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DOXORUBICINA TEVA

Principio attivo: DOXORUBICINA, DOXORUBICINA CLORIDRATO · ATC L01DB01 · TEVA ITALIA S.R.L.

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Principio attivo: DOXORUBICINA, DOXORUBICINA CLORIDRATO
Forma farmaceutica: Concentrato per soluzione per infusione
Dosaggio: 2 mg/ml CONCENTRATO PER SOLUZIONE PER INFUSIONE ENDOVENOSA
Via di somministrazione: ENDOVENOSA
Titolare AIC: TEVA ITALIA S.R.L.
Codice ATC: L01DB01
Regime di fornitura: Medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa
Foglietto ufficiale AIFA: Consulta sulla Banca Dati Farmaci AIFA
Medicinali equivalenti con lo stesso principio attivo
Questi medicinali contengono lo stesso principio attivo e possono essere usati come alternative, dopo il consiglio del farmacista:
· DOXORUBICINA ACCORD HEALTHCARE ITALIA - ACCORD HEALTHCARE, S.L.U.
· ZOLSKETIL PEGYLATED LIPOSOMAL - ACCORD HEALTHCARE, S.L.U.
· DOXORUBICINA AUROBINDO - EUGIA PHARMA (MALTA) LIMITED
· ADRIBLASTINA - PFIZER ITALIA S.R.L.
· CAELYX PEGYLATED LIPOSOMAL - BAXTER HOLDING BV
· CELDOXOME PEGYLATED LIPOSOMAL - BAXTER HOLDING BV
· DOXORUBICINA HIKMA - HIKMA FARMACEUTICA (PORTUGAL) S.A.
· MYOCET LIPOSOMAL - CHEPLAPHARM ARZNEIMITTEL GMBH
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Rimborsabilita: Uso ospedaliero - fascia H - A CARICO DEL SSN AMBITO OSPED.

A cosa serve questo medicinale?

Il principio attivo di questo medicinale è la doxorubicina cloridrato. La doxorubicina appartiene a un
gruppo di medicinali antitumorali (anti-cancro) detti antracicline. La doxorubicina danneggia le cellule del
tumore (cancerogene) e ne impedisce la crescita.
La doxorubicina è usata per il trattamento di:
- tumore della mammella
- tumore osseo (osteosarcoma), con somministrazione prima e dopo l’intervento chirurgico

- tumore dei tessuti molli (sarcoma dei tessuti molli avanzato negli adulti)
- tumore del polmone (carcinoma polmonare a piccole cellule)
- tumore del tessuto linfatico (linfoma Hodgkin e non Hodgkin)
- alcuni tumori del sangue (leucemie linfatiche o mieloblastiche acute)

- tumore del midollo osseo (mieloma multiplo)
- tumore del rivestimento dell’utero (carcinoma endometriale avanzato o ricorrente)
- tumori della tiroide (carcinoma tiroideo papillare/follicolare avanzato, carcinoma tiroideo
anaplastico)
- alcuni tumori della vescica (localmente avanzati o allo stadio di diffusione). Viene usata anche per
via endovescicale (nella vescica) per il tumore della vescica in fase iniziale (superficiale) per

prevenire una recidiva del tumore della vescica dopo l’intervento chirurgico.
- tumore ricorrente delle ovaie
- un particolare tumore renale pediatrico (tumore di Wilms)
- un tumore pediatrico del tessuto nervoso (neuroblastoma avanzato).

La doxorubicina viene usata anche in associazione ad altri medicinali antitumorali.

Poiché Doxorubicina Teva è un medicinale antitumorale, le verrà somministrato all’interno di un’unità speciale e sotto la supervisione di un medico qualificato nell’uso di medicinali antitumorali. Il

personale dell’unità le spiegherà a cosa deve fare particolare attenzione durante e dopo il trattamento. Questo foglio la aiuterà a ricordare cosa deve fare.

Cosa deve sapere prima di usarlo

Non usi Doxorubicina Teva se

- è allergico alla doxorubicina cloridrato, ad altri medicinali simili chiamati antracicline o
antracenedioni o ad uno qualsiasi degli eccipienti di questo medicinale (elencati al paragrafo 6)
- sta allattando.

Doxorubicina Teva non deve essere somministrata per via endovenosa (in vena) se
- presenta un calo della produzione delle cellule del sangue, un calo del funzionamento del midollo
osseo (mielosoppressione) o un’infiammazione della bocca (stomatite) dovuto al precedente
trattamento con medicinali antitumorali e/o radioterapia.
- ha una malattia infettiva.
- la funzione del suo fegato è gravemente compromessa.

- ha problemi al cuore (gravi alterazioni del ritmo cardiaco, ridotta funzionalità cardiaca,
[precedente] attacco cardiaco, infiammazione del cuore). Questi problemi possono insorgere
rapidamente e avere un decorso breve ma grave.
- è stato trattato in precedenza con doxorubicina o farmaci antitumorali simili come daunorubicina,
epirubicina, idarubicina e/o con altri medicinali appartenenti al gruppo delle antracicline e

antracenedioni (vedere “Altri medicinali e Doxorubicina Teva”) e ha ricevuto la dose massima di questi farmaci.

Doxorubicina Teva non deve essere somministrata per via endovescicale (nella vescica) se
- il tumore si è diffuso alla parete della vescica.
- ha un’infezione delle vie urinarie.
-
-
-
ha un’infiammazione della vescica.
ha problemi con l’uso del catetere (un tubicino inserito nella vescica per il drenaggio dell’urina).
ha sangue nell’urina (ematuria).

Avvertenze e precauzioni
Si rivolga al medico prima di usare Doxorubicina Teva.
Adotti speciali precauzioni con Doxorubicina Teva e informi il medico prima del trattamento se
- lei è anziano o sovrappeso.
- lei ha o ha avuto in precedenza una patologia cardiaca.
- ha ricevuto o deve ricevere vaccinazioni con vaccini di tipo vivo o vivo attenuato.

- ha problemi epatici o renali.
- ha avuto un danneggiamento del midollo osseo.
- è stato trattato con la radioterapia nella cavità toracica (mediastino).
- è stato trattato con prodotti antitumorali simili (altre antracicline o antracenedioni).

Informazioni importanti su Doxorubicina Teva
- Doxorubicina può causare l’infertilità, che può essere permanente, in uomini e donne (vedere anche
“Gravidanza, allattamento e fertilità”).
- Se percepisce un dolore acuto o una sensazione di bruciore nel punto in cui le è stata iniettata la
doxorubicina, questo può essere dovuto alla fuoriuscita di doxorubicina dalla vena. Se questo

accade, informi il medico immediatamente: questi inizierà il trattamento in un’altra vena e
monitorerà con attenzione l’area interessata.
- La sua urina può assumere un colore rossastro durante il trattamento con Doxorubicina Teva.
- Durante il trattamento con Doxorubicina Teva può avere forti sintomi di nausea, vomito e
infiammazione della mucosa della bocca o del naso. Se avverte uno di questi sintomi, lo

comunichi immediatamente al medico che le fornirà il trattamento necessario. - Durante il trattamento con Doxorubicina Teva le vaccinazioni non sono raccomandate. Deve anche evitare il contatto con le persone che sono state vaccinate di recente con il vaccino per la poliomielite.

Prima e durante il trattamento con Doxorubicina Teva, il medico: - deve controllare la sua conta ematica prima di ogni ciclo di trattamento poiché il trattamento con doxorubicina può danneggiare il midollo osseo, causando una diminuzione dei globuli bianchi e rendendo il suo organismo più suscettibile alle infezioni e alle emorragie. In caso di grave danneggiamento del midollo osseo, il medico può ridurre, interrompere o posticipare il trattamento.

- deve controllare i suoi polmoni e il suo torace per verificare che i polmoni funzionino correttamente
durante il trattamento.
- deve sottoporla a un elettrocardiogramma (ECG), un esame che registra l’attività del cuore, prima
di iniziare il trattamento con doxorubicina e durante l’intero trattamento poiché la doxorubicina può

causare l’infiammazione dei muscoli del cuore (cardiomiopatia). Questo può accadere in particolare se ha avuto una malattia cardiaca, ha più di 70 o meno di 15 anni, è stato trattato in precedenza con doxorubicina (o con altri medicinali correlati del gruppo delle antracicline) o con la radioterapia nella cavità toracica. Non deve essere superata una dose cumulativa di 450-550 mg/m2 poiché, a dosi maggiori, il rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca aumenta considerevolmente, in particolare nei bambini e nei pazienti che hanno avuto una precedente malattia cardiaca. In genere,

la dose cumulativa massima per i bambini è calcolata in 300 mg/m2 (sotto i 12 anni di età) e 450 mg/m2 (oltre i 12 anni di età). Per i neonati la dose cumulativa massima può essere ulteriormente inferiore. Il medico può effettuare anche altri esami per monitorare il funzionamento del suo cuore. - deve monitorare i livelli di acido urico nel suo sangue e verificare che assuma liquidi in quantità

sufficiente dal momento che la doxorubicina può aumentare i livelli di acido urico nel sangue
(iperuricemia).
- deve controllare regolarmente la sua bocca e la sua gola durante il trattamento poiché doxorubicina
può provocare alterazioni del rivestimento della bocca e della gola.
- deve monitorare la funzione dei suoi reni. Può rendersi necessaria una riduzione della dose.
- deve monitorare la funzione del suo fegato (mediante le analisi del sangue). Può rendersi necessaria

- del una diminuzione della dose in caso di riduzione della funzione del fegato. deve verificare le sue condizioni di salute generali poiché la doxorubicina non deve essere usata in presenza di infiammazioni, ulcere o diarrea. Le eventuali infezioni presenti devono essere trattate dal medico prima che lei inizi ad assumere Doxorubicina Teva.

Altri medicinali e Doxorubicina Teva Informi il medico o il farmacista se sta usando o ha recentemente usato o potrebbe usare qualsiasi altro medicinale.

Informi il medico se

- è stato trattato con altre antracicline o altri medicinali che possono danneggiare il cuore, ad
esempio 5-fluorouracile, ciclofosfamide o paclitaxel (medicinali antitumorali) o altri medicinali
che influenzano la funzione cardiaca (ad esempio, i calcioantagonisti come verapamil).
- è stato trattato o sta per essere trattato con trastuzumab (un medicinale antitumorale), in quanto

il medico deve monitorare la sua funzione cardiaca.
- è stato trattato con 6-mercaptopurina (un medicinale antitumorale) poiché ha un maggiore
rischio di eventi avversi al fegato.
- è stato trattato con medicinali che incidono sulle funzioni del midollo osseo, come gli agenti
citostatici (ad es. citarabina, cisplatino o ciclofosfamide), le sulfonamidi (per le infezioni), il
cloramfenicolo (per le infezioni), la fenitoina (per l’epilessia), i derivati dell’amidopirina (per il

dolore e l’infiammazione), i farmaci antiretrovirali (per l’AIDS). Questo può provocare danni al midollo osseo causando una diminuzione delle cellule del sangue. - sta assumendo una ciclosporina (per sopprimere le normali difese immunitarie) o la cimetidina (per le ulcere gastriche), che possono aumentare la quantità di doxorubicina nel sangue. Il suo medico può prendere in considerazione una riduzione della dose.

