire l'assorbimento della paroxetina, . E' indicata una terapia di supporto con attenta osservazione e frequente monitoraggio dei segni vitali. La gestione del paziente deve essere quella indicata clinicamente.

PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE Proprietà farmacodinamiche Categoria farmacoterapeutica: Antidepressivi – inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, codice ATC: N06A B05 Meccanismo d’azione La paroxetina è un potente e selettivo inibitore della ricaptazione della 5idrossitriptamina (5-HT, serotonina); la sua azione antidepressiva e la sua efficacia nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, disturbo d'ansia sociale/fobia sociale, disturbo d'ansia generalizzata, disturbo da stress post-traumatico e disturbo da attacchi di panico si ritengono correlate a questa specifica inibizione della ricaptazione della 5-HT nei neuroni cerebrali. La paroxetina non è chimicamente correlabile ai triciclici, ai tetraciclici ed agli altri antidepressivi disponibili. La paroxetina ha bassa affinità per i recettori colinergici di tipo muscarinico e studi negli animali hanno evidenziato solo deboli proprietà anticolinergiche. In accordo con questa selettività d'azione, alcuni studi in vitro hanno evidenziato che, a differenza degli antidepressivi triciclici, paroxetina ha bassa affinità per gli alfa1, alfa2 e beta-adrenorecettori, per i recettori dopaminergici (D2), per i recettori 5HT1 like e 5-HT2, e per quelli dell'istamina (H1). Questa mancanza di interazione con i recettori post-sinaptici in vitro è stata confermata dagli studi in vivo, che hanno dimostrato l'assenza di proprietà depressive sul sistema nervoso centrale e di proprietà ipotensive. Effetti farmacodinamici La paroxetina non altera le funzioni psicomotorie e non potenzia gli effetti depressivi dell'etanolo. Analogamente ad altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, la paroxetina causa sintomi correlati all'eccessiva stimolazione del recettore della serotonina in caso di somministrazione ad animali precedentemente trattati con inibitori delle monoamino-ossidasi (MAO) o triptofano. Studi relativi al comportamento e all’EEG indicano come la paroxetina sia debolmente attivante a dosi in genere maggiori di quelle richieste per inibire la ricaptazione della serotonina. Le proprietà attivanti non sono per loro natura "anfetamino-simili". Studi nell'animale indicano che la paroxetina è ben tollerata dal sistema cardiovascolare. Paroxetina non causa modifiche significative della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e dell'ECG dopo somministrazione a soggetti sani. Studi indicano che la paroxetina, al contrario degli antidepressivi che inibiscono la ricaptazione della noradrenalina, ha una più ridotta propensione ad inibire gli effetti antiipertensivi della guanetidina. La paroxetina, nel trattamento dei disturbi depressivi, dimostra una efficacia comparabile a quella degli antidepressivi standard. Esistono anche alcune evidenze che la paroxetina possa avere un valore terapeutico nei pazienti che non rispondono alla terapia standard. La somministrazione della dose al mattino non ha alcun effetto negativo sulla qualità o la durata del sonno. Inoltre i pazienti che non rispondono alla terapia con la paroxetina possono riportare un miglioramento del sonno.