- sta assumendo il fenobarbitale (per l’epilessia) o la rifampicina (un antibiotico), perché la
quantità di doxorubicina nel sangue può diminuire e si può ottenere un effetto ridotto di
Doxorubicina Teva.
- è sottoposto attualmente o si è sottoposto in precedenza alla radioterapia, poiché gli effetti

avversi possono aumentare.
- ha assunto la ciclofosfamide (un medicinale antitumorale), poiché questo aumenta il rischio di
eventi avversi alla vescica (cistite emorragica, un’infezione della vescica che talvolta provoca la
presenza di sangue nell’urina).
- è trattato attualmente o è stato trattato in precedenza con paclitaxel (un medicinale
antitumorale), poiché possono aumentare gli effetti o gli effetti indesiderati della doxorubicina.

- sta assumendo dei medicinali che abbassano l’acido urico. Possono rendersi necessari
aggiustamenti della dose di questi medicinali dal momento che doxorubicina può provocare
l’aumento dei livelli di acido urico nel sangue.
- sta assumendo digossina (per il cuore), poiché l’effetto della digossina può diminuire.

- sta assumendo dei medicinali per il controllo dell’epilessia, ad esempio fenitoina,
carbamazepina o valproato, poiché l’effetto di questi medicinali può diminuire.
- sta assumendo medicinali tra cui l’erba di San Giovanni.
- sta assumendo anche eparina (usata per prevenire la coagulazione del sangue) o 5-fluorouracile
(un medicinale antitumorale). Se somministrata con la stessa infusione, la doxorubicina può
legarsi a questi medicinali e annullarne l’effetto.

- sta assumendo sorafenib (per il cancro non operabile al fegato ed il cancro in stadio avanzato al rene).

Gravidanza, allattamento e fertilità Se lei è una donna, deve evitare di entrare in gravidanza durante il trattamento con doxorubicina e fino a 6

mesi dopo la conclusione del trattamento. La doxorubicina non deve essere assunta durante la gravidanza.

Se lei è un uomo, deve adottare le precauzioni necessarie ad evitare che la sua partner entri in gravidanza durante il trattamento con doxorubicina e fino a 6 mesi dopo la conclusione del trattamento. Uomini e donne devono pertanto utilizzare un metodo contraccettivo efficace durante e fino a 6 mesi dopo la conclusione del trattamento.

Poiché la doxorubicina può causare l’infertilità permanente, è opportuno che parli con il medico della possibilità di congelare lo sperma prima dell’inizio del trattamento (criopreservazione o crioconservazione).

L’allattamento al seno deve essere interrotto per la durata della terapia con Doxorubicina Teva poiché una parte potrebbe passare nel latte materno e possibilmente provocare danni al nascituro.

Guida di veicoli e utilizzo di macchinari Non guidi veicoli e non usi strumenti o macchinari se non si sente bene e ha nausea, vomito o capogiri.

Doxorubicina Teva contiene sodio Questo medicinale contiene 18 mg di sodio (componente principale del sale da cucina) per flaconcino da 5 ml. Questo equivale a 0,9% dell’assunzione massima giornaliera raccomandata con la dieta di un

adulto. Questo medicinale contiene 35 mg di sodio (componente principale del sale da cucina) per flaconcino da 10 ml. Questo equivale a 1,8% dell’assunzione massima giornaliera raccomandata con la dieta di un adulto. Questo medicinale contiene 89 mg di sodio (componente principale del sale da cucina) per flaconcino da 25 ml. Questo equivale a 4,4% dell’assunzione massima giornaliera raccomandata con la dieta di un

adulto. Questo medicinale contiene 354 mg di sodio (componente principale del sale da cucina) per flaconcino da 100 ml. Questo equivale a 17,7% dell’assunzione massima giornaliera raccomandata con la dieta di un adulto.

Come usarlo

Doxorubicina Teva le verrà somministrata da un medico. Il suo medico può sottoporla ad alcuni esami, ad

esempio analisi del sangue, ECG, ecc., prima di iniziare il trattamento o durante il trattamento per stabilire la dose di Doxorubicina Teva da somministrare.

La doxorubicina viene somministrata in vena, mediante un’infusione endovenosa, oppure nella vescica.

La preparazione e la somministrazione del medicinale devono essere svolte esclusivamente da un operatore sanitario qualificato in ospedale.

La dose dipenderà dalla sua età (la dose può essere ridotta per i bambini e i pazienti anziani), dalla sua corporatura, dal suo peso e dalle sue condizioni mediche generali. Dipenderà inoltre dagli eventuali altri trattamenti che lei può aver ricevuto per il tumore. Il medico calcolerà la sua superficie corporea in metri

quadrati (m2 ). Il medicinale le verrà somministrato ogni 3 settimane per una durata di 6-12 mesi. In caso di somministrazione nella vescica, la dose può essere ripetuta a intervalli di durata compresa tra 1 settimana e 1 mese. La durata esatta del suo trattamento dipenderà dalle sue condizioni.

Pazienti con problemi renali o epatici Se ha problemi della funzione dei reni o del fegato, può rendersi necessaria una riduzione della dose.

Se le viene somministrata più Doxorubicina Teva del dovuto Dato che il medicinale viene somministrato da un medico, è improbabile che subisca un sovradosaggio. Tuttavia, se ha qualche timore, lo comunichi immediatamente al medico o all’infermiere. Gli effetti della somministrazione di una dose eccessiva di Doxorubicina Teva includono: infiammazione

dello stomaco e dell’intestino (in particolare del rivestimento), problemi al cuore e grave danneggiamento del midollo osseo (mielosoppressione). Questi effetti possono essere accompagnati da un maggiore rischio di sanguinamento e formazione di lividi e un maggiore rischio di infezioni (leucopenia). Il trattamento avviene in ospedale e consiste nella somministrazione di antibiotici e trasfusioni di sangue (soprattutto di globuli bianchi e piastrine) e nel trattamento degli eventuali effetti indesiderati. È possibile che venga trasferito in una stanza sterile. In caso di problemi al cuore, viene visitato da uno specialista

(cardiologo). Patologie cardiache potrebbero verificarsi fino a sei mesi dopo il sovradosaggio.

Se ha qualsiasi dubbio sull’uso di questo medicinale, si rivolga al medico o all’infermiere.

Possibili effetti indesiderati

Come tutti i medicinali, questo medicinale può causare effetti indesiderati sebbene non tutte le persone li manifestino.

Informi immediatamente il medico o infermiere in caso
- ha capogiri, febbre lieve, affanno con sensazione di torace o gola stretti o ha un’eruzione
cutanea pruriginosa. Questo tipo di reazione allergica può essere molto grave.
- ha sensazione di stanchezza e letargia. Questi potrebbero essere segni di anemia (ridotto numero

di globuli rossi).
- ha febbre o altri sintomi di infezione. Questi possono essere segni di ridotto numero di globuli
bianchi (che combattono le infezioni).
- manifesta maggiore facilità alla formazione di lividi o sanguinamento. Questi potrebbero essere
segni di ridotto numero di piastrine nel suo sangue (cellule che aiutano il sangue a coagulare).

Molto comuni: possono colpire più di 1 persona su 10
- Nausea, vomito, problemi dell’apparato digerente, diarrea
- Perdita dei capelli (reversibile)
- Colorazione di rosso dell’urina
- Danneggiamento del midollo osseo (mielosoppressione) con riduzione di globuli bianchi e

piastrine, che aumenta la probabilità di contrarre un’infezione e il rischio di sanguinamento o formazione di lividi - Anemia (una riduzione dei globuli rossi, che può rendere pallida la pelle e provocare debolezza o respiro corto)

- Danneggiamento del muscolo cardiaco (cardiotossicità). Il rischio aumenta se il paziente viene
trattato con la radioterapia o con altri medicinali tossici per il cuore, se il paziente è anziano o se il
paziente ha la pressione alta. Gli effetti possono verificarsi subito dopo il trattamento oppure
possono manifestarsi diversi anni dopo il trattamento.
- Infiammazione della mucosa del naso, bocca o vagina (mucosite)
- Infiammazione o ulcerazione del rivestimento di bocca (stomatite), naso o gola (esofagite), ad
es. ulcere della bocca ed herpes labiale

- Infiammazione del colon (colite)
- Sensibilità della pelle alla luce artificiale o naturale (fotosensibilità), arrossamento della pelle
- Febbre, debolezza (astenia), brividi
- Ridotto appetito

- Infezione
- Arrossamento, gonfiore, intorpidimento, dolore e formicolio a palmi e piedi (sindrome
eritrodisestesia palmo-plantare)
- Anomalie agli esami di laboratorio relativi a elettrocardiogramma (ECG)Livelli anormali di
enzimi epatici (transaminasi)
- Aumento di peso in pazienti con tumore iniziale alla mammella

Comuni: possono colpire fino a 1 persona su 10
- Avvelenamento del sangue (sepsi/setticemia)
- Disturbi del ritmo cardiaco (battito cardiaco irregolare, aumento della frequenza cardiaca,
diminuzione della frequenza cardiaca), contrazione dei ventricoli del cuore, riduzione della

quantità di sangue pompata all’organismo dal cuore, deterioramento della funzione dei muscoli
cardiaci (cardiomiopatia) che può condurre alla morte
- Infiammazione della parte più esterna dell’occhio (congiuntivite)
- Dolore addominale
- Problemi di sanguinamento (emorragia)
- Reazioni allergiche locali nei punti in cui è stato trattato con la radioterapia (la cosiddetta reazione

-
-
-
di recall da radiazione)
Prurito
Eruzione cutanea (esantema), orticaria
Colorazione più scura di aree della pelle e delle unghie (iperpigmentazione)

In seguito alla somministrazione nella vescica, possono essere osservati i seguenti effetti indesiderati
comuni:
- Difficoltà, dolore o sensazione di bruciore durante la minzione (urinazione)
- Riduzione della quantità di urina
- Aumento della frequenza delle minzioni

- Crampi alla vescica
- Infiammazione della vescica che talvolta provoca la presenza di sangue nell’urina
- Effetti indesiderati locali con la somministrazione nella vescica, come l’infiammazione della
vescica (cistite chimica)

Non comuni: possono colpire fino a 1 persona su 100
- Se associata ad altri medicinali antitumorali, doxorubicina può causare alcune forme di tumore
del sangue (leucemia). Queste forme di tumore potrebbero apparire molti anni dopo il
trattamento.
- Sanguinamento nello stomaco o nell’intestino

- Ulcere e possibile morte delle cellule tissutali (necrosi) dell’intestino crasso con sanguinamento
e infezioni in terapie combinate con citarabina (un medicinale antitumorale). Embolia
(formazione di un coagulo nei vasi sanguigni)
- Perdita di acqua (disidratazione)

Rari: possono colpire fino a 1 persona su 1.000
- Distacco delle unghie (onicolisi)
- Capogiri
- Reazioni nel sito di iniezione, inclusi prurito, eruzione cutanea e dolore, infiammazione della

vena (flebite), ispessimento o indurimento delle pareti della vena (flebosclerosi)
- Grave reazione allergica che causa difficoltà di respirazione o capogiri (reazione anafilattica)
- Sensazione di puntura o di bruciore al sito di somministrazione dovuto alla fuoriuscita di
medicinale dalla vena. Questo può causare la morte delle cellule tissutali locali e richiede un
trattamento appropriato, in alcuni casi misure chirurgiche.

Molto rari: possono colpire fino a 1 persona su 10.000

- Disturbi del ritmo cardiaco (alterazioni aspecifiche del tracciato dell’ECG)
- Casi isolati di irregolarità del battito cardiaco (aritmie) potenzialmente fatali, insufficienza
cardiaca sinistra, infiammazione del rivestimento del cuore che provoca dolore al petto e
accumulo di fluido intorno al cuore (pericardite), infiammazione del muscolo cardiaco e della

sacca che avvolge il cuore (sindrome della pericardite-miocardite), perdita di impulsi nervosi al
cuore (blocco atrioventricolare, blocco di branca)
- Ulcere nel rivestimento di bocca, gola, esofago, stomaco o intestino, colorazione (pigmentazione)
del rivestimento della bocca
- Gonfiore e intorpidimento di mani e piedi (eritemi acrali), formazione di vescicole
- Condizione in cui i reni smettono di funzionare correttamente (insufficienza renale acuta)

- Livelli eccessivamente alti di acido urico nel sangue (iperuricemia), che può causare gotta,
calcoli renali o danneggiamento dei reni a causa della rapida scomposizione del tumore
- Assenza di ciclo mestruale (amenorrea)
- Problemi di fertilità nell’uomo (calo o assenza di sperma attivo)
- Vampate di calore al viso

Non nota: la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili
- Respiro corto dovuto a crampi dei muscoli delle vie aeree (broncospasmi)
- Aumento temporaneo degli enzimi del fegato
- Grave danneggiamento del fegato che può talvolta culminare in un danneggiamento permanente
del tessuto normale del fegato (cirrosi)
-
-
-
Forte dolore e gonfiore delle articolazioni del
Infiammazione della cornea (cheratite), aumento della produzione di lacrime

Danneggiamento dovuto alle radiazioni (a pelle, polmoni, gola, esofago, rivestimento di
stomaco e intestino, cuore) che è già in fase di guarigione ma può ricomparire con il trattamento
con doxorubicina
- Chiazze di pelle spesse, squamose o con crosticine (cheratosi attinica)
- Malessere
- Shock

Segnalazione degli effetti indesiderati

Se manifesta un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, si rivolga al medico o al farmacista. Lei può inoltre segnalare gli effetti indesiderati direttamente tramite il sistema nazionale all’indirizzo www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse. Segnalando gli effetti indesiderati lei può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di

questo medicinale.

Come conservarlo

Conservi questo medicinale fuori dalla vista e dalla portata dei bambini.

Non usi questo medicinale dopo la data di scadenza che è riportata sull’etichetta o scatola dopo SCAD. La data di scadenza si riferisce all’ultimo giorno di quel mese.

Condizioni di conservazione Prima dell’apertura: conservare in frigorifero (2-8 °C). Non congelare.

Dopo l’apertura: il prodotto deve essere usato immediatamente dopo l’apertura del flaconcino.

Dopo la diluizione: La stabilità chimica e fisica in uso dopo diluizione ad una concentrazione di 0,5 mg/ml (in sodio

cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%) soluzione per infusione) è stata dimostrata per 7 giorni al riparo dalla luce a temperatura ambiente (15-25°C) e a 2-8 °C. Dopo diluizione alla concentrazione di 0,05 mg/ml, la soluzione diluita deve essere utilizzata immediatamente.

Dal punto di vista microbiologico, il medicinale deve essere usato immediatamente. Se non viene usato immediatamente, i tempi di conservazione in uso e le condizioni precedenti all’uso sono

responsabilità dell’utilizzatore. I tempi di conservazione del prodotto diluito generalmente non superano le 24 ore a 2-8 °C, a meno che la diluizione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate.

Non getti alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici. Chieda al farmacista come eliminare i medicinali che non utilizza più. Questo aiuterà a proteggere l’ambiente.

Informazioni supplementari

Cosa contiene Doxorubicina Teva - Il principio attivo è la doxorubicina cloridrato. Ogni ml di concentrato per soluzione per infusione contiene 2 mg di doxorubicina cloridrato. Ogni flaconcino da 5 ml contiene 10 mg di doxorubicina cloridrato. Ogni flaconcino da 10 ml contiene 20 mg di doxorubicina cloridrato.

Ogni flaconcino da 25 ml contiene 50 mg di doxorubicina cloridrato. Ogni flaconcino da 100 ml contiene 200 mg di doxorubicina cloridrato. - Gli eccipienti sono sodio cloruro, acido cloridrico (E507), sodio idrossido (E524) e acqua per preparazioni iniettabili.

Descrizione dell’aspetto di Doxorubicina Teva e contenuto della confezione

Doxorubicina Teva 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione è una soluzione trasparente di colore rosso. La soluzione viene fornita in flaconcini di vetro incolore, chiuse da un tappo in gomma clorobutilica e un sigillo in alluminio, coperto da un disco colorato. Doxorubicina Teva 2 mg/ml è disponibile in flaconcini da 5 ml, 10 ml, 25 ml e 100 ml. Ogni confezione contiene un flaconcino per iniezione. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio e produttore Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Teva Italia S.r.l. – Piazzale Luigi Cadorna, 4 – 20123 Milano

Produttore Pharmachemie B.V., Swensweg 5, 2031 GA Haarlem, Paesi Bassi

Questo foglio illustrativo è stato aggiornato il:

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Le informazioni seguenti sono destinate esclusivamente ai medici o agli operatori sanitari

Incompatibilità La doxorubicina è incompatibile con l’eparina, l’aminofillina, la cefalotina, il desametasone, il fluorouracile e l’idrocortisone. Doxorubicina deve essere diluito solo con soluzione p.p.i. di cloruro di sodio 9 mg/ml (0,9%) o con

soluzione p.p.i. di glucosio 50 mg/ml (5%).

Manipolazione e precauzioni per lo smaltimento Occorre prestare attenzione quando si manipola la soluzione di Doxorubicina Teva. Deve essere

evitato qualsiasi contatto con la soluzione. Durante la preparazione, deve essere adottata una tecnica strettamente asettica; le misure protettive devono comprendere l’uso di guanti, maschera, occhiali di sicurezza e indumenti protettivi. Si consiglia l’uso di una cappa a flusso laminare (LAF) verticale.

Il personale deve essere istruito alla buona tecnica di manipolazione dei farmaci citotossici. Il personale in stato di gravidanza deve essere escluso dal lavoro con questo farmaco.

In caso di contatto di Doxorubicina Teva con la cute o le membrane mucose, l’area esposta deve essere lavata a fondo con acqua e sapone. In caso di contatto della sostanza con gli occhi, sciacquare con acqua o soluzione fisiologica sterile, quindi consultare un oculista.

Dopo l’uso, i flaconi e i materiali utilizzati per l’iniezione, inclusi i guanti, devono essere distrutti conformemente alle regole per gli agenti citotossici. Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

L’inattivazione delle fuoriuscite o perdite di farmaco si ottiene con una soluzione di ipoclorito di sodio all’1% o più semplicemente con un tampone fosfato (pH>8) fino all’eliminazione della soluzione.

Tutti i materiali utilizzati per la pulizia devono essere smaltiti come indicato in precedenza.

Dosaggio e somministrazione

Il trattamento con doxorubicina deve essere iniziato da un medico o dopo aver consultato un medico

con ampia esperienza nella terapia citotossica. I pazienti devono essere monitorati frequentemente e attentamente durante il trattamento.

La doxorubicina NON può essere somministrata per via intramuscolare, sottocutanea, orale o intratecale.

La somministrazione endovenosa (e.v.) di doxorubicina deve essere eseguita con estrema attenzione; è opportuno somministrare il medicinale mediante l’infusione di una soluzione fisiologica e.v. che scorra liberamente o di glucosio al 5% nell’arco di 3-5 minuti. Questo metodo riduce al minimo il rischio di sviluppo di trombosi e stravaso perivenoso, che determina grave cellulite, vescicazione e necrosi tissutale. Doxorubicina può essere somministrata per via endovenosa come bolo nell’arco di qualche minuto, come infusione breve nell’arco di un’ora al massimo oppure come infusione continua per un massimo di 96 ore. L’iniezione endovenosa diretta è sconsigliata a causa del rischio di stravaso, che può avvenire anche in presenza di un adeguato ritorno del sangue mediante aspirazione con ago. La doxorubicina può essere diluita nell’intervallo di concentrazione compreso tra 0,05 mg/ml e 0,5 mg/ml in sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%)

soluzione per infusione utilizzando sacche per infusione non in PVC.

Somministrazione endovenosa La dose viene abitualmente calcolata in base all’area della superficie corporea (mg/m2 ). La posologia

di somministrazione di doxorubicina può variare secondo l’indicazione (tumori solidi o leucemia acuta) e secondo l’uso nel regime terapeutico specifico (in monoterapia o in associazione ad altri agenti citotossici o come parte di procedure multidisciplinari che includono una combinazione di chemioterapia, procedura chirurgica, radioterapia e trattamento ormonale).

Monoterapia

La dose consigliata è di 60-75 mg/m2 di superficie corporea e.v. come dose singola o in dosi suddivise su 2-3 giorni consecutivi, con somministrazione endovenosa a intervalli di 21 giorni. La posologia e i dosaggi possono essere regolati in base al protocollo. Per informazioni precise sulla posologia, consultare i protocolli vigenti. Terapia di associazione

Se Doxorubicina Teva viene somministrata in associazione ad altri agenti citostatici, la dose deve essere ridotta a 30-60 mg/m2 ogni 3-4 settimane.

Dose cumulativa massima

Allo scopo di evitare la cardiomiopatia, è opportuno che la dose totale cumulativa di doxorubicina nell’arco della vita (incluso l’uso con farmaci correlati, come la daunorubicina) non superi i 450-550 mg/m2 di superficie corporea. È necessaria estrema cautela quando si supera una dose cumulativa di 400 mg/m2 nei casi di precedente irradiazione mediastinica, trattamento precedente o concomitante con agenti potenzialmente cardiotossici e pazienti ad alto rischio (ossia pazienti con ipertensione arteriosa per un periodo superiore ai 5 anni; con pregresso danno cardiaco coronarico, valvolare o

miocardico o di età superiore ai 70 anni). La funzione cardiaca di questi pazienti deve essere monitorata.

Popolazioni speciali

Pazienti immunosoppressi La dose deve essere ridotta in caso di immunosoppressione; una dose alternativa è di 15-20 mg/m2 di superficie corporea alla settimana.

Pazienti con ridotta funzionalità epatica

In caso di ridotta funzionalità epatica, la dose deve essere ridotta secondo lo schema seguente.