Analisi della tendenza al comportamento suicidario nell’adulto Un’analisi, specifica per paroxetina, eseguita in studi clinici controllati verso placebo in pazienti adulti con disturbi psichiatrici ha mostrato una maggior frequenza del comportamento suicidario nei giovani adulti (tra i 18 ed i 24 anni di età) trattati con paroxetina in confronto a quelli trattati con placebo (2,19% vs 0,92%). Tale aumento non è stato osservato in gruppi di età superiore. Negli adulti con disturbo depressivo maggiore (appartenenti a tutte le età), si è osservato un aumento della frequenza del comportamento suicidario nei pazienti trattati con paroxetina rispetto a quelli trattati con placebo (0,32% vs 0,05%); tutti questi eventi sono stati dei tentativi di suicidio. Tuttavia, la maggior parte di questi casi di tentativo di suicidio per paroxetina (8 su 11) ha riguardato giovani adulti (vedere anche paragrafo 4.4). Relazione dose-risposta Negli studi a dose fissa la curva dose-risposta si presenta piatta, non indicando un vantaggio in termini di efficacia nell'utilizzo di dosi più alte di quelle raccomandate. Tuttavia esistono alcuni dati clinici che suggeriscono che incrementi successivi della dose possono essere di beneficio per alcuni pazienti. Efficacia a lungo termine L'efficacia a lungo termine della paroxetina nella depressione è stata dimostrata in uno studio di mantenimento della durata di 52 settimane disegnato per valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con la paroxetina (20-40 mg al giorno) si sono verificate nel 12% dei casi, in confronto al 28% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. L'efficacia a lungo termine di paroxetina nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è stata esaminata in tre studi di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute. In uno dei tre studi è stata raggiunta una differenza significativa nella proporzione dei pazienti con ricadute tra paroxetina (38%) e placebo (59%). L'efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento del disturbo da attacchi di panico è stata dimostrata in uno studio di mantenimento di 24 settimane, con disegno atto a valutare la prevenzione delle ricadute: le ricadute nei pazienti trattati con la paroxetina (10-40 mg al giorno) si verificavano nel 5% dei casi, in confronto al 30% dei casi nei pazienti che assumevano placebo. Questo è stato supportato da uno studio di mantenimento di 36 settimane. L'efficacia a lungo termine della paroxetina nel trattamento dei disturbi d'ansia sociale e d'ansia generalizzata e del disturbo post-traumatico da stress non è stata sufficientemente dimostrata. Eventi avversi osservati in corso di studi clinici su pazienti in età pediatrica. Durante studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) in bambini ed adolescenti, sono stati riportati i seguenti eventi avversi, nei pazienti trattati con paroxetina con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e tali eventi si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo: aumento dei comportamenti correlati al suicidio (compresi tentativi di suicidi

41 ideazioni suicidarie), comportamento autolesionistico e incremento dell'atteggiamento ostile. Ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio sono stati osservati principalmente durante studi clinici con adolescenti affetti da Disturbo Depressivo Maggiore. L'incremento dell'atteggiamento ostile si è presentato in particolare nei bambini con disturbo ossessivo compulsivo, specialmente nei bambini di età inferiore ai 12 anni. Ulteriori eventi, che sono stati osservati più frequentemente nel gruppo trattato con paroxetina rispetto a quello trattato con placebo, sono stati: diminuzione dell'appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, agitazione, labilità emotiva (incluso pianto e fluttuazioni dell'umore). Negli studi dove è stato utilizzato il regime terapeutico con riduzioni graduali della dose, i sintomi riportati durante la fase di riduzione graduale o al momento della interruzione del trattamento con paroxetina, osservati con una frequenza pari ad almeno il 2% dei pazienti e che si sono verificati con una incidenza per lo meno due volte superiore rispetto al placebo, sono stati: labilità emotiva (incluso pianto, fluttuazioni dell'umore, autolesionismo, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale (vedere paragrafo 4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego). In 5 studi a gruppi paralleli, la cui durata di trattamento è stata da 8 settimane a 8 mesi, eventi avversi correlati al sanguinamento, principalmente della cute e delle mucose, sono stati osservati con una frequenza di 1,74% in pazienti trattati con paroxetina rispetto allo 0,74% dei pazienti trattati con placebo. Proprietà farmacocinetiche Assorbimento La paroxetina è ben assorbita dopo somministrazione orale e va incontro a metabolismo di primo passaggio. A causa del metabolismo di primo passaggio, la quantità di paroxetina disponibile nella circolazione sistemica è inferiore a quella assorbita dal tratto gastrointestinale. In caso di aumento del carico corporeo a seguito di dosi singole più alte o di dosi multiple si verificano una saturazione parziale dell'effetto di primo passaggio e una riduzione della clearance plasmatica. Ciò comporta un aumento non proporzionale delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina e pertanto i parametri farmacocinetici non sono costanti, con conseguente cinetica non lineare. Tuttavia la non linearità è generalmente modesta ed è limitata a quei soggetti che raggiungono bassi livelli plasmatici a basse dosi. I livelli sistemici allo stato stazionario vengono raggiunti entro 7-14 giorni dall'inizio del trattamento con le formulazioni a rilascio immediato o controllato e la farmacocinetica non sembra variare durante il trattamento a lungo termine. Distribuzione La paroxetina risulta ampiamente distribuita nei tessuti ed i calcoli farmacocinetici indicano che solo l'1% della paroxetina presente nell'organismo si trova nel plasma. Circa il 95% della paroxetina presente nel plasma è legato alle proteine, quando presente alle concentrazioni terapeutiche. Non è stata dimostrata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e gli effetti clinici (eventi avversi ed efficacia).