Bilirubina sierica Dose consigliata 20-50 μmol/l ½ dose normale > 50-85 μmol/l ¼ dose normale

> 85 μmol/l interruzione del trattamento

Pazienti con ridotta funzionalità renale Nei pazienti con insufficienza renale (GFR inferiore a 10 ml/min.), deve essere somministrato soltanto il 75% della dose pianificata.

Pazienti a rischio di insufficienza cardiaca Per i pazienti con rischio aumentato di cardiotossicità va preso in considerazione il trattamento con un’infusione continua di 24 ore di una singola dose, anziché un’iniezione. In questo modo, si può ridurre la frequenza della cardiotossicità, senza diminuire l’efficacia terapeutica. In questi pazienti, prima di ogni ciclo, deve essere misurata la frazione di eiezione. Pazienti con riserva limitata di midollo osseo non correlata al coinvolgimento del midollo osseo da parte della malattia Le dosi possono essere ridotte nei pazienti precedentemente trattati con agenti mielosoppressivi. La riserva di midollo osseo di questi pazienti può essere insufficiente.

Anziani Nei pazienti anziani la dose può essere ridotta.

Popolazione pediatrica A causa del concreto rischio di cardiotossicità indotta da doxorubicina nell’infanzia, devono essere applicati determinati dosaggi cumulativi massimi dipendenti dall’età dei pazienti. In genere, nei bambini (sotto i 12 anni di età) la dose cumulativa massima è calcolata in 300 mg/m2 , mentre negli adolescenti (oltre i 12 anni di età) la dose cumulativa massima è fissata a 450 mg/m2 . Per i neonati i dosaggi cumulativi massimi non sono stati ancora definiti, ma si presume una tollerabilità

ulteriormente inferiore. Nei bambini la dose deve essere ridotta, in quanto presentano un maggiore rischio di cardiotossicità, soprattutto a distanza di tempo. Deve essere prevista la mielotossicità con nadir a 10-14 giorni dopo l’inizio del trattamento. Consultare i protocolli di trattamento e la letteratura specialistica.

Pazienti obesi Una ridotta dose iniziale o un intervallo prolungato della dose potrebbero essere considerati in pazienti obesi.

Somministrazione endovescicale: Doxorubicina Teva può essere somministrata mediante instillazione endovescicale per il trattamento del carcinoma superficiale della vescica e per prevenire la recidiva dopo la resezione transuretrale (T.U.R.). La dose consigliata per il trattamento endovescicale del carcinoma superficiale della vescica è di 30-50 mg in 25-50 ml di soluzione fisiologica per instillazione. La concentrazione ottimale è di circa 1 mg/ml. La soluzione deve restare nella vescica per 1-2 ore. Durante questo periodo, il paziente deve essere ruotato di 90° ogni 15 minuti. Per evitare la diluizione indesiderata con l’urina, il paziente

deve essere informato del divieto di bere qualsiasi liquido nelle 12 ore precedenti all’instillazione (ciò dovrebbe ridurre la produzione di urina a circa 50 ml/h). L’instillazione può essere ripetuta con un intervallo compreso tra 1 settimana e 1 mese, a seconda del tipo di trattamento, terapeutico o profilattico.

Nota: Doxorubicina Teva non può essere sostituita con una formulazione liposomiale di doxorubicina cloridrato.

Controllo del trattamento Prima o durante il trattamento con doxorubicina, sono consigliati i seguenti esami di monitoraggio (la

frequenza di esecuzione di questi esami dipende dalle condizioni generali del paziente, dalla dose e dai
medicinali concomitanti assunti):
- radiografie dei polmoni e del torace ed ECG
- monitoraggio regolare della funzione cardiaca (LVEF misurata, ad esempio, con ECG,
ecocardiogramma e cardioscintigrafia)

- ispezione della cavità orale e della faringe per verificare la presenza di alterazioni delle mucose
- analisi del sangue: ematocrito, piastrine, formula leucocitaria, SGPT, SGOT, LDH, bilirubina,
acido urico, AST, ALT, ALP.

Controllo della funzione ventricolare sinistra Deve essere condotta un’analisi della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) mediante

ecografia o cardioscintigrafia allo scopo di ottimizzare le condizioni cardiache del paziente. Questo controllo va effettuato prima dell’inizio del trattamento e dopo ogni dose cumulativa di 100 mg/m2 circa.

Condizioni di conservazione dopo la diluizione È stata dimostrata la stabilità chimica e fisica in uso dopo la diluizione a una concentrazione di 0,5 mg/ml in sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%) soluzione per infusione per 7 giorni al riparo dalla luce a temperatura ambiente (15-25°C) e a 2-8 °C. Dopo la diluizione alla concentrazione di 0,05 mg/ml, la soluzione diluita deve essere utilizzata immediatamente.

Dal punto di vista microbiologico, il medicinale deve essere usato immediatamente. Se non viene usato immediatamente, i tempi di conservazione in uso e le condizioni precedenti all’uso sono responsabilità dell’utilizzatore e normalmente non superano le 24 ore a 2-8 °C, a meno che la

diluizione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate.

Smaltimento Le procedure di smaltimento in acqua devono tenere conto della natura citotossica di questa sostanza. en zia

Domande frequenti su DOXORUBICINA TEVA

Come si usa DOXORUBICINA TEVA?

DOXORUBICINA TEVA si presenta in forma di Concentrato per soluzione per infusione e si somministra per via endovenosa. Rispetti la posologia indicata dal medico o dal farmacista e legga attentamente il foglietto illustrativo.

DOXORUBICINA TEVA e disponibile senza ricetta?

No, DOXORUBICINA TEVA e soggetto a prescrizione medica.

Qual e il principio attivo di DOXORUBICINA TEVA?

Il principio attivo di DOXORUBICINA TEVA e DOXORUBICINA, DOXORUBICINA CLORIDRATO.

Quali sono gli equivalenti di DOXORUBICINA TEVA?

Tra i medicinali con lo stesso principio attivo: DOXORUBICINA ACCORD HEALTHCARE ITALIA, ZOLSKETIL PEGYLATED LIPOSOMAL, DOXORUBICINA AUROBINDO, ADRIBLASTINA. Il farmacista puo proporle un equivalente.

Chi produce DOXORUBICINA TEVA?

DOXORUBICINA TEVA e prodotto da TEVA ITALIA S.R.L..

Da quando DOXORUBICINA TEVA e autorizzato in Italia?

DOXORUBICINA TEVA ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio (AIC) il 2010-07-15.

📄 Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) — scheda tecnica

1. Denominazione del medicinale

Doxorubicina Teva 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione

2. Composizione qualitativa e quantitativa

1 ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contiene 2 mg di doxorubicina cloridrato 5 ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contengono 10 mg di doxorubicina cloridrato 10 ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contengono 20 mg di doxorubicina cloridrato 25 ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contengono 50 mg di doxorubicina cloridrato 100 ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contengono 200 mg di doxorubicina cloridrato Eccipienti con effetti noti: Ciascun ml di Doxorubicina Teva 2 mg/ml contiene 3,54 mg di sodio Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

3. Forma farmaceutica

Concentrato per soluzione per infusione Soluzione rossa trasparente. pH = 2,7-3,3

4. Informazioni cliniche

4.1 Indicazioni terapeutiche

Doxorubicina Teva è indicato per il trattamento di - Carcinoma mammario - Terapia neoadiuvante e adiuvante dell'osteosarcoma - Sarcoma dei tessuti molli avanzato nell'adulto - Carcinoma polmonare a piccole cellule - Linfoma di Hodgkin - Linfoma non-Hodgkin altamente maligno - Terapia di induzione e consolidamento nella leucemia linfatica acuta - Leucemia mieloblastica acuta - Mieloma multiplo avanzato - Carcinoma endometriale avanzato o ricorrente - Carcinoma tiroideo papillare/follicolare avanzato o recidivante - Carcinoma tiroideo anaplastico - Trattamento sistemico del carcinoma della vescica localmente avanzato o metastatizzato - Profilassi endovescicale delle ricorrenze del carcinoma superficiale della vescica successive alla resezione transuretrale - Carcinoma ovarico ricorrente - Tumore di Wilms (allo stadio II nelle varianti altamente maligne, a tutti gli stadi avanzati [IIIIV]) - Neuroblastoma avanzat

La doxorubicina viene usata frequentemente nei regimi chemioterapici di associazione con altri medicinali citotossici.

4.2 Posologia e modo di somministrazione

La doxorubicina cloridrato può essere somministrata soltanto sotto la supervisione di un medico qualificato esperto nella terapia citotossica. Inoltre, i pazienti devono essere monitorati frequentemente e attentamente durante il trattamento. A causa del rischio di cardiomiopatia, spesso fatale, prima di ogni applicazione devono essere valutati i rischi e i benefici per il singolo paziente. Prima dell'inizio del trattamento, si consiglia di misurare la funzione epatica mediante esami convenzionali, quali AST, ALT, ALP e bilirubina, e di misurare la funzione renale (vedere paragrafo 4.4). Deve essere condotta un'analisi della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) mediante ecografia o cardioscintigrafia allo scopo di valutare le condizioni cardiache del paziente. Questo controllo deve essere effettuato prima dell'inizio del trattamento e dopo ogni dose cumulativa di 100 mg/m2 circa (vedere paragrafo 4.4). La somministrazione endovenosa (e.v.) di doxorubicina deve essere eseguita con estrema attenzione; è opportuno somministrare il farmaco mediante l’infusione di una soluzione fisiologica o di glucosio al 5% che scorra liberamente e.v. nell'arco di 3-5 minuti. Questo metodo riduce al minimo il rischio di sviluppo di trombosi e stravaso perivenoso, che determina grave cellulite, vescicazione e necrosi tissutale. La doxorubicina può essere somministrata per via endovenosa come bolo nell'arco di qualche minuto, come infusione breve nell'arco di un'ora al massimo oppure come infusione continua per un massimo di 96 ore. L'iniezione endovenosa diretta è sconsigliata a causa del rischio di stravaso, che può avvenire anche in presenza di un adeguato ritorno del sangue mediante aspirazione con ago. La doxorubicina non può essere somministrata per via intramuscolare, sottocutanea, orale o intratecale. Somministrazione endovenosa: La dose viene abitualmente calcolata in base all'area della superficie corporea (mg/m2 ). La posologia di somministrazione della doxorubicina può variare secondo l'indicazione (tumori solidi o leucemia acuta) e secondo l'uso nel regime terapeutico specifico (in monoterapia o in associazione ad altri agenti citotossici o come parte di procedure multidisciplinari che includono un’associazione di chemioterapia, procedura chirurgica, radioterapia e trattamento ormonale). Monoterapia La dose consigliata è di 60-75 mg/m2 di superficie corporea e.v. come dose singola o in dosi suddivise su 2-3 giorni consecutivi, con somministrazione endovenosa a intervalli di 21 giorni. La posologia e le dosi possono essere regolati in base al protocollo. Per informazioni precise sulla posologia, consultare i protocolli vigenti. Terapia di associazione Se doxorubicina cloridrato viene somministrata in associazione ad altri agenti citostatici, la dose deve essere ridotta a 30-60 mg/m2 ogni 3-4 settimane. Dose cumulativa massima Non deve essere superata la dose totale massima di 450-550 mg/m2 di superficie corporea (incluso l'utilizzo con farmaci correlati come la daunorubicina). I pazienti con cardiopatia concomitante sottoposti a irradiazione mediastinica e/o cardiaca, i pazienti trattati in precedenza con agenti alchilanti e i pazienti ad alto rischio (ossia i pazienti con ipertensione arteriosa per un periodo superiore ai 5 anni; con pregresso danno cardiaco coronarico, valvolare o miocardico o età superiore a 70 anni) non devono superare la dose totale massima di 400 mg/m2 d

3 superficie corporea; la funzione cardiaca di questi pazienti deve essere monitorata (vedere paragrafo 4.4). Popolazioni speciali Pazienti immunosoppressi La dose deve essere ridotta in caso di immunosoppressione; una dose alternativa è di 15-20 mg/m2 di superficie corporea alla settimana. Pazienti con ridotta funzionalità epatica In caso di ridotta funzione epatica, la dose deve essere ridotta secondo lo schema seguente. Bilirubina sierica Dose consigliata 20-50 μmol/l ½ dose normale > 50-85 μmol/l ¼ dose normale > 85 μmol/l interruzione del trattamento Pazienti con ridotta funzionale renale Nei pazienti con insufficienza renale (GFR inferiore a 10 ml/min.), deve essere somministrato soltanto il 75% della dose pianificata. Pazienti a rischio di insufficienza cardiaca Per i pazienti con rischio aumentato di cardiotossicità va preso in considerazione il trattamento con un'infusione continua di 24 ore di una singola dose, anziché un'iniezione. In questo modo, si può ridurre la frequenza della cardiotossicità, senza diminuire l'efficacia terapeutica. In questi pazienti, prima di ogni ciclo, deve essere misurata la frazione di eiezione. Pazienti con riserva limitata di midollo osseo non correlata al coinvolgimento del midollo osseo da parte della malattia Le dosi possono essere ridotte nei pazienti precedentemente trattati con agenti mielosoppressivi. La riserva di midollo osseo di questi pazienti può essere insufficiente. Anziani Le dosi possono essere ridotte nei pazienti anziani. Popolazione pediatrica A causa del concreto rischio di cardiotossicità indotta da doxorubicina nell'infanzia, devono essere applicate determinate dosi cumulative massime in base all'età dei pazienti. In genere, nei bambini (sotto i 12 anni di età) la dose cumulativa massima è calcolata in 300 mg/m2 , mentre negli adolescenti (oltre i 12 anni di età) la dose cumulativa massima è fissata a 450 mg/m2 . Per i neonati le dosi cumulative massime non sono state ancora definite, ma si presume una tollerabilità ulteriormente inferiore. Per i bambini la dose deve essere ridotta, in quanto presentano un maggiore rischio di cardiotossicità, soprattutto a distanza di tempo. Deve essere prevista la mielotossicità, con nadir 10-14 giorni dopo l'inizio del trattamento. Consultare i protocolli di trattamento vigenti e la letteratura specialistica. Pazienti obesi Una ridotta dose iniziale o un intervallo prolungato della dose potrebbero essere considerati in pazienti obesi (vedere paragrafo 4.4). Somministrazione endovescicale La doxorubicina cloridrato può essere somministrata mediante instillazione endovescicale per il trattamento del carcinoma superficiale della vescica e per prevenire la recidiva dopo la resezione transuretrale (T.U.R.). La dose consigliata per il trattamento endovescicale del carcinoma superficial

4 della vescica è di 30-50 mg in 25-50 ml di soluzione fisiologica per instillazione. La concentrazione ottimale è di circa 1 mg/ml. La soluzione deve restare nella vescica per 1-2 ore. Durante questo periodo, il paziente deve essere ruotato di 90° ogni 15 minuti. Per evitare la diluizione indesiderata con l'urina, il paziente deve essere informato del divieto di bere qualsiasi liquido nelle 12 ore precedenti all'instillazione (ciò riduce la produzione di urina a circa 50 ml/h). L'instillazione può essere ripetuta con un intervallo compreso tra 1 settimana e 1 mese, a seconda del tipo di trattamento, terapeutico o profilattico. Nota: la posologia di doxorubicina S-liposomiale e quella di doxorubicina (tradizionale) sono differenti. Le due formulazioni non sono intercambiabili.

4.3 Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo, ad altre antracicline o altri antracenedioni o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Controindicazioni per la somministrazione endovenosa - mielosoppressione persistente marcata e/o grave stomatite indotta da precedente trattamento citotossico e/o radiazioni (inclusi i pazienti ad alto rischio di emorragia) - infezione sistemica acuta - grave riduzione della funzionalità epatica - grave aritmia, ridotta funzionalità cardiaca, infarto miocardico acuto, pregresso infarto miocardico, cardiopatia infiammatoria acuta - precedente trattamento con dosi cumulative massime di doxorubicina, daunorubicina, epirubicina, idarubicina, e/o altre antracicline e antracenedioni (vedere paragrafo 4.4) - allattamento Controindicazioni per la somministrazione endovescicale - tumori invasivi che hanno penetrato la vescica (oltre T1) - infezioni delle vie urinarie - infiammazione della vescica - problemi con la cateterizzazione - ematuria - allattamento

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni di impiego

Avvertenze generali La doxorubicina può essere somministrata soltanto sotto la supervisione di un medico qualificato esperto nella terapia citotossica. Inoltre, i pazienti devono essere monitorati frequentemente e attentamente durante il trattamento. Prima di iniziare un trattamento con doxorubicina, i pazienti devono ristabilirsi da tossicità acute derivate da un trattamento citotossico precedente (come stomatite, neutropenia, trombocitopenia e infezioni generalizzate). Deve essere eseguito un attento controllo delle possibili complicazioni cliniche, in particolare nei pazienti anziani, nei pazienti con storia di cardiopatia o con soppressione del midollo osseo e nei pazienti che sono stati trattati in precedenza con antracicline o con irradiazione mediastinica. Prima o durante il trattamento con doxorubicina, sono consigliati i seguenti esami di monitoraggio (la frequenza di esecuzione di questi esami dipende dalle condizioni generali del paziente, dalla dose e dai medicinali concomitanti assunti): - radiografie dei polmoni e del torace ed ECG - monitoraggio regolare della funzione cardiaca (LVEF misurata, ad esempio, con ECG, ecocardiogramma e cardioscintigrafia)

5 - ispezione della cavità orale e della faringe per verificare la presenza di alterazioni delle mucose - analisi del sangue: ematocrito, piastrine, formula leucocitaria, SGPT, SGOT, LDH, bilirubina, acido urico. Il paziente deve essere informato della possibile colorazione rossa dell'urina dopo la somministrazione. Spesso, la nausea, il vomito e la mucosite sono estremamente gravi e devono essere prevenuti e, se necessario, trattati in modo appropriato. La clearance sistemica della doxorubicina è ridotta in pazienti obesi (ossia >130% del peso ideale corporeo – vedere paragrafo 4.2). Funzione cardiaca La cardiotossicità è un rischio correlato al trattamento con antracicline che può manifestarsi attraverso eventi precoci (ovvero acuti) o tardivi (ovvero ritardati). Eventi precoci (ovvero acuti): la cardiotossicità precoce della doxorubicina si manifesta principalmente con tachicardia sinusale e/o alterazionidel tracciato ECG,come alterazioninon specifiche deltratto ST-T. Sono stati inoltre segnalati: tachiaritmie, incluse contrazioni ventricolari premature e tachicardia ventricolare, bradicardia, blocco atrioventricolare e blocco di branca. Tali effetti solitamente non anticipano il successivo manifestarsi di cardiotossicità ritardata, e generalmente non determinano l'interruzione del trattamento con doxorubicina. Tuttavia,una riduzione dell’ampiezza dell’onda QRS e un prolungamento dell'intervallo di tempo sistolico sono considerati maggiormente indicativi di cardiotossicità indotta dalle antracicline. Di regola, una riduzione assoluta ≥10% o al di sotto del 50% nei pazienti con valori iniziali della LVEF nella norma, rappresenta un segno di compromissione della funzione cardiaca. In questi casi, la prosecuzione del trattamento con doxorubicina deve essere attentamente valutata. Eventi tardivi(ovvero ritardati): la cardiotossicità tardiva solitamente si manifesta con ritardo nel corso della terapia con doxorubicina o entro i 2-3 mesi successivi alla fine del trattamento, ma eventi tardivi sono statisegnalatianche dopo diversi mesi o anni dalla fine del trattamento. La cardiomiopatia ritardata si manifesta mediante una ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) e/o segni e sintomi di scompenso cardiaco congestizio (CHF) quali dispnea, edema polmonare, edema dipendente, cardiomegalia e epatomegalia, oliguria, ascite, versamento pleurico e ritmo di galoppo. Sono stati inoltre segnalatieffettisubacuticome pericardite/miocardite. Lo scompenso cardiaco congestizio potenzialmente fatale rappresenta la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità che limita le dosi cumulative del medicinale. La funzione cardiaca deve essere valutata prima di iniziare il trattamento con doxorubicina e deve essere monitorata durante la terapia per minimizzare il rischio di incorrere in una grave compromissione cardiaca. Tale rischio può essere ridotto con un monitoraggio regolare della LVEF durante il trattamento e l'immediata sospensione della terapia con doxorubicina al comparire del primo segno di compromissione della funzionalità cardiaca. I metodi quantitativi appropriati indicati per il controllo regolare della funzionalità cardiaca (valutazione della LVEF) sono il MUGA scan (multi-gated radionuclide angiography) o l'ecocardiografia (ECO). La valutazione della funzionalità cardiaca albasale con ECG e/o MUGA scan o ecocardiografia,è raccomandata soprattutto in pazienticon fattori di rischio correlati a una aumentata cardiotossicità. La valutazione ripetuta della LVEF mediante ecocardiografia o MUGA deve essere effettuata soprattutto con dosi cumulative elevate di antracicline. La tecnica di monitoraggio utilizzata deve essere coerente durante il periodo di follow-up. La probabilità di sviluppare scompenso cardiaco congestizio, valutata intorno all'1-2% con una dose cumulativa di 300 mg/m2 , aumenta lentamente fino alla dose cumulativa totale di 450-550 mg/m2 . Superata tale dose,ilrischio di sviluppare scompenso cardiaco congestizio aumenta considerevolmente e si raccomanda pertanto di non superare la dose cumulativa massima di 550 mg/m2 . I fattoridi rischio per la tossicità cardiaca comprendono una malattia cardiovascolare in atto o silente, una radioterapia precedente o concomitante sull'area mediastinica/pericardica, un precedente trattamento co