Biotrasformazione I principali metaboliti della paroxetina sono prodotti polari e coniugati di ossidazione e di metilazione, che vengono prontamente eliminati. In considerazione della loro relativa mancanza di attività farmacologica, è estremamente improbabile che possano contribuire agli effetti terapeutici della paroxetina. Il metabolismo non compromette la selettività di azione della paroxetina sulla ricaptazione neuronale di serotonina. Eliminazione L'escrezione urinaria della paroxetina immodificata è generalmente inferiore al 2%, mentre quella dei metaboliti è circa il 64% della dose. Circa il 36% della dose viene escreto nelle feci, probabilmente attraverso la bile, di cui la paroxetina immodificata rappresenta meno dell'l%. Pertanto la paroxetina viene eliminata quasi completamente dopo essere stata metabolizzata. L'escrezione dei metaboliti è bifasica, essendo inizialmente il risultato del metabolismo di primo passaggio e, successivamente, controllata dall’eliminazione sistemica della paroxetina. L'emivita di eliminazione è variabile, ma è generalmente di circa un giorno. Popolazioni speciali di pazienti Anziani e soggetti con compromissione renale/epatica Un aumento delle concentrazioni plasmatiche della paroxetina è stato osservato in soggetti anziani e in soggetti con grave compromissione renale ed in soggetti con compromissione epatica, ma l’intervallo delle concentrazioni plasmatiche è sovrapponibile a quello dei soggetti adulti sani. Dati preclinici di sicurezza Studi tossicologici sono stati condotti nella scimmia Rhesus e nel ratto albino; in entrambe le specie, il profilo metabolico è risultato simile a quello descritto nell'uomo. Come atteso per le amine lipofile, inclusi gli antidepressivi triciclici, è stata rilevata nei ratti una fosfolipidosi. La fosfolipidosi non è stata osservata negli studi condotti sui primati, della durata fino ad un anno, a dosi sei volte più elevate di quelle che rientrano nell'intervallo raccomandato alle dosi cliniche. Cancerogenesi: in studi della durata di due anni condotti nel topo e nel ratto, la paroxetina non ha mostrato effetti cancerogeni. Genotossicità: non è stata osservata genotossicità in una serie di test in vitro e in vivo. Studi sulla tossicità riproduttiva nei ratti hanno mostrato che paroxetina influenza la fertilità maschile e femminile attraverso la riduzione dell’indice di fertilità e il tasso di gravidanza. Nei ratti, sono stati osservati una maggiore mortalità dei piccoli ed un ritardo dell’ossificazione. Questi ultimi effetti sono probabilmente correlati alla tossicità materna e non sono considerati un effetto diretto sul feto/neonato.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE Elenco degli eccipienti Saccarina sodica (E954) Acesulfame-potassico(E950) Aroma menta (olio essenziale di menta, mentolo, eucaliptolo, etanolo, acqua) Polisorbato 80 (E433) Etanolo 96% (v/v) Glicole propilenico (E1520) Incompatibilità Non pertinente. Periodo di validità 3 anni. Una volta aperta, la soluzione deve essere utilizzata entro 56 giorni. Precauzioni particolari per la conservazione Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolaredi conservazione. Natura e contenuto del contenitore Flacone in vetro marrone da 20 ml (tipo III) riempito con almeno 18,5 ml di soluzione. Il flacone è confezionato in una scatola di cartone e contiene un contagocce LDPE e una chiusura di sicurezza HDPE a prova di bambino. Flacone in vetro marrone da 20 ml (tipo III) riempito con almeno 18,5 ml di soluzione. Il flacone è confezionato in una scatola di cartone e contiene un contagocce LDPE, una chiusura di sicurezza HDPE a prova di bambino e una siringa (polipropilene/ polietilene). È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate. Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione Nessuna istruzione particolare per lo smaltimento. Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente. TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco A.C.R.A.F. S.p.A. Viale Amelia n. 70 00181 Roma NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCI

DAPAROX 33,1 mg/ml, gocce orali, soluzione - Flacone: AIC n° 035444191 DAPAROX 33,1 mg/ml, gocce orali, soluzione - Flacone con siringa dosatrice: AIC n° 035444203 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE Data della prima autorizzazione:13 Ottobre 2008 Data del rinnovo più recente: 30 Agosto 2011 DATA DI REVISIONE DEL TESTO Dicembre 2025

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