6 antracicline o antracenedionie l'uso concomitante di medicinali che sopprimono la contrattilità cardiaca o di medicinali cardiotossici(ad es. il trastuzumab) o un’età superiore ai 70 anni. Le antracicline, compresa la doxorubicina, non devono essere somministrate in associazione ad altri agenti cardiotossici a meno che la funzionalità cardiaca delpaziente non venga attentamente monitorata (vedere paragrafo 4.5). I pazienti che assumono antracicline dopo l'interruzione del trattamento con altri agenti cardiotossici, in particolare quelli che hanno una lunga emivita come il trastuzumab, possono essere anche esposti ad un aumentato rischio di comparsa di cardiotossicità. Il trastuzumab ha una emivita riportata variabile. Questa sostanza può persistere nel sistema circolatorio fino a 7 mesi. Pertanto, se possibile, i medici devono evitare una terapia a base di antracicline fino a 7 mesi dopo la fine del trattamento con trastuzumab. Se antracicline vengono usate prima diquesto periodo di tempo, si raccomanda dimonitorare attentamente la funzionalità cardiaca. La funzionalità cardiaca deve essere attentamente monitorata nei pazienti che assumono dosi cumulative elevate e in quelli con fattori di rischio. Tuttavia, la cardiotossicità con doxorubicina può verificarsi con dosi cumulative più basse in presenza o in assenza di fattori di rischio per la tossicità cardiaca. I bambini e gli adolescenti, in seguito a somministrazione di doxorubicina, risultano esposti ad un rischio maggiore di comparsa tardiva della cardiotossicità. Le femmine possono essere esposte a un rischio maggiore rispetto ai maschi. Si raccomanda di effettuare periodicamente esami cardiaci per monitorare tale effetto. È probabile che la tossicità di doxorubicina e delle altre antracicline o antracenedioni sia additiva. Tossicità ematologica Doxorubicina può indurre mielosoppressione (vedere paragrafo 4.8). Se è presente una grave mielosoppressione, doxorubicina non può essere utilizzata; è quindi necessaria una riduzione della dose o il posticipo della somministrazione. Occorre adottare le precauzioni necessarie ad assicurare che sia possibile trattare in modo rapido ed efficace una grave infezione e/o un grave episodio di emorragia. Le infezioni esistenti devono essere trattate prima di iniziare la terapia con doxorubicina. Prima e durante ogni ciclo di terapia con doxorubicina devono essere valutati i profili ematologici, inclusa la conta differenziale dei globuli bianchi (WBC). La tossicità ematologica da doxorubicina si manifesta prevalentemente con leucopenia e/o granulocitopenia (neutropenia) reversibili e dose dipendenti che rappresentano le manifestazioni più comuni di tossicità acuta dose-limitante di questo medicinale. La leucopenia e la neutropenia raggiungono il nadir solitamente tra i 10 ed i 14 giorni successivi alla somministrazione del medicinale; la conta dei globuli bianchi/neutrofili torna generalmente ai livelli normali entro il 21° giorno. Si possono inoltre riscontrare trombocitopenia ed anemia. Le conseguenze cliniche della mielosoppressione grave includono febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia tissutale o decesso. Leucemia secondaria La leucemia secondaria, con o senza fase preleucemica, è stata riportata in pazienti trattati con antracicline. La leucemia secondaria è più comune quando questi medicinali vengono somministrati in combinazione con agenti antineoplastici che danneggiano il DNA, quando i pazienti sono stati pesantemente pretrattati con farmaci citotossici o quando le dosi di antracicline sono state aumentate. Queste leucemie possono avere un periodo di latenza che varia da 1 a 3 anni. Patologie gastrointestinali Doxorubicina induce nausea e vomito. Una mucosite/stomatite di solito compare immediatamente dopo l'inizio del trattamento che, se grave, può progredire in pochi giorni ad ulcerazioni delle mucose. Il recupero da questi eventi avversi avviene per la maggior parte dei pazienti entro la terza settimana di terapia. È consigliata una profilassi antiemetica. Nota: doxorubicina non deve essere utilizzata in presenza di infiammazioni, ulcerazioni o diarrea. Funzione epatic

La principale via di eliminazione di doxorubicina è rappresentata dal sistema epatobiliare. La bilirubina sierica totale deve essere valutata prima e durante il trattamento con doxorubicina. I pazienti con livelli di bilirubina elevati possono avere una clearance del medicinale ridotta associata ad un conseguente aumento della tossicità globale. Si raccomanda di ridurre il dosaggio in questi pazienti (vedere paragrafo 4.2). I pazienti affetti da grave compromissione epatica non devono assumere doxorubicina (vedere paragrafo 4.3). Sindrome da lisi tumorale Doxorubicina può determinare iperuricemia come conseguenza dell'esteso catabolismo delle purine associato alla rapida lisi delle cellule tumorali indotta dal medicinale (sindrome da lisi tumorale), in caso di elevato aggravio del tumore. In queste circostanze, i livelli ematici di acido urico, potassio, calcio fosfato e creatinina devono essere valutati dopo l'inizio del trattamento. L'idratazione, l'alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo per prevenire l'uricemia possono minimizzare le potenziali complicanze della sindrome da lisi tumorale. Nei pazienti con grave insufficienza renale possono essere necessarie riduzioni della dose (vedere paragrafo 4.2). Associazione con altre chemioterapie antitumorali La doxorubicina cloridrato può potenziare la tossicità di altre chemioterapie antitumorali (vedere paragrafo 4.5). Sono stati riportati casi di esacerbazione della cistite emorragica indotta da ciclofosfamide ed un aumento della tossicità epatica associata alla 6mercaptopurina. Sono state inoltre riportate altre tossicità indotte da radiazioni (miocardio, mucose, cute e fegato). Come con altri agenti citotossici, in concomitanza con l'utilizzo di doxorubicina sono stati riportati casi di tromboflebiti e di fenomeni tromboembolici (in alcuni casi fatale), inclusa l'embolia polmonare (vedere paragrafo 4.8). Carcinogenicità, mutagenicità e compromissione della fertilità La doxorubicina è risultata genotossica e mutagena nei test in vitro e in vivo. La doxorubicina può causare infertilità durante il periodo di somministrazione del farmaco (vedere paragrafi 4.6 e 5.3). Effetti sul sito di iniezione L'iniezione in una vena di piccole dimensioni o iniezioni ripetute nella stessa vena possono determinare flebosclerosi. Il rischio di flebiti/tromboflebiti al sito di iniezione può essere minimizzato seguendo la procedura raccomandata per la somministrazione (vedere paragrafo 4.2). Stravaso Un'errata iniezione perivenosa risulta nella necrosi locale e nella tromboflebite. Una sensazione di bruciore nella regione dell'ago di infusione è indicativa della somministrazione perivenosa. In caso di stravaso, l'infusione o iniezione deve essere interrotta immediatamente. L'ago deve essere lasciato in posizione per un breve periodo e quindi rimosso dopo una breve aspirazione. In caso di stravaso, iniziare un'infusione endovenosa di dexrazoxano, non oltre 6 ore dopo lo stravaso (consultare il Riassunto delle caratteristiche del prodotto del dexrazoxano per indicazioni sulla somministrazione e per ulteriori informazioni). Se il dexrazoxano è controindicato, si consiglia di applicare dimetilsulfossido (DMSO) 99% localmente su un'area grande il doppio dell'area interessata (4 gocce su 10 cm² di area di superficie cutanea) e ripetere l'operazione tre volte al giorno per almeno 14 giorni. Se necessario, deve essere preso in considerazione lo sbrigliamento. A causa del meccanismo antagonistico, l'area deve essere raffreddata dopo l'applicazione di DMSO (vasocostrizione vs. vasodilatazione) per ridurre il dolore. Non utilizzare il DMSO su pazienti che stanno assumendo il dexrazoxano per il trattamento di uno stravaso indotto dalle antracicline. Altre misure sono state trattate in modo controverso nella letteratura e non hanno un valore definito. Vaccini I vaccini non sono consigliati (vedere paragrafo 4.5).

La somministrazione di vaccini vivi o vivi attenuati in pazienti immunocompromessi da agenti chemioterapici inclusa la doxorubicina, può determinare infezioni gravi o fatali. La vaccinazione con un vaccino vivo deve essere evitata nei pazienti che assumono doxorubicina. I vaccini uccisi o inattivati possono essere somministrati; tuttavia, la risposta a tali vaccini potrebbe essere ridotta. Durante il trattamento con doxorubicina cloridrato, i pazienti devono evitare il contatto con persone che abbiano subito di recente la vaccinazione contro la poliomielite. Somministrazione intravescicale La somministrazione intravescicale della doxorubicina può causare sintomi di cistite chimica (ovvero disuria, minzione frequente, nocturia, stranguria, ematuria, necrosi della parete della vescica). Un’attenzione particolare è richiesta in caso di problemi correlati al catetere (ossia ostruzione uretrale causata dal raggiungimento del tumore intravescicale). La somministrazione intravescicale è controindicata per tumori che hanno penetrato la vescica (oltre T1). Eccipienti Sodio Questo medicinale contiene 18 mg di sodio per flaconcino da 5 ml, equivalente a 0,9% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto. Questo medicinale contiene 35 mg di sodio per flaconcino da 10 ml, equivalente a 1,8% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto. Questo medicinale contiene 89 mg di sodio per flaconcino da 25 ml, equivalente a 4,4% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto. Questo medicinale contiene 354 mg di sodio per flaconcino da 100 ml, equivalente a 17,7% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.

4.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

La doxorubicina è un importante substrato del citocromo P450 CYP3A4 e CYP2D6 e della glicoproteina P (P-gp). Sono state riportate delle interazioni clinicamente significative con gli inibitori del CYP3A4, del CYP2D6, e/o della P-gp (come il verapamil), che hanno determinato un aumento della concentrazione e dell'effetto clinico della doxorubicina. Al contrario, gli induttori del CYP3A4 (ad es. rifampicina, fenobarbital, fenitoina, erba di San Giovanni) e della P-gp possono ridurre i livelli plasmatici di doxorubicina e possono quindi portare a una diminuzione dell'efficacia. La doxorubicina cloridrato utilizzata in associazione alla ciclosporina può richiedere un aggiustamento della dose. In caso di somministrazione concomitante di ciclosporina, la clearance della doxorubicina si riduce del 50% circa. L'AUC di doxorubicina aumenta del 55% e l'AUC di doxorubicinolo aumenta del 350%. Con questa associazione, si consiglia una riduzione del 40% della dose di doxorubicina. Analogamente al verapamil, la ciclosporina inibisce sia il CYP3A4 che la P-glicoproteina, il che può spiegare l'interazione e il conseguente aumento degli effetti avversi. Dati di letteratura suggeriscono che l'aggiunta della ciclosporina alla doxorubicina causa una tossicità ematologica più intensa e prolungata rispetto a quella osservata con la sola doxorubicina. Sono stati inoltre descritti coma e crisi convulsive associati a somministrazione concomitante di ciclosporina e doxorubicina. È stato dimostrato che anche la cimetidina riduce la clearance plasmatica e aumenta l'AUC di doxorubicina. La doxorubicina è usata principalmente in combinazione con altri medicinali citotossici. Tossicità aggiuntiva potrebbe presentarsi in particolare con effetti sul midollo osseo/ematologici e gastrointestinali (vedere paragrafo 4.4). L’utilizzo di doxorubicina in chemioterapia in combinazione con altri medicinali potenzialmente cardiotossici (come 5-fluorouracile, ciclofosfamide o paclitaxel),

9 così come l’utilizzo concomitante di altri composti cardioattivi (come inibitori del canale del calcio), richiedono il monitoraggio della funzione cardiaca durante tutto il trattamento. Il paclitaxel, può causare l’aumento delle concentrazioni plasmatiche di doxorubicina e/o dei suoi metaboliti, quando viene somministrato prima della doxorubicina. Alcuni risultati indicano un incremento più lieve quando la doxorubicina è somministrata precedentemente al paclitaxel. L'uso di trastuzumab in associazione alle antracicline (come doxorubicina) è associato a un rischio cardiotossico elevato. Attualmente, trastuzumab e anticicline non possono essere utilizzati in combinazione, tranne che in studi clinici controllati attraverso la misurazione dell’attività cardiaca (vedere paragrafo 4.4). Il (pre-)trattamento con farmaciche incidono sulla funzionalità del midollo osseo (ad es. agenti citostatici, sulfonamidi, cloramfenicolo, fenitoina, derivati dell'amidopirina, farmaci antiretrovirali) può determinare gravi disturbi ematopoietici. Se necessario, deve essere modificata la dose di doxorubicina. Gli effetti tossici della terapia con doxorubicina possono aumentare in associazione ad altri agenti citostatici (ad es. citarabina, cisplatino, ciclofosfamide). Nelle terapie in combinazione con citarabina sono state riportate necrosi dell’intestino crasso con massive emorragie e infezioni gravi. L'epatotossicità della doxorubicina può essere potenziata da altre modalità di trattamento epatotossiche (ad es. la 6-mercaptopurina). La doxorubicina è un potente agente radiosensibilizzante e può indurre fenomeni di recall, anche con esito fatale. Ogni ciclo di radioterapia precedente, concomitante o successivo può aumentare la cardiotossicità o l'epatotossicità della doxorubicina. La terapia con doxorubicina può determinare un aumento dell'acido urico nel siero, pertanto può rendersi necessario l'aggiustamento della dose degli agenti somministrati per ridurre l'acido urico. La doxorubicina può ridurre la biodisponibilità orale della digossina. L'assorbimento dei farmaci antiepilettici (ad es. carbamazepina, fenitoina, valproato) diminuisce dopo l'uso concomitante di doxorubicina cloridrato. Durante il trattamento con doxorubicina cloridrato, i pazienti non devono essere sottoposti a vaccini attivi e devono evitare il contatto con persone che abbiano subito di recente la vaccinazione contro la poliomielite. La doxorubicina si lega all'eparina e al 5-fluorouracile. Sono quindi possibili precipitazioni e perdita di azione di entrambe le sostanze. Vedere il paragrafo 6.3 per ulteriori informazioni. In uno studio clinico, sono stati osservati sia aumenti (21% e 47%) che nessuna modifica dell'AUC di doxorubicina, durante il trattamento con sorafenib 400 mg due volte al giorno. Il significato clinico di questi risultati non è noto.

4.6 Fertilità, gravidanza e allattamento

Fertilità Nelle donne, la doxorubicina può causare l'infertilità durante il periodo di somministrazione del farmaco. La doxorubicina può causare l'amenorrea. Sembra che l'ovulazione e la mestruazione ricompaiano al termine della terapia, sebbene si possa verificare una menopausa prematura. Agli uomini trattati con doxorubicina viene consigliato di non concepire un figlio durante il trattamento e per i 6 mesi successivi e devono informarsi in merito alla crioconservazione (o criopreservazione) dello sperma prima del trattamento, a causa della possibilità di infertilità irreversibile dovuta alla terapia con doxorubicina.

La doxorubicina è mutagena e può indurre un danneggiamento cromosomico negli spermatozoi umani. L'oligospermia o l'azoospermia possono essere permanenti; tuttavia, è stato riportato il ritorno a livelli normospermici in alcuni casi. Ciò può accadere diversi anni dopo la conclusione della terapia. Gli uomini sottoposti al trattamento con doxorubicina devono adottare metodi contraccettivi efficaci. Gravidanza La doxorubicina non deve essere somministrata durante la gravidanza. In generale, gli agenti citostatici possono essere somministrati in gravidanza soltanto su stretta indicazione e dopo aver valutato il beneficio per la madre rispetto ai possibili rischi per il feto. Negli studi sugli animali, la doxorubicina ha mostrato effetti embriotossici, fetotossici e teratogeni (vedere paragrafo 5.3). Gli uomini e le donne devono adottare metodi contraccettivi efficaci durante il trattamento e nei 6 mesi successivi. Le donne non devono iniziare una gravidanza durante il trattamento e nei 6 mesi successivi. Allattamento È stato riportato che la doxorubicina viene secreta nel latte materno umano. Non è possibile escludere rischi per il bambino allattato. Poiché l'uso di doxorubicina durante l'allattamento è controindicato, è opportuno interrompere l'allattamento durante il trattamento con doxorubicina (vedere paragrafo 4.3).

4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari

Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari. Tuttavia, data la frequenza di nausea e vomito, i pazienti devono essere avvisati che è opportuno evitare di guidare veicoli e utilizzare macchinari.

4.8 Effetti indesiderati

Il trattamento con doxorubicina causa spesso effetti indesiderati, alcuni dei quali sono di gravità tale da richiedere un attento monitoraggio del paziente. La frequenza e il tipo di effetti indesiderati sono influenzati dalla velocità di somministrazione e dalla dose. La soppressione del midollo osseo è un effetto avverso acuto limitante la dose, ma è generalmente transitoria. Le conseguenze cliniche della tossicità ematologica a carico del midollo osseo provocata da doxorubicina possono includere febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragie, ipossia tissutale o decesso. Nella quasi totalità dei pazienti si osservano nausea, vomito e alopecia. La somministrazione endovescicale può causare le seguenti reazioni avverse: ematuria, irritazione vescicale e uretrale, stranguria e pollachiuria. Queste reazioni hanno generalmente gravità moderata e breve durata. La somministrazione endovescicale di doxorubicina può talvolta causare la cistite emorragica, che può provocare una diminuzione della capacità della vescica. Lo stravaso può condurre a grave cellulite, vescicazione, tromboflebiti, linfangite e necrosi tissutale locale che può richiedere misure chirurgiche (inclusi innesti cutanei). Le reazioni avverse sono elencate di seguito, in base alla classificazione per sistemi e per organi e frequenza assoluta (tutti gli eventi segnalati). Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥ 1/10); comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1.000, < 1/100); raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000); molto raro (< 1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). Infezioni e infestazioni Molto comuni: Infezione. Comuni: Sepsi/setticemia. Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi) Non comuni: Leucemia linfocitica acuta. Leucemia mieloide acuta.

Leucemia secondaria (talvolta) con o senza fase preleucemica è stata osservata in pazienti che erano stati trattati con antracicline (inclusa la doxorubicina). La leucemia secondaria insorge con maggiore frequenza se il farmaco viene somministrato in associazione ad agenti citostatici alteranti il DNA (vedere paragrafo 4.4). Patologie del sistema emolinfopoietico Molto comuni: Mielosoppressione incluse leucopenia, neutropenia, trombocitopenia, anemia. La mielosoppressione è uno degli effetti indesiderati limitanti la dose e può essere seria. Si manifesta principalmente con il calo della conta leucocitaria. La leucopenia è stata osservata in almeno il 75% dei pazienti con una riserva di midollo osseo adeguata che erano stati trattati con 60 mg/m² della BSA ogni 21 giorni. Seppure con minore frequenza, sono state segnalate anche trombocitopenia, neutropenia e anemia. Sono state osservate anche superinfezioni (molto frequenti) ed emorragia correlate alla comparsa di soppressione del midollo osseo. La mielosoppressione culmina generalmente 10-14 giorni dopo la somministrazione di doxorubicina e nella maggior parte dei casi recede tra il ventunesimo e il ventottesimo giorno. Nello stesso periodo può comparire trombocitopenia o anemia, ma generalmente di minore gravità (vedere paragrafo 4.4). Disturbi del sistema immunitario Rari: Reazioni anafilattiche. Patologie endocrine Molto rari: Vampate di calore. Disturbi del metabolismo e della nutrizione Molto comuni: Diminuzione dell’appetito. Molto rari: Iperuricemia. Patologie dell'occhio Comune: Congiuntivite. Frequenza non nota: Cheratite, aumento della lacrimazione. Patologie cardiache Molto comuni: Cardiotossicità. Comuni: Cardiomiopatia congestizia (dilatativa) potenzialmente fatale (dopo una dose cumulativa di 550 mg/m²). Tachicardia sinusale, tachicardia ventricolare, tachiaritmia, extrasistole ventricolare e sopraventricolare, bradicardia, aritmia. Riduzione asintomatica della frazione di eiezione ventricolare sinistra. Molto rari: Alterazioni aspecifiche del tracciato dell'ECG (variazioni del tratto ST, basso voltaggio, intervalli QT prolungati). Casi isolati di aritmie potenzialmente fatali, insufficienza ventricolare sinistra acuta, pericardite, sindrome della pericardite-miocardite fatale. Blocco atrioventricolare, blocco di branca. La doxorubicina è cardiotossica. Il rischio che si manifestino effetti indesiderati cardiotossici è elevato durante e dopo la radioterapia nella regione mediastinica, dopo un pre-trattamento con agenti potenzialmente cardiotossici (ad es. antracicline, ciclofosfamide) e nei pazienti anziani (di età superiore a 70 anni) e nei pazienti con ipertensione arteriosa evidente (vedere paragrafo 4.4). L'effetto cardiotossico della doxorubicina si può manifestare in due tipologie: Tipo acuto Gli effetti indesiderati di tipo acuto si verificano nella maggior parte dei casi entro le prime 24-48 ore successive all'inizio della terapia, non sono dipendenti dalla dose e sono caratterizzati dai seguenti sintomi: aritmia transitoria (frequente), tachicardia soprattutto sinusale (frequente) ed extrasistol

12 ventricolari e sopraventricolari. Sono caratterizzati (molto raramente) da alterazioni aspecifiche del tracciato dell'ECG (variazioni del tratto ST, basso voltaggio e intervalli QT prolungati). Queste alterazioni sono generalmente reversibili e la loro comparsa non costituisce una controindicazione all'uso ripetuto di doxorubicina. Tuttavia, possono insorgere aritmie potenzialmente fatali durante o qualche ora dopo l'uso di doxorubicina; in casi isolati, sono state segnalate insufficienza ventricolare sinistra acuta, pericardite o sindrome della pericardite-miocardite fatale. Tipo ritardato Gli effetti indesiderati di tipo ritardato sono manifestazioni di tossicità organica dipendenti dalla dose cumulativa, generalmente irreversibili e spesso con potenziale esito fatale. Spesso si manifestano come una cardiopatia congestizia (dilatativa) con segni di insufficienza ventricolare sinistra entro qualche mese dalla conclusione della terapia. Tuttavia, la cardiotossicità può manifestarsi per la prima volta anche diversi anni dopo la conclusione della terapia; l'incidenza aumenta in funzione della dose cumulativa (vedere paragrafo 4.4). Patologie vascolari Comuni: Emorragia. Non comuni: Tromboembolia. Frequenza non nota: Shock. Tromboflebite. Flebite. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Frequenza non nota: Broncospasmo. Patologie gastrointestinali Molto comuni: Disturbi gastrointestinali. Diarrea. Nausea e vomito. Mucosite, stomatite, esofagite, colite. Comuni: Dolori addominali. Non comuni: Emorragia gastrointestinale. Necrosi dell'intestino crasso con grave emorragia e gravi infezioni in combinazione con terapie con citarabina. Molto rari: Erosioni/ulcere gastrointestinali. Ulcerazione delle membrane mucose (bocca, faringe, esofago, tratto gastrointestinale). Iperpigmentazione della membrana mucosa orale. Il potenziale emetico della doxorubicina è elevato; nausea e vomito relativamente gravi si verificano nell'80% circa dei pazienti il primo giorno di terapia, ma anche successivamente, quando non viene fornito un trattamento profilattico (vedere paragrafo 4.4). Patologie epatobiliari Frequenza non nota: Epatotossicità (talvolta con progressione in cirrosi). Aumento temporaneo degli enzimi epatici. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Molto comuni: Alopecia (dose-dipendente e nella maggior parte dei casi reversibile). Arrossamento. Fotosensibilizzazione. Sindrome eritrodisestesia palmo-plantare. Comuni: Reazioni di ipersensibilità locali nel campo delle radiazioni ("reazione di recall da radiazione"). Prurito. Orticaria. Eruzione cutanea (esantema).

Iperpigmentazione di pelle e unghie. Rari: Onicolisi. Stravaso (che può causare grave cellulite, vescicazione, tromboflebite, linfangite e necrosi tissutale locale). Molto rari: Eritemi acrali. Formazione di vescicole. Frequenza non nota: Cheratosi actinica. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Frequenza non nota: Artralgia. Patologie renali e urinarie Molto comuni: Colorazione di rosso dell'urina. Comuni: Disuria. Cistite chimica successiva alla somministrazione endovescicale (con disturbi disurici, quali irritazione vescicale, irritazione uretrale, disuria, stranguria, pollachiuria, ematuria, spasmi vescicolari, cistite emorragica). Molto rari: Insufficienza renale acuta (casi isolati). Iperuricemia e successiva nefropatia da acido urico a seguito della forte lisi tumorale. Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella Molto rare: Amenorrea. Oligospermia. Azoospermia Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Molto comuni: Piressia. Astenia. Brividi. Non comuni: Disidratazione. Rari: Capogiri. Reazioni nel sito di iniezione (reazioni eritematose locali lungo la vena, dolore, flebite, flebosclerosi). Frequenza non nota: Malessere. Esami diagnostici Molto comuni: Frazione di eiezione ridotta, elettrocardiogramma anormale, transaminasi anormali, peso aumentato (riportato in pazienti con carcinoma mammario iniziale trattati con terapia adiuvante a base di doxorubicina (studio NSABP B-15)). Procedure mediche e chirurgiche Frequenza non nota: Il danneggiamento dovuto alle radiazioni (cute, polmoni, esofago, mucosa gastrointestinale, cuore) in fase di guarigione può ricomparire dopo la somministrazione di doxorubicina. Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo: www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioniavverse.

4.9 Sovradosaggio

Un sovradosaggio acuto di doxorubicina può provocare una mielosoppressione (soprattutto leucopenia e trombocitopenia), solitamente 10-14 giorni dopo il sovradosaggio, effetti tossici gastrointestinali (soprattutto mucositi) e alterazioni cardiache acute, che possono avvenire entro 24 ore. Il trattamento include antibiotici per via endovenosa, trasfusione di granulociti e trombociti ed il trattamento di sintomi gastrointestinali ed effetti cardiaci. Devono essere considerati lo spostamento del paziente in una stanza sterile e l’utilizzo di fattori di crescita emopoietici. Dosi singole da 250 mg e 500 mg di doxorubicina sono risultate fatali. Un sovradosaggio cronico con una dose cumulativa superiore a 550 mg/m2 aumenta il rischio di sviluppare una cardiomiopatia e potrebbe condurre a insufficienza cardiaca, che deve essere trattata con terapie convenzionali. Un’insufficienza cardiaca ritardata potrebbe verificarsi fino a sei mesi dopo il sovraddosaggio. La terapia di emodialisi è probabilmente inutile nei casi di intossicazione con doxorubicina poiché doxorubicina ha un volume di distribuzione molto elevato e solo il 5% della dose viene eliminato dai reni.

5. Proprietà farmacologiche

5.1 Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: antracicline e sostanze correlate, codice ATC: L01D B01 La doxorubicina appartiene al gruppo delle antracicline ed è un antibiotico citostatico che è stato isolato da colture di Streptomyces peucetius var. caesius. Oggi, viene ricavata in maniera semisintetica dalla daunorubicina. La doxorubicina è un forte irritante tissutale. L'attività biologica della doxorubicina è attribuita alla sua capacità di legarsi al DNA, che determina l'inibizione del sistema enzimatico, vitale per la replicazione e la trascrizione del DNA. Il blocco del ciclo cellulare sembra raggiungere il livello massimo durante la fase S e la mitosi, ma l'inibizione è stata osservata anche durante altre fasi del ciclo cellulare.

5.2 Proprietà farmacocinetiche

Dopo la somministrazione endovenosa, l'eliminazione di doxorubicina è caratterizzata da un'eliminazione trifasica dal plasma con un'emivita terminale di circa 30 ore. Il volume di distribuzione è di circa 25 l/kg. Il grado di legame proteico nel plasma è del 70% circa. Le massime concentrazioni di farmaco si ottengono nel polmone, nel fegato, nella milza, nel rene, nel cuore, nell'intestino tenue e nel midollo osseo. La doxorubicina non attraversa la barriera ematoencefalica. La doxorubicina viene metabolizzata rapidamente e il metabolita principale è il 13-diidro derivato doxorubicinolo, meno attivo. Entro cinque giorni, il 5% circa viene recuperato nell'urina, mentre il 4050% viene eliminato attraverso la bile entro 7 giorni. Una ridotta funzione epatica può determinare un'eliminazione più lenta della sostanza.

5.3 Dati preclinici di sicurezza

Carcinogenicità e mutagenicità Gli studi sugli animali descritti nella letteratura mostrano che doxorubicina compromette la fertilità, è embriotossica, fetotossica e teratogena. Altri dati indicano che doxorubicina è mutagena.

6. Informazioni farmaceutiche

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6.1 Elenco degli eccipienti

Sodio cloruro Acido cloridrico (E507) Sodio idrossido (E524) Acqua per preparazioni iniettabili

6.2 Incompatibilità

La doxorubicina non può essere miscelata con l'eparina, poiché ciò può determinare una precipitazione. Fino a quando non saranno disponibili informazioni dettagliate sulla compatibilità delle miscelazioni, la doxorubicina non deve essere miscelata con altri prodotti medicinali oltre a quelli menzionati nel paragrafo 6.6. Sono state segnalate incompatibilità con i seguenti prodotti: aminofillina, cefalotina, desametasone, fluorouracile, idrocortisone.

6.3 Periodo di validità

Prima dell'apertura 24 mesi Dopo la prima apertura Utilizzare immediatamente dopo la prima apertura. Dopo la diluizione La stabilità chimica e fisica in uso dopo la diluizione a una concentrazione di 0,5 mg/ml in sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%) soluzione per infusione è stata dimostrata per 7 giorni al riparo dalla luce a temperatura ambiente e a 2-8°C. La stabilità chimica e fisica in uso dopo la diluizione a una concentrazione di 0,05 mg/ml in sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%) soluzione per infusione è stata dimostrata per 2 giorni al riparo dalla luce a temperatura ambiente e a 2-8°C. Dal punto di vista microbiologico il medicinale deve essere usato immediatamente. Se non viene usato immediatamente, il periodo di conservazione in uso e le condizioni precedenti all'uso sono responsabilità dell'utilizzatore e normalmente non superano le 24 ore a 2-8°C, a meno che la diluizione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate.

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare in frigorifero (2-8°C). Non congelare. Per le condizioni di conservazione del medicinale diluito, vedere paragrafo 6.3.

6.5 Natura e contenuto del contenitore

Doxorubicina Teva 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione è fornita in flaconcini da 5 ml (10 mg), 10 ml (20 mg), 25 ml (50 mg) o 100 ml (200 mg) contenenti una soluzione sterile trasparente di colore rosso. Materiale del confezionamento primario: flaconcini con volume nominale di 5, 10, 25 o 100 ml, di vetro incolore di tipo I (Ph.Eur.), con tappo in gomma clorobutilica con rivestimento in fluoropolimero inerte (PTFE) sul lato interno e sigillo in alluminio coperto da un disco colorato in polipropilene.

Contenuto delle confezioni: scatole con un flaconcino da 5, 10, 25 o 100 ml. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione

La doxorubicina può essere somministrata anche come infusione endovenosa diluita nell'intervallo di concentrazione compreso tra 0,05 mg/ml e 0,5 mg/ml in sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%) soluzione per infusione o in glucosio 50 mg/ml (5%) soluzione per infusione utilizzando sacche per infusione non in PVC. Il personale deve essere istruito alla buona tecnica di manipolazione dei farmaci citotossici. Il personale in stato di gravidanza deve essere escluso dal lavoro con questo medicinale. Il personale che manipola doxorubicina e tutti i farmaci citotossici deve indossare indumenti produttivi: occhiali, camici, guanti e maschere monouso. In caso di contatto di doxorubicina con la cute o le mucose, l'area esposta deve essere lavata abbondantemente con acqua e sapone. In caso di contatto della sostanza con gli occhi, sciacquare con acqua o soluzione fisiologica sterile, quindi consultare un oculista. Dopo l'uso, i flaconi e i materiali utilizzati per l'iniezione, inclusi i guanti, devono essere distrutti conformemente alle regole per gli agenti citotossici. Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente. L'inattivazione delle fuoriuscite o perdite di farmaco si ottiene con una soluzione di ipoclorito di sodio all'1% o più semplicemente con un tampone fosfato (pH>8) fino all'eliminazione della soluzione. Tutti i materiali utilizzati per la pulizia devono essere smaltiti come indicato in precedenza.

7. Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

Teva Italia S.r.l. – Piazzale Luigi Cadorna, 4 - 20123 Milano

8. Numero(i) dell’autorizzazione all’immissione in commercio

2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 10 mg/5 ml – AIC 039646017 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 20 mg/10 ml – AIC 039646029 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 50 mg/25 ml – AIC 039646031 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 200 mg/100 ml – AIC 039646043

9. Data della prima autorizzazione/rinnovo dell’autorizzazione

Data della prima autorizzazione: 15 luglio 2010

10. Data di revisione del testo

Fonte: banca dati AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Le informazioni non sostituiscono il parere del medico o del farmacista